Donald Trump e Gianni Infantino, la strana coppia formatasi in occasione del recente mondiale americano, si piacciono. Indiscutibilmente. Si piacciono perché hanno una visione comune di molti dossier, dalla geopolitica al soft power, ma soprattutto perché condividono una visione autocratica delle cose: del pianeta, il primo; del calcio, il secondo. Dopo l’inusitato, clamoroso attacco frontale di tre federazioni continentali al capo della Fifa, reo di aver lanciato la proposta, poi ritirata, di cedere una quota dei diritti commerciali della coppa del mondo a fondi di investimento privati, il tycoon si è preso la briga di soccorrere il numero uno dalla Fifa. «Sarebbe un grandissimo errore sostituire Infantino. La Fifa commetterebbe un errore se, per qualsiasi motivo, prendesse anche solo in considerazione l’idea di sostituire il presidente Gianni Infantino. È eccezionale, ha appena presieduto la Coppa del Mondo di maggior successo di sempre, un successo quattro volte superiore a qualsiasi altra edizione. Se dovesse andare via – ha commentato Trump – l’evento non raggiungerà mai più tali livelli di successo o di redditività». Quattrini, che poi, in fondo, sono l’unica cosa che interessa ai due.
Ma non la pensano così la Concacaf, l’Afc e l’Uefa. «La forza del calcio è sempre stata la sua unità. Chiediamo che questa unità ora venga onorata, per una leadership che sia al servizio del calcio, non che cerchi di dominarlo – hanno scritto in una lettera aperta i tre rispettivi presidenti – il calcio è la più grande passione condivisa al mondo. Non appartiene a nessun individuo e nessuna istituzione, appartiene ai giocatori, ai tifosi, ai club, alle federazioni e a ogni istituzione incaricata di salvaguardarne il futuro. È con questo spirito che parliamo collettivamente oggi. La crescita registrata nell’ultimo decennio è stata reale, ma questo progresso non è mai stato opera di un singolo individuo. È stato il prodotto della Fifa, delle confederazioni, delle federazioni affiliate e delle migliaia di persone che dedicano la propria vita a questo sport». Il capo dell’organo di governo del calcio mondiale viene accusato, in sostanza, di mancanza di giudizio e di non aver riconosciuto che la sua proposta era intrinsecamente sbagliata. «Il tentativo di vendere una quota della Coppa del Mondo FIFA è stato un grave errore di valutazione, non solo un errore procedurale, ma una fondamentale violazione della fiducia nei confronti delle stesse istituzioni che la Fifa, dovrebbe tutelare».
Ora la rielezione di Infantino alla presidenza Fifa per il quarto mandato consecutivo, che sembrava poco più di una conferma per la totale assenza di avversari, non è più così scontata. Anzi lo scenario è cambiato a tal punto che definire la sua riconferma e a forte rischio. Giusto per la cronaca la presentazione delle candidature è fissata al 18 novembre 2026, mentre l’elezione del nuovo presidente è previsto per il 18 marzo 2027 nel corso del 77° Congresso Fifa, in programma a Rabat in Marocco.
Ecco, proprio il Marocco al centro della cronaca internazionale per i fatti di Ceuta. Secondo alcuni indiscrezioni, Fouzi Lekjaa, presidente della Federcalcio marocchina e figura chiave nell’organizzazione dei Mondiali 2030, che il Marocco ospiterà insieme a Spagna e Portogallo, con alcune partite anche in Argentina, Uruguay e Paraguay, si lancia nella corsa politica in vista delle elezioni legislative del 23 settembre, con l’obiettivo di diventare il nuovo primo ministro al posto di Aziz Akhannouch. La sua candidatura non è ancora stata ufficializzata, ma diversi media marocchini indicano il tecnocrate, ritenuto vicino al presidente della Fifa Gianni Infantino, come uno dei possibili protagonisti della successione alla guida del governo.
Sullo sfondo della possibile ascesa di Lekjaa c’è anche la partita per i Mondiali 2030, appuntamento a cui il Marocco punta con grandi ambizioni, alimentate anche dalla crescita della nazionale di calcio. Rabat mira in particolare a ospitare la finale, contendendola alla Spagna e puntando sul nuovo grande stadio in costruzione nell’area di Casablanca. Il Marocco avrebbe intensificato nelle ultime settimane la propria offensiva diplomatica per raccogliere consensi nel mondo del calcio, con Lekjaa tra i principali protagonisti e un forte corteggiamento nei confronti di Infantino. Un’eventuale nomina del presidente della federcalcio a primo ministro potrebbe avvicinare ulteriormente il Paese alla Fifa, alimentando il sogno di soffiare la finale a Madrid.
Ma attenzione: Infantino sarà ancora in grado di muovere le pedine giuste?



