È rivolta nella Lega: Fontana chiede le dimissioni di Salvini. Che c’è dietro

lunedì, 17 Agosto 2026
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C’è aria di rivolta nella Lega. Anzi, è rivolta in piena regola. Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana (non proprio l’ultimo arrivato), chiede espressamente le dimissioni del leader Matteo Salvini in una esplosiva intervista al “Corriere della Sera”. Non sappiamo, al momento, quante siano le “truppe” al seguito di Fontana. Certo è il fatto che ci troviamo di fronte a una sortita che può incidere profondamente nella vita del Carroccio. E indirettamente anche in quella del governo.

Ma vediamo,in particolare, che cosa dice espressamente il presidente della Regione Lombardia. Alla domanda dell’intervistatore se sta chiedendo un passo indietro, o di lato, o che cosa a Salvini, così risponde Fontana: «Nessuna soluzione va esclusa a priori». Più esplicito di così…

E poi, a rincarare la dose, Fontana spiega che la «Lega non teme il rinnovamento». C’è bisogno, a suo giudizio, di «rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del nostro partito».

Che sta succedendo nel Carroccio? Il governatore lombardo lo spiega così: «Succede che i nostri militanti, non solo in Lombardia ma in tutto il Nord, ascoltano i cittadini e segnalano un malessere. Nel direttivo, con il segretario Massimiliano Romeo, abbiamo dato voce a questo malessere e alle esigenze di amministratori e cittadini, proponendo valutazioni politiche a partire da un dato di fatto: siamo passati dal 34 al 5 per cento dei voti».

È da molto tempo che dentro la Lega monta il dissenso. La (mai del tutto digerita) svolta”nazionale” del segretario è diventata la pietra dello scandalo in ampi settori del Settentrione. Salvini ha pensato di placare i “nordisti” con la legge sull’autonomia, ma l’effetto calmante non c’è stato a causa del sostanziale depotenziamento della legge operato dalla Consulta.

A fare da detonatore ha pensato alla fine l’ascesa di Futuro Nazionale e la conseguente erosione dei consensi per il Carroccio. Il ragionamento dei dissidenti è che la Lega “nazionale” voluta dal leader intaccherebbe lo zoccolo duro leghista, che è composto da federalisti, se non addirittura secessionisti. A provare ad accontantare i malpancisti era intervenuto mesi fa anche Luca Zaia con la proposta delle “due Leghe” sul modello Cdu-Csu (una nazionale, l’altra territoriale), ma l’idea era stata bocciata da Salvini.

E oggi si fa appunto avanti  Fontana, il quale avrebbe già chiamato a raccolta i suoi sostenitori in un gruppo organizzato.  Il governatore parla di un’«associazione larga e aperta a discutere sui temi importanti come, per esempio, la modernizzazione dello Stato». È una minaccia di scissione? Ne sapremo di più dopo la kermesse di Pontida, tra qualche settimana.

Di certo non appare consigliabile un traumatico cambio della guardia ai vertici del partito nell’anno che precede le elezioni politiche nazionali. Se conti interni andranno regolati, ciò andrà semmai fatto dopo le consultazioni elettorali, a bocce ferme. E questo un politico esperto come Fontana non può non saperlo.

Perché allora questi lampi ferragostani? Non si va molto lontano dal vero se si immagina che Fontana pensi in realtà alle prossime elezioni regionali, che si terranno nella prossima primavera. È noto che FdI reclama per sé il candidato governatore ed è altrettanto noto che i leghisti lombardi non vogliono lasciare la stanza dei bottoni. La sortita del governatore potrebbe essere letta anche come un energico invito a Salvini a tenere duro. Forse Fontana parla a nuora perché suocera intenda. In questo caso Giorgia Meloni, o più precisamente Ignazio La Russa.

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