La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilasciato un’intervista al New York Times, firmata dal giornalista Roger Cohen, in cui ha parlato del rapporto con Donald Trump, della sua visione dell’Italia e della propria biografia politica. L’intervista offre uno spaccato inedito sulle tensioni tra le aspettative iniziali nei confronti dell’amministrazione americana e la realtà dei rapporti bilaterali, oltre che sulla personalità e lo stile di governo della premier.
Meloni ha tracciato un bilancio del rapporto con Washington e ha ripercorso le tappe della propria formazione politica, ribadendo il principio che guida la sua azione pubblica: non dire mai qualcosa in cui non crede.
Meloni sul rapporto con Trump: convergenze e delusioni
Sul fronte americano, Meloni ha ammesso che le aspettative iniziali non sono state soddisfatte. “È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, data la nostra convergenza sull’immigrazione e sulla cultura ‘woke’. Le cose sono andate diversamente”, ha dichiarato la premier.
Nonostante ciò, Meloni ha escluso ripensamenti sulla linea tenuta finora. “Continuo a credere che l’unità dell’Occidente sia molto importante. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali”, ha precisato, respingendo implicitamente l’idea che le relazioni con Trump abbiano condizionato le scelte di politica estera.
La premier ha anche respinto qualsiasi lettura di sudditanza nei confronti degli alleati. “Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, un’Italia che si considera inferiore alle altre”, ha detto. Alla domanda se tornerà a sentire il presidente americano dopo la pausa estiva, Meloni ha risposto in modo volutamente aperto: “Beh, vedremo”.
L’autenticità come chiave del successo
Sul piano della sua visione del Paese, Meloni ha indicato un obiettivo ambizioso per il proprio mandato: realizzare “la più grande rivoluzione possibile in questa nazione: una rivoluzione dell’orgoglio”. La premier ha poi ripercorso le radici della propria determinazione personale. “Sono cresciuta con l’idea di non valere nulla. La mia reazione è stata quella di impegnarmi con tutta me stessa per dimostrare il contrario. Non mi piace che gli altri mi dicano quali sono i miei limiti. Un ‘no’ è una delle cose che mi motiva di più”, ha detto.
Meloni ha anche descritto il codice di condotta che si è imposta nella vita pubblica. “Sono una persona che si impone delle regole. La prima regola è che non dico mai qualcosa che non penso. Non c’è modo di farmi dire qualcosa in cui non credo: il mio cervello va in cortocircuito”, ha spiegato.
Sul rapporto con l’elettorato, la premier ha infine individuato nell’autenticità la chiave del consenso. “Credo che la gente veda la differenza. Capiscono quando qualcosa non è vero, è falso, e credo che questo sia il più grande errore che un politico possa commettere”, ha aggiunto. La stessa logica, ha sottolineato, ha guidato il suo percorso fino a Palazzo Chigi: “Credo che ciò che mi ha portata fin qui sia stato il coraggio di stare dalla parte scomoda della storia, di scegliere di andare controcorrente”.



