Ceuta, ancora scontri tra migranti, interviene la Polizia

martedì, 1 Settembre 2026
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A un mese dall’ondata di 72mila migranti entrati a Ceuta ad oggi l’enclave è ancora nel caos. In loco sono andati in scena nelle scorse ore scontri davanti al centro di accoglienza temporanea centinaia di persone in fila da settimane, hanno causato ressa e vari tentativi di scavalcare. La polizia è intervenuta sparando colpi in aria per disperdere la folla. 800 persone sono state fatte entrare, gli altri spostati. Intanto crescono le ronde anti-migranti dei residenti. Sanchez, tornato dalle ferie, prova a blindare la sua linea: difende il Marocco, esclude ogni responsabilità di Rabat nell’apertura dei confini, denuncia una campagna di disinformazione e invoca l’Europa: “Ci sono state reti russe e israeliane che hanno diffuso menzogne”, accusa, puntando il dito su un’ internazionale dell’ultradestra che userebbe i migranti per dividere l’Ue. Immediata la replica, Cremlino e Israele respingono: “Sanchez mente”. Roma tira dritto. Piantedosi dopo la telefonata con il collega Grande-Marlaska sottolinea che la sospensione è necessaria, a Ceuta resterebbero tra i 5 e i 10mila migranti. Il bilancio del mese resta intanto altissimo: 500mila controlli su liste passeggeri, 180mila identificati in arrivo dalla Spagna, 31 respingimenti, 6 arresti. A Ceuta restano 1.478 persone nel sistema di accoglienza, 700 minori. Dalla Procura fanno sapere che ci sono state: 21 aggressioni sessuali denunciate, di cui 5 stupri. E tra Italia e Spagna si respira aria di tempesta. Dichiarato nelle ultime ore che non ci sarà nessuna riapertura dell’area Schengen, va in scena lo stesso copione di un mese fa: l’Italia proroga di 15 giorni lo stop alla libera circolazione con la Spagna e Madrid che risponde per reciprocità. Al centro, Ceuta. La proroga è più politica che tecnica. Bruxelles monitora ma non apre alle infrazioni: sa che lo strumento Schengen è diventato leva diplomatica. Sanchez gioca la carta dell’esternalizzazione e del complotto esterno per coprire la fragilità dell’accoglienza. Dal canto suo la premier italiana Meloni usa i controlli come messaggio interno di fermezza. Intanto il nodo resta sempre e solo Ceuta: finché l’enclave sarà un collo di bottiglia senza una strategia europea comune su rimpatri e corridoi con il Marocco, ogni proroga sarà solo il rinvio della prossima crisi.

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