Beppe Grillo e il “Movimento zero stelle”: solo una provocazione o l’annuncio del ritorno in politica?

martedì, 15 Settembre 2026
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zero stelle

Beppe Grillo, il ritorno. Si rincorrono impazzite le voci di un possibile rientro in politica alla guida di un rinnovato soggetto. L’”Elevato” sarebbe pronto a lanciare, il condizionale è d’obbligo, una nuova creatura per tornare alle origini. Intanto pubblica un logo provocatorio sui social, quello di un “Movimento zero Stelle”, un finto simbolo M5S dove non c’è più traccia delle cinque stelle e, al posto della “o” finale di movimento, figura uno zero spaccato. «Il fondatore — scrivono i movimentisti rimasti fedeli al comico – è tornato più battagliero che mai. Grillo non è Ulisse tornato a Itaca per reclamare un trono ma Sinbad che, tradito dal pesce che credeva isola, ci aiuta a sbarcare su nuovi lidi grazie alle sue idee».

Se così fosse si profilerebbe un’operazione alla Vannacci in salsa sinistrorsa, capace di drenare voti preziosi al partito di Giuseppe Conte, collocandosi a sinistra del Campo largo. La replica dell’ex avvocato degli italiani alla festa del Fatto Quotidiano è stata laconica: «Beppe vada dove vuole, dica quel che vuole».

È la partecipazione di Grillo al podcast di Fedez, che potrebbe essere occasione di annunci, ad agitare le acque. La puntata andrà in onda il 21 settembre. Tuttavia, l’ex ministro Danilo Toninelli, uscito dal M5s e ritenuto ancora vicino all’attore, ha smentito: «È infondato che Beppe voglia costruire una sua lista e un suo partito. Una testata giornalistica ha ipotizzato che Beppe partecipi al podcast di Fedez e che voglia creare una lista a sinistra del campo progressista per andare contro Conte. Ma non è una notizia, è una boutade. Non esiste».

Anche la sindaca Silvia Salis, sollecitata in merito, è stata telegrafica: «Le critiche degli ex non mi hanno mai appassionato, né nella vita privata né in quella pubblica».

Nel Campo largo, intanto, resta aperta la questione delle alleanze. Il M5s spinge per avere Onorato al centro della coalizione e sospetta che il Pd faccia invece il tifo per Iv di Matteo Renzi. Il duello è sottotraccia. Però qualche segnale delle diverse sensibilità c’è. Il Pd ha partecipato con le prime linee alla manifestazione di Onorato davanti al Senato: c’era il capogruppo dem Francesco Boccia. Per il M5s è andato Conte in persona.

Le tensioni dei giorni precedenti sembrano essersi smorzate. All’indomani del botta e risposta fra la segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente del M5s Giuseppe Conte, le distanze su alleanze, primarie e Ucraina sono rimasti. Ma non sono state alimentate nuove polemiche, anzi è come se fosse partita l’indicazione di abbassare i toni. Chiudendo la festa dell’Unità di Reggio Emilia, la Schlein aveva sottolineato concetti poco graditi a Conte, ribadendo il sostegno all’Ucraina e dicendosi sicura di vincere le primarie, se si faranno. Da Conte e dal suo entourage nessuna reazione ufficiale. La sensazione è che, in fondo, nel M5s le mosse della segretaria Pd fossero attese: d’altronde, con la nuova legge elettorale vicina all’approvazione, la sfida dei gazebo per la leadership sembra ormai inevitabile. Ma il vicepresidente pentastellato Ettore Licheri aveva smorzato i troni: «Sull’Ucraina non si parli di frattura dell’opposizione, se l’opposizione ha più voci significa che è una opposizione viva. È un punto sul quale con le altre forze di opposizione dobbiamo negoziare».

Così all’orizzonte si staglia la figura di Beppe Grillo, che qualche mese fa ha avviato una causa legale contro Conte per la titolarità del nome e del simbolo M5S. L’udienza al Tribunale di Roma è stata spostata a gennaio. I tempi biblici della giustizia italiana potrebbero, in qualche modo, rovinare i piani dell’attore.

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