Campo largo, Pd in discesa ma l’alleanza insidia la Meloni

lunedì, 28 Settembre 2026
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A poche ore di distanza l’uno dall’altro, due sondaggi realizzati da istituti di primaria importanza fotografano uno scenario elettorale italiano che, pur convergendo sul segno del risultato, diverge in misura significativa sui valori assoluti in vista delle prossime elezioni politiche. È un fenomeno che gli analisti conoscono bene specie nelle fasi iniziali di campagna elettorale: le rilevazioni, storicamente allineate entro margini ridotti, tendono a separarsi quando la volatilità dell’elettorato raggiunge il picco. In questo caso, la forbice tra i due principali istituti — EMG per Tg3 Linea Notte e Ipsos per il Corriere della Sera, nella persona di Nando Pagnoncelli — arriva a sfiorare i 2 punti percentuali sui partiti chiave, in particolare sul Partito Democratico: 21,2% per EMG, 19,5% per Ipsos. Una differenza che, nella logica della nuova legge elettorale che dovrà essere ratificata alla Camera, può tradursi in decine di seggi.

Il dato comune ai due sondaggi è che il campo progressista risulta in vantaggio sul centrodestra, ma con un margine che oscilla tra lo 0,5% e lo 0,8%: numeri che rendono il quadro tutt’altro che definito e che confermano come la campagna elettorale non ancora ufficialmente iniziata ad un anno dalla scadenza naturale della legislatura sia ancora aperta su tutti i fronti.

Elezioni politiche sondaggi, coalizioni e partiti nei due rilevamenti

La rilevazione di EMG per Tg3 Linea Notte, elaborata su un’ipotesi di affluenza del 65% — un punto in più rispetto alle ultime politiche — assegna al campo progressista allargato a Italia Viva il 43,8% dei consensi, contro il 42,5% della coalizione di governo. Applicando la simulazione della nuova legge elettorale alla Camera, il centrosinistra conquisterebbe 220 seggi, contro 148 del centrodestra.

Nel dettaglio, il Partito Democratico otterrebbe 110 deputati, il Movimento 5 Stelle 62, Alleanza Verdi e Sinistra 32, Italia Viva 13, +Europa 3. Sul fronte opposto, Fratelli d’Italia si fermerebbe a 87 seggi, Forza Italia a 28, Lega a 27, Noi Moderati a 6. Futuro Nazionale, fuori dalla coalizione, vale 24 seggi con il 6,7% dei voti, mezzo punto in meno rispetto alla rilevazione precedente.

Nel dettaglio delle liste, Fratelli d’Italia guida con il 25,1%, seguita dal PD al 21,2% e dal M5S al 12,1%. Forza Italia raggiunge l’8%, la Lega il 7,7%, Alleanza Verdi e Sinistra il 6%. Nelle retrovie: Azione al 2,6%, Italia Viva al 2,5%, +Europa al 2%, Noi Moderati all’1,7%, Partito Liberaldemocratico all’1,6%.

Il sondaggio di Ipsos per il Corriere della Sera, firmato da Nando Pagnoncelli, dipinge un quadro parzialmente diverso. Il Pd scende al 19,5%, un dato che lo stesso Pagnoncelli segnala come uno dei più bassi registrati di recente. Fratelli d’Italia si attesta al 26,4%, stabile. La Lega scende sotto il 5%, soglia che in alcuni sistemi elettorali equivale all’esclusione. In decremento appare Forza Italia oggi stimata al 7,3% con una perdita di un punto percentualein un mese, mentre in ulteriore e decisa crescita appare Futuro nazionale, oggi stimato all’8,8% con un incremento dell’1,7% e numeri nettamente superiori ad EMG. Con Vannacci in coalizione, il centrodestra tornerebbe in vantaggio; senza, perderebbe.

Nell’opposizione le variazioni sono meno consistenti: detto del calo del PD assolutamente stabili sono il M5S (14,5%), Alleanza Verdi e Sinistra (6,3%) e Italia viva (2,1%, -0,2%), in crescita +Europa (al 2,1%, +0,7%) probabilmente in relazione all’emozione suscitata dalla recente scomparsa di Emma Bonino. Anche Azione rimane stabile al 3% (-0,1%).

La somma delle coalizioni porta il centrodestra senza Vannacci al 39,4%, in calo di oltre un punto, e il centrosinistra allargato al 44,5%. Come abbiamo già visto in altri momenti, la somma aritmetica non sempre corrisponde al risultato ipotizzabile quando a confrontarsi siano non solo i singoli partiti, ma anche le coalizioni strutturate. In questo caso, infatti, la coalizione progressista è stimata al 43,9% (perderebbe cioè qualche decimale rispetto alla somma dei singoli partiti prima evidenziata) e il centrodestra tradizionale è stimato al 38,7% (anch’esso con un calo analogo al centrosinistra). La presenza di Vannacci vedrebbe la prevalenza di misura del centrodestra allargato, che arriverebbe al 45,7% (perdendo circa il 2,5% rispetto alla somma aritmetica dei partiti, per la resistenza che abbiamo già visto in altre occasioni alla presenza organica dell’ex generale nella coalizione), mentre l’alleanza progressista arriverebbe al 45,2%

Attendibilità a confronto: Ipsos più preciso storicamente, ma EMG non lontano

Secondo gli aggregatori internazionali di sondaggi, in particolare PolitPro, Ipsos registra uno scostamento medio nelle elezioni italiane di circa 1,4 punti percentuali, collocandosi ai vertici nazionali per affidabilità. EMG segna uno scostamento medio leggermente superiore, pari a 1,6 punti percentuali. La differenza è contenuta, ma statisticamente rilevante quando i margini tra coalizioni sono inferiori a un punto.

La nuova legge elettorale e gli equilibri che potrebbero ribaltarsi

La nuova legge elettorale, se approvata alla Camera, introduce una variabile che rischia di rovesciare le sorti del centrodestra più di qualsiasi sondaggio. Il nodo è la Lega: il partito di Salvini non intende includere Futuro Nazionale di Vannacci nella coalizione, ma proprio quella scelta potrebbe rivelarsi decisiva in senso contrario agli interessi dell’intero schieramento.

Senza Vannacci — che nei sondaggi vale tra il 6,7% e l’8,8% — il centrodestra perde la maggioranza. Con Vannacci dentro, la vittoria sarebbe matematicamente assicurata. Un’analoga equazione vale per Carlo Calenda: un ingresso di Azione nel perimetro del centrodestra garantirebbe a Giorgia Meloni numeri più solidi, ma lo stesso leader di Azione lo ha escluso pubblicamente.

Il campo progressista avanti ma diviso, e Schlein in difficoltà con Conte

Sul fronte opposto, il campo progressista conduce — seppur di misura — ma si presenta alla campagna finale con fratture interne rilevanti. La più visibile riguarda la politica estera: Giuseppe Conte, indicato dai sondaggi come favorito per le primarie del centrosinistra, ha dichiarato di voler ridurre gli aiuti militari all’Ucraina, una posizione che crea attrito con il resto della coalizione. Elly Schlein, che aveva guidato la risalita del Pd, si trova ora in una duplice pressione: il corpo a corpo con Meloni da un lato, la concorrenza interna di Conte dall’altro. Il dato Ipsos — PD al 19,5% — è in questo senso un segnale che la segretaria non può ignorare.

La campagna elettorale è entrata nel vivo e le settimane che precedono il voto alla Camera sulla nuova legge elettorale si annunciano decisive. Nei corridoi di Montecitorio si sussurra che Giorgia Meloni potrebbe in cuor suo sperare in un fallimento della riforma — affidata ai franchi tiratori — che aprirebbe la strada a elezioni anticipate in primavera, con la legge attuale e un centrodestra eventualmente ricomposto. Un gioco di specchi in cui i numeri dei sondaggi contano, ma contano ancora di più le scelte politiche che nessun istituto di rilevazione riesce a misurare in questo momento. Con la variabile Vannacci che come un voto di Alessandro Borghese può ribaltare tutto o confermare queste tendenze.

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