Vittoria dei democratici: nuovo corso per il clima, ma peserà il veto di Trump

mercoledì, 4 Novembre 2026
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Mentre termina lo spoglio dei voti delle elezioni del Congresso americano, che ha determinato al “sconfessione storica di Trump”, nella notte sono iniziati i festeggiamenti per la rimonta dei Democratici dopo le dure sconfitte alle passate elezioni. Un risultato che conferma i sondaggi che nelle scorse settimane davano i Democratici in vantaggio e i repubblicani in forte difficoltà anche nei rapporti ormai tesi con il presidente.

Il declino della popolarità di Trump è cominciato con la discutibile politica dei dazi annunciata nel “Liberation Day”, che ha impoverito gli agricoltori del Midwest. Poi il colpo decisivo, la guerra in Iran che ha fatto aumentare il costo dei carburanti con la conseguenza che gli americani hanno individuato in Trump il solo responsabile. Anche a proposito di politiche ambientali ed energetiche, è possibile che le decisioni che saranno adottate in questa specie di nuovo corso presidenziale avranno profonde conseguenze per la postura statunitense nei prossimi decenni e per gli equilibri geopolitici mondiali, commenta Ecco, il think tank italiano indipendente per il clima.

Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe favorire un maggiore controllo sulle scelte energetiche dell’amministrazione e i suoi rapporti con le grandi aziende petrolifere. La nuova maggioranza blu potrebbe inoltre spingere per rilanciare le cosiddette tecnologie pulite: ripristinare i crediti d’imposta per le rinnovabili dell’era Biden, sbloccare progetti eolici e solari, garantire parità di trattamento nelle autorizzazioni per l’energia pulita e aumentare i fondi per la rete elettrica. «Restano però due limiti – avverte il think thank – il veto presidenziale sulle leggi approvate dal Congresso e i pochi strumenti per vincolare l’azione del Presidente in politica estera».

Un segnale chiaro arriva dagli elettori, che appaiono sempre più consapevoli e preoccupati per il cambiamento climatico, segnala Ecco. Secondo un sondaggio del Pew Research Center, il 54% dei repubblicani e il 92% dei democratici è favorevole alla partecipazione degli Stati Uniti agli sforzi internazionali sul clima: un dato in netta contraddizione con il ritiro di Washington da diversi forum multilaterali come la COP31, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Gli analisti si sono interrogati sulle conseguenze delle elezioni di metà mandato americane per energia e clima. Le elezioni di medio termine sono tradizionalmente il giudizio sull’operato del presidente. Come detto, la popolarità di Donald Trump è crollata anche a causa del caro energia e dell’inflazione su beni essenziali come benzina, gasolio, elettricità e generi alimentari. Il prezzo del diesel al gallone è aumentato fino a +98% in Nebraska, +91% in Texas e +93% in Michigan. Secondo il think tank Energy Innovation, un allentamento dello sviluppo di tecnologie pulite e più economiche, a partire dall’abrogazione dell’Inflation Reduction Act (una storica legge federale degli Stati Uniti, firmata dal presidente Joe Biden il 16 agosto 2022, il più grande pacchetto di investimenti per il clima e la transizione energetica mai approvato dal Congresso statunitense), sono tra le principali cause, insieme alla crisi in Medio Oriente, dell’impennata dei prezzi dell’energia, del rallentamento della crescita e della perdita di posti di lavoro.

«Il risultato è che tra il 2026 e il 2040 – secondo Ecco – le famiglie americane pagheranno 920 miliardi di dollari in più per l’energia, circa 6.500 dollari cumulativi per famiglia. Anche la politica dei dazi di Trump sta pesando sui prezzi al consumo, con un impatto stimato di circa 1.100 dollari all’anno per famiglia».

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