Certo, tutti i leader anti-Putin non stanno andando benissimo. Johnson è caduto, Macron è un’anatra zoppa con un’Assemblea nazionale non amica, Draghi ci ha rimesso le penne proprio ieri, defenestrato dalla vendetta di Conte. Vendetta formale, fittizia, reale?
Anche qui, per tirare definitivamente una linea, dovremo aspettare le vere mosse del premier quando relazionerà in parlamento, motivando scelte e decisioni future. E naturalmente vedremo se il rifiuto delle dimissioni da parte del capo dello Stato avranno un seguito o se si è trattato di un mero gioco delle parti.
Sì perché, è stato proprio Sergio Mattarella a volerlo. A pretendere la salvezza con una operazione forzosa di Palazzo, un comando dall’alto, con un premier non legittimato dal voto, senza un partito, usufruendo di una mega maggioranza centrista-trasversale, col solo compito di gestire l’emergenza pandemica ed economica, e che invece stava, come sta, trasformandosi in un esecutivo a tutto campo, guerra compresa.
E quindi, era ovvio che il presidente respingesse le dimissioni. Tanto da qualche tempo sembra di essere tornati ai meccanismi, alle procedure, al lessico della prima Repubblica: discontinuità chiesta da Conte, rimpasto chiesto dalla Lega, e ora non meraviglierebbe un reincarico, un Draghi-2, un esecutivo balneare, nel nome e nel segno dei mercati, dello spread e del virus che torna a colpire.
Sulla carta i partiti, a cominciare da quelli che sono a Palazzo Chigi, dicono che sono pronti per il voto, ma nei fatti hanno una paura fottuta del popolo sovrano, che per ora dormiente ma incazzato, si è accontentato di non votare, di esprimere così il proprio dissenso verso il commissariamento della politica, in linea con i diktat di Bruxelles e da quando c’è stata l’invasione di Putin, anche dei diktat Usa.
Vedremo, nel proseguo della telenovela repubblicana, se Draghi insisterà nel voler scappare o farà un appello alla responsabilità nazionale, caricando di enfasi e di numeri foschi la ripresa.
Una cosa è certa, pure lui è stato colpito e affondato dalla “sindrome-Monti”: tecnici chiamati a furore di popolo, deificati dalla nullità, dall’incompetenza e dagli errori della classe politica di destra, sinistra e populista, che poi finiscono “mostrificati” e demonizzati dalla società. Dipinti come sanguisughe lobbiste, affaristi, banchieri, casta, arroganti e capi antidemocratici.
D’altra parte, se il premier si era, ed è seccato, avrebbe ragioni da vendere: perché rimanere in sella di fronte allo spread che peggiora, la crisi, l’inflazione che avanzano, gli effetti mortiferi delle sanzioni e il prezzo di aver fatto i primi della classe nelle politiche vacciniste e militari (le armi all’ Ucraina), le bollette stratosferiche, i soldi del Pnrr che non arrivano, la transizione energetica rimangiata in luogo di una strategia integrata di fonti energetiche (col carbone non smantellato), che ha smentito i disegni della Green Economy?
Troppe patate bollenti per un super-Mario dai super-poteri. Quindi, la zanzara-Conte gli ha dato il pretesto per questa prima mossa.
Tanto per costruirsi un nuovo alibi.
“Dragheide”, prima puntata. Attenzione, la seconda potrebbe essere il Quirinale, o la Banca Mondiale, o l’Onu o la Nato. Allora si comprenderebbero molte scelte del governo non propriamente coerenti con gli interessi degli italiani.



