Le contraddizioni di Conte sull’Ucraina. Boccia Tajani ministro ma lui…

venerdì, 21 Ottobre 2022
3 minuti di lettura

“E’ inaccettabile la premessa che l’aggressione militare russa non sia da condannare essendo  in contrasto con le più elementari norme del diritto internazionale. Abbiamo rappresentato al Capo dello Stato serie perplessità che il dicastero degli Esteri, così centrale in questo momento, possa essere affidato a esponenti di Forza Italia il cui presidente ha articolato un simile ragionamento”.

Parole e musica di Enrico Letta, anzi no scusate, di Carlo Calenda: Azz. stamane non ci pigliamo proprio, sono sicuramente di Emma Bonino. Invece no, abbiamo controllato e la paternità è indiscutibilmente del capo del Movimento 5Stelle Giuseppe Conte. 

Era venuto spontaneo pensare a Letta, Calenda, Bonino perchè conosciamo le loro posizioni chiare ed inequivocabili sulla guerra in Ucraina, che sono sempre state di appoggio a Kiev senza se e senza ma. Invece da parte di Conte è inedito ascoltare toni così duri nei confronti delle parole pro Putin di Silvio Berlusconi, se non altro perché i 5Stelle sulla guerra sono stati molto ambigui in questi mesi, al punto da aver subìto anche per questo una scissione al proprio interno.

Ora, se Conte è davvero convinto come sostiene che l’aggressione militare russa è in contrasto con le più elementari norme del diritto internazionale e dunque vada condannata, perché poi dichiararsi contrario all’invio delle armi a Kiev? E perchè organizzare manifestazioni per la pace denunciando come l’invio di armi stia acuendo il conflitto rendendo impossibile l’azione diplomatica? Se c’è’ un aggressore che ha violato il diritto internazionale e un aggredito che si è visto invadere illegalmente, allora ha ragione chi sostiene che l’unico modo per rimettere le cose a posto è sostenere l’Ucraina ripristinando il diritto violato. E in casi come questi lo si fa appoggiando militarmente chi è stato aggredito, come avvenuto ai tempi della Guerra del Golfo quando l’Iraq di Saddam Hussein invase il Kuwait.

E qui ecco la prima anomalia: Conte sostiene che Tajani non può fare il ministro degli Esteri perché rappresenterebbe un serio problema per la credibilità internazionale dell’Italia, ma Forza Italia ha finora sempre votato in Parlamento le risoluzioni a favore dell’Ucraina e lo ha fatto senza distinguo, diversamente dai 5S. Ed è questo alla fine ciò che conta, sono gli atti e non le parole. Inoltre per quanto Berlusconi e Tajani siano legati da un trentennale rapporto di stretta collaborazione, non si può addebitare automaticamente al ministro in pectore ciò che pensa il suo leader che ha espresso un suo personale convincimento in una riunione dei gruppi parlamentari, non nell’aula durante una dichiarazione di voto. Frasi quelle di Berlusconi che hanno chiaramente aperto un problema politico nella maggioranza, ma alla fine si tratta di dichiarazioni personali e non della linea ufficiale del partito. Che rimane quella indicata da Tajani nel vertice del Partito Popolare europeo, ovvero la fedeltà all’Alleanza Atlantica e la condanna per l’aggressione russa all’Ucraina. E non c’è stato voto dei forzisti nelle aule parlamentari che non sia andato in questa direzione.

Ma se Conte è tanto preoccupato per la tenuta delle alleanze internazionali al punto da chiedere di non dare il Ministero degli Esteri agli azzurri, allora come può poi opporsi all’ invio delle armi se questa è la strategia assunta nell’ambito delle stesse alleanze?

Il capo 5S si fa scudo delle parole di papa Francesco, ma il pontefice non è il leader di una forza politica che siede in Parlamento, è un’autorità religiosa che come tale deve lavorare per la pace cercando di mediare fra le fazioni in guerra e non può certamente ritenere giusto risolvere la questione con la corsa agli armamenti. Il Vaticano inoltre non è un membro Nato come l’Italia, e non è quindi tenuto a perseguire gli interessi geopolitici dell’Alleanza Atlantica. A meno che Conte legittimamente non ritenga giusto uscire dalla Nato come sostiene ad esempio Marco Rizzo, ma deve dirlo chiaramente, non facendo il “pesce in barile”, dichiarandosi atlantista ma opponendosi alle strategie militari dell’Alleanza, mantenendo un piede dentro e uno fuori, sostenendo che la Russia ha violato il diritto internazionale e poi dichiararsi contrario all’intervento militare volto a ripristinarlo.

Ed è troppo facile affermare che non c’è contraddizione nel momento in cui si è dalla parte del negoziato. Ma quale negoziato può esserci nel momento stesso in cui si certifica la violazione del diritto internazionale da parte della Russia? Si possono fare concessioni a chi di fatto ha agito nell’illegalità e si è annesso dei territori non suoi? Se Conte è convinto davvero che Mosca ha agito contro il diritto internazionale allora non può che sostenere la linea occidentale, perché soltanto con la sconfitta della Russia si possono ripristinare le regole del diritto. Tesi ovviamente discutibile e contestabile sotto molti punti di vista, ma che non può certo essere contestata da parte di chi dichiara che “è inaccettabile la premessa che l’aggressione militare russa non sia da condannare essendo  in contrasto con le più elementari norme del diritto internazionale”. E’ una questione di logica, di buonsenso, di coerenza soprattutto, prima ancora che di strategia politica.

A meno che Conte non si senta come il personaggio di Pirandello, uno, nessuno e centomila, e non trovi alcuna contraddizione in un’azione politica improntata al celebre “ma anche” di veltroniana memoria. Libero di farlo, ma davvero ritiene di avere le carte in regola per dare patenti di credibilità internazionale ad un Tajani che, piaccia o no,  da trent’anni è stato sempre e soltanto dalla stessa parte?

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.