Il ritorno di Fini: si ricompone la frattura interna alla destra

lunedì, 31 Ottobre 2022
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«A Fiuggi c’è stato chi ha aperto una rotta. Spetta ai più giovani portarla a termine»:  Gianfranco Fini torna in tv e, intervenendo nella trasmissione “Mezz’ora in più” condotta da Lucia Annunziata, sintetizza così il percorso storico-ideale della destra.

Sono parole semplici, quasi ovvie, che però tanto ovvie non sono risultate in un decennio, l’ultimo, durante il quale la destra è stata attraversata da furori e rancori. Una destra lacerata e in conflitto con se stessa. Una parte di questa destra è parsa, a un certo punto, quasi voler rimuovere la figura di Fini e l’esperienza storica di Alleanza nazionale, come se per ripartire le fosse necessario obliare i 17-18 anni che vanno dal congresso di fondazione di An a Fiuggi, nel gennaio 1995, alla nascita di FdI, alla fine del 2012.

Questi veleni, quest’atmosfera incattivita, sono andati piano piano stemperandosi negli ultimi anni, di pari passo anche con l’affermazione di Giorgia Meloni. Le parole di Fini sono il suggello di una ricomposizione, umana prima che politica, dentro un ambiente che è sempre stato caratterizzato da grandi passioni, nel bene e nel male. Sono parole serene, pronunciate con la giusta distanza emotiva e nelle quali si trovano anche accenti autocritici, come quando il fondatore di An riconosce di aver avuto torto nel non aver creduto fin dall’inizio nelle possibilità di Fratelli d’Italia. O come quando dichiara di non «perdonarsi» la nascita del Pdl, che comportò lo scioglimento di An dentro un più ampio contenitore, una realtà che sembrava il frutto di un progetto ambizioso ma che si rivelò presto un luogo angusto, dove non era possibile svolgere una vera dialettica interna.

Fini è tornato in tv dopo una lunga fase di silenzio, durante la quale non è rimasto inoperoso, ma, come lui stesso ha detto all’Annunziata, ha studiato e approfondito problemi, citando in particolare quello dei rapporti con lo Stato laico dei cittadini di religione musulmana.

Il suo rientro avviene nel momento in cui  Giorgia Meloni è impegnata a  costruire una destra con solida cultura di governo, un’impresa che non può dirsi compiuta con il solo raggiungimento del pur storico traguardo della presidenza del Consiglio, ma che andrà realizzata, giorno per giorno, nelle complesse sfide economiche che attendono l’esecutivo nei prossimi anni  e nella necessità di imporre una guida all’Italia capace di guardare lontano, oltre il semplice tornaconto elettorale.

L’esempio che Fini può indicare alla premier è, tra gli altri, quello di tendere a realizzare princìpi oltre il recinto della destra, a partire dal patriottismo, che non va considerato un valore di parte ma un principio cui agganciare l’intera vita politico-istituzionale. L’ex leader di An ha ricordato quando, nel 1999, concordò con l’allora segretario dei Ds, Walter Veltroni, l’elezione di Carlo Azeglio Ciampi a presidente della Repubblica per quella che può essere ricordata come la stagione  del patriottismo costituzionale in Italia, una stagione che non ha però conosciuto particolare fortuna negli anni successivi, travolta dalla cronica faziosità della politica italiana. Ma che rimane comunque un ingrediente necessario per la vita istituzionale, soprattutto se dovesse aprirsi il processo di riforma costituzionale, anche se, come ha dichiarato la stessa Meloni, alle riforme si potrebbe procedere a colpi di maggioranza se il governo si trovasse di fronte a «opposizioni pregiudiziali».

Staremo a vedere, anche perché forte è la pulsione di una parte delle forze di opposizione di attaccare frontalmente il governo, puntando alla rissa sia sul piano della storia sia su quello dell’etica.

Tenendo testa a una Annunziata che lo incalzava sul tema del post-fascismo, quasi voler cercare un punto di divergenza tra lui e la Meloni, Fini ha ricordato che le tesi di Fiuggi furono accolte anche da chi oggi milita in FdI, a partire da Fabio Rampelli che all’epoca era la guida politica di una Giorgia diciottenne. L’ex presidente della Camera ha avuto parole di distensione anche per Berlusconi: «Ha perso lo scettro, ma non è un irresponsabile». La stagione dei conflitti è alle spalle.

Rievocando la fase seguita al congresso di Fiuggi, Fini ha ricordato che «la vigilanza antifascista era finita». È  la rivendicazione di un merito. E, nello stesso tempo,  l’indicazione di un metodo. Speriamo che Giorgia Meloni ne faccia tesoro.

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