Rivoluzione in Forza Italia, chi ha voluto la caduta della Ronzulli

lunedì, 27 Marzo 2023
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“Lo spostamento di Cattaneo non è una punizione, è una razionalizzazione, mentre abbiamo voluto recuperare l’esperienza e la saggezza di Paolo Barelli”. Excusatio non petita, accusatio manifesta dicevano i latini e l’intervista di Silvio Berlusconi al Corriere della Sera, in cui spiega le ragioni degli avvicendamenti in Forza Italia e la rimozione di Cattaneo da capogruppo dei deputati, sembra tanto un tentativo poco riuscito di domare l’incendio divampato nel suo partito.

Ancora una volta è stato lui a decidere tutto, a dimostrazione di come non abbia mai smesso di considerare il partito una proprietà privata, e di come non esista in Forza Italia la minima dialettica interna. Una monarchia assoluta nel vero senso della parola, dove si sale e si scende, si è promossi o bocciati a seconda degli umori del sovrano. I malumori nel partito ci sono naturalmente, ma a cosa possono servire? Del resto chi non ha condiviso la linea del capo e ha osato ribellarsi, presto o tardi ha dovuto fare le valigie e trasferirsi altrove, preso atto dell’oggettiva impossibilità di cambiare le cose.

Berlusconi dunque smentisce tensioni, ribadisce fiducia in Cattaneo “promosso” vice coordinatore nazionale con delega all’organizzazione territoriale del partito, assicura che i cambiamenti sono stati decisi senza alcun intento punitivo ma anzi, con l’obiettivo di rafforzare il partito in vista delle elezioni europee dell’anno prossimo. Ma chissà quanto Cattaneo avrà apprezzato di essere stato rimosso da capogruppo degli azzurri alla Camera per andare a ricoprire un ruolo di partito assolutamente marginale (visto che poi è Berlusconi a decidere tutto) e che non gli consentirà di avere più quella forte visibilità guadagnata in questi mesi. E quanto può aver apprezzato la frase di Berlusconi in cui dichiara “abbiamo voluto recuperare l’esperienza e la saggezza di Paolo Barelli”. Non ci vuole molto a tradurla e a concludere che Cattaneo a detta del capo non possedeva né saggezza, né esperienza. Una bocciatura senza appello dunque.

Ma al di là delle parole contano i fatti, e i fatti raccontano tutta un’altra storia rispetto alla rassicurante narrazione berlusconiana. I fatti nudi e crudi ci dicono che è definitivamente tramontata la stagione dei falchi, quelli decisi a non fare sconti alla Meloni, e si è chiaramente rafforzata la componente governista, visto che il nuovo capogruppo alla Camera Barelli, nuovo per modo di dire considerando che il capogruppo lo aveva già fatto ai tempi del governo Draghi, è un fedelissimo del ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Berlusconi cambia dunque strategia: deluso dal comportamento della Meloni nella formazione del governo, aveva promosso come capigruppo Ronzulli e Cattaneo, entrambi rifiutati come ministri dalla premier e quindi con il dente avvelenato verso Palazzo Chigi, proprio con l’obiettivo di bilanciare il potere dell’asse Tajani-Bernini considerati troppo filo-meloniani: tant’è vero che i giornali in questi mesi avevano spesso descritto una Forza Italia di governo contrapposta ad una Forza Italia di lotta guidata dai capigruppo.

E infatti negli ultimi tempi il duo Ronzulli-Cattaneo è sembrato spesso giocare di sponda con la Lega con l’obiettivo di ridimensionare il peso di Fratelli d’Italia e della stessa Meloni all’interno della maggioranza. Adesso lo scenario è cambiato. Con la nomina di Barelli, Ronzulli è di fatto isolata, ha mantenuto il ruolo di capogruppo al Senato, ma non più quello di coordinatrice della Lombardia, dove è stata sostituita da Alessandro Sorte sponsorizzato dalla parlamentare Marta Fascina, nuova compagna del leader azzurro.

Ma come mai Berlusconi, che pochi mesi fa aveva puntato i piedi per avere la Ronzulli nel governo sfiorando la rottura con gli alleati e tentando addirittura di far saltare l’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato, adesso ha deciso di isolare e depotenziare la sua ex pupilla?

E’ presto detto. Un ruolo decisivo lo avrebbero giocato i suoi familiari, in primis la figlia Marina, che hanno lavorato in questi mesi per favorire un riavvicinamento fra il leader forzista e la Meloni, superando definitivamente il gelo seguito appunto alle vicissitudini per la formazione del governo. In più un ruolo determinante lo ha giocato anche il cosiddetto “partito Mediaset” ovvero l’azienda di famiglia, dove la premier è vista con grande favore e dove invece la Ronzulli è molto poco gradita, a tal punto da essere praticamente sparita dai principali talk show dove prima era invece una presenza fissa.

Sarebbero state proprio Marina Berlusconi e la compagna del padre Marta Fascina, ovvero le donne che Berlusconi ascolta di più ad isolare la Ronzulli, fino ad estrometterla completamente: già durante le trattative per la formazione del governo, trasparì evidente il malcontento dei familiari per l’ostinazione con cui Berlusconi voleva imporre la presenza della Ronzulli nel governo, convincendolo alla fine a demordere: e nelle ultime settimane sarebbe aumentato da parte loro il pressing nei confronti del leader azzurro a liberarsi per sempre della scomoda “badante” come l’hanno definita spesso i giornali, accusata di aver fatto terra bruciata intorno a Berlusconi e provocando alle ultime elezioni la fuga di un pezzo di partito verso il Terzo polo (leggi Gelmini e Carfagna). Il pressing alla fine è riuscito e l’obiettivo di riavvicinare Berlusconi e Meloni, allontanando le tentazioni filo leghiste di Ronzulli e Cattaneo, ha prodotto i suoi effetti.

La Ronzulli alla fine, per i soliti corsi e ricorsi della storia, ha subito la stessa sorte toccata ad altre illustri donne prima di lei, che avevano avuto il privilegio di fare breccia nel cuore del Cavaliere ed essere da questo elevate ai vertici del partito. Le donne infatti hanno sempre esercitato un forte fascino sul leader azzurro anche in ambito politico. Come dimenticare Maria Rosaria Rossi per anni indicata come il capo del cerchio magico di Berlusconi, quella che in pratica aveva stretto intorno al leader un vero e proprio cordone sanitario che teneva lontani i personaggi a lei sgraditi, compresi i vertici del partito. La Rossi aveva acquistato un potere tale da essere considerata ad un certo punto una sorta di leader occulta, perché si diceva che non si muoveva foglia che la Rossi non volesse e il capo seguiva alla lettera le direttive della sua collaboratrice di fiducia. Poi è arrivata Francesca Pascale, nel doppio ruolo di fidanzata e di consigliera politica, anche lei in grado di esercitare un forte ascendente su Berlusconi a tal punto da ammorbidire il suo storico machismo e avvicinarlo al mondo Lgbt.

Ma come nulla è eterno neanche i cerchi magici lo sono ed ecco che, cadute in disgrazia tanto la Rossi che la Pascale, (sembra sempre grazie all’intervento della figlia Marina) si è fatta strada la Ronzulli, inizialmente ben introdotta dagli ambienti familiari, poi via via vista con sempre maggiore diffidenza.

Scrive Tommaso Labate: ““A Ronzulli sono stati negati l’ingresso automatico a Villa San Martino, il controllo dell’agenda di Berlusconi, oltre al contatto diretto col Cavaliere. Non sarà più la responsabile della comunicazione del partito e per questo non ha più le password di accesso ai sistemi informatici di Arcore. A farne le spese è stato Cattaneo, uno dei più vicini a Ronzulli, che ha tentato invano di avere un incontro con il Cavaliere alla residenza di Arcore”. Labate riferisce poi alcune frasi pronunciate da Berlusconi su Ronzulli alla festa per i cinquant’anni di Salvini: “La Licia mi ha fatto litigare con un sacco di gente, creato un sacco di problemi e fatto fuori un sacco di persone che volevo tenere con me. Provo molto affetto per lei ma così non si può andare avanti…”.

Forse sarà stato quell’affetto che Berlusconi dice di provare ancora per la Ronzulli a spingerlo a non esagerare, a non sostituirla alla guida dei senatori azzurri? Certo è che in Forza Italia si è aperta una nuova era, che dovrebbe far tirare un sospiro di sollievo alla premier che ha visto di fatto spuntate le armi alla componente più critica con l’azione di governo.

Dicevamo delle donne: hanno tutte giocato un ruolo in Forza Italia alternandosi nella funzione di “badanti” (Pascale e Fascina anche in quello di fidanzate), ma tutte alla fine hanno consigliato l’ex premier secondo i propri desiderata e i rispettivi interessi politici, le proprie simpatie e le antipatie, a tal punto che anche molte figure di rilievo del partito in ambito nazionale e regionale sono passate dalle stelle alle stelle perché sponsorizzate dalle donne di fiducia del capo e cadute poi in disgrazia con loro. Adesso a sentire i bene informati è il momento dei “Fascina boys” ovvero gli esponenti più graditi all’attuale compagna, destinati a sostituire quelli vicini alla Ronzulli.

Ora bisognerà vedere come l’opposizione interna reagirà alle mosse del leader. Anche Ronzulli e Cattaneo come già i vari Alfano, Fitto, Toti, Gelmini, Carfagna saranno costretti a lasciare il partito preso atto dell’impossibilità di cambiare le cose dall’interno? Oppure si adegueranno alla linea del capo? Probabilmente nulla si muoverà fino alle prossime elezioni europee che saranno il primo importante banco di prova per sondare il gradimento degli elettori del centrodestra sull’azione del governo. Si vedrà se l’azione di Forza Italia al governo sarà premiata o se invece gli elettori mostreranno malessere, dando fiato a chi chiede una maggiore autonomia.

Resta sul tavolo tuttavia una grande incognita, ovvero gli umori di Berlusconi e soprattutto il suo dichiarato filo-putinismo che ha messo più volte in difficoltà il governo negli ultimi mesi. Dichiarazioni che ci si è affrettati a liquidare come conseguenza dell’età avanzata del leader azzurro, ma che invece sono chiaramente indirizzate verso un ampio elettorato di centrodestra che sulla guerra in Ucraina ha opinioni completamente opposte a quelle della premier e del governo. Proprio il tema della guerra potrebbe essere in futuro nuovo terreno di scontro all’interno della maggioranza, ma per il momento l’asse con la Lega che proprio Cattaneo era sembrato voler rafforzare negli ultimi tempi sul tema della pace e del no all’invio delle armi a Kiev è saltato e fra Forza Italia e Palazzo Chigi sono spuntati tanti ramoscelli d’ulivo. E visto che si avvicina la Pasqua, a Cattaneo non è rimasto che recitare la parte dell’agnello sacrificale.

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