Le parole del ministro degli Interni Piantedosi, pronunciate durante il vertice di Milano, presente il sindaco Sala, lasciano un pizzico di sconcerto.
D’accordo farsi perdonare lo scivolone di Cutro, anche se noi come giornale abbiamo messo in evidenza la distinzione secca, magari apparsa cinica, disumana, (ovviamente strumentalizzata dai “professionisti dell’umanità” in salsa Schlein), tra la comunicazione di un tecnico e quella di un politico molto più attento alle strategie e al consenso.
Ma quando è troppo è troppo. Le dichiarazioni del ministro sono apparse timorose, eccessivamente prudenti, bloccate, ambigue, contraddittorie rispetto alla sua immagine forte e autorevole. Troppe concessioni alla vulgata e al pensiero unico dell’opposizione.
Andiamo al sodo. Milano, come Roma e altre metropoli, non avrebbe un problema di sicurezza? Il calo dei reati rispetto al 2019 è del 39%? Giusto, ma di quali reati parliamo? Ai cittadini interessa la loro “qualità”, non la “quantità”. E anche se fossero diminuiti come numero, il tema vero è che ad esempio, la stazione centrale non può essere una zona franca dove la sovranità dello Stato non esiste. Dove uomini e soprattutto donne, non sono più sicuri di poter attendere o prendere un treno in tranquillità. E questa è una realtà, non una percezione paranoica della popolazione.
Percezione su cui si è soffermato Piantedosi: “Tutto ciò che genera preoccupazione è un problema che ci occupa e ci preoccupa e di cui dobbiamo farci carico”. Ergo, ha confermato e rafforzato, dato il suo ruolo istituzionale, la narrazione della sinistra che sottolinea da sempre come un mantra, che la destra sfrutta elettoralmente la percezione dell’insicurezza, non la realtà dell’insicurezza.
E altra concessione alla sinistra: la non correlazione tra reati e immigrazione clandestina. Ha spinto troppo sui reati commessi “pure dagli italiani”. Vero, ma la sua postura accentuata ed enfatizzata ha dato l’impressione di una mera giustificazione.
Del resto, è noto che gli immigrati clandestini, fatti entrare nel nome del buonismo accogliente globalista, liberal e radical, scaricati subito dopo l’ingresso in Italia, consegnati all’isolamento, ai ghetti periferici, alla solitudine, allo sfruttamento lavorativo e quindi, alla criminalità (spaccio, prostituzione etc), non interessino alla sinistra. Una patata bollente interamente lasciata nelle mani di chi governa.
Ripetiamo allora la domanda iniziale: cosa è realmente venuto a fare il ministro a Milano? Un’altra risposta inquietante: “Ho voluto dare un segno tangibile della responsabilità che mi compete, in un momento acuto di attenzione, per dare anche giusta lettura dei fenomeni”. Si commenta da sola.
E dulcis in fundo, la chiosa del sindaco Sala che naturalmente ha approfittato della “svolta” pacificatrice e moderata del governo di centro-destra: “Grazie per le 430 nuove immissioni delle Forze dell’Ordine, che andranno a compensare le uscite del personale. Nel complesso, si tratterà di 250 uomini e donne in più, numero destinato ad aumentare nei prossimi anni. Aggiungo che l’argomento-sicurezza non si affronta unicamente con il controllo del territorio e con la repressione, ma con l’integrazione sociale, col contributo di esperti, volontari, società civile, psicologi, assistenti sociali e via dicendo”.
Tradotto, vittoria totale, culturale e politica della sinistra. Ribadita da un sindaco che insieme ad altri sindaci, quando conviene ideologicamente, bypassa la legalità (la trascrizione dei figli delle coppie omosessuali nati all’estero con l’utero in affitto) o impone regole “verdi”, come il suo sodale Gualtieri, cassando la libertà di circolazione dei cittadini (blocco delle macchine ritenute inquinanti).



