Macron e Meloni costretti alla pace

mercoledì, 21 Giugno 2023
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Macron e Meloni non si sono mai amati e probabilmente non si ameranno mai. Però sono costretti a collaborare mettendo da parte le rispettive pulsioni nazionalistiche. È questo, in sintesi, il senso del vertice di ieri all’Eliseo tra la premier italiana e il presidente francese. I due leader hanno siglato una pace dopo mesi di polemiche e incomprensioni (più da parte francese che da parte italiana).

Le frasi chiave del summit sono queste. Dice Meloni: «Non leggerei la politica estera come materia di due ragazzini che litigano e fanno la pace. Ci sono interessi delle nazioni che vengono prima di tutto e mi pare che ci siano diversi punti comuni tra Italia e Francia». Dice a sua volta Macron: «L’amicizia (tra Francia e Italia n.d.r.) permette di far vivere le controversie e i disaccordi in un quadro sempre rispettoso perché si iscrive in una storia più grande e più profonda di noi».

Queste parole, tradotte dal linguaggio diplomatico a quello dei comuni mortali, suonano più o meno così: «Finora abbiamo scherzato, ora è il momento di fare sul serio». Ci sono interessi, rapporti, legami talmente forti tra Italia e Francia da obbligare entrambe a cooperare senza fare tante storie. Poi, per i meloniani duri e puri, Macron sarà sempre l’uomo delle tecnocrazie e dei poteri forti, mentre invece, per i sostenitori del presidente, Giorgia sarà sempre un “pericoloso” precedente per l’affermazione dell’estrema destra in Francia. Ed è anche probabile che, di qui alle elezioni europee, si vivano altri momenti di polemica e di tensione. Ma ormai la pace è siglata e i possibili danni disattivati in partenza.

Nell’incontro di ieri è stata messa del resto parecchia carne al fuoco. Macron e Meloni hanno parlato a tu per tu, senza i rispettivi staff, per almeno un’ora e quaranta, molto più di quanto era ufficialmente in programma. Sono stati affrontati tutti i temi sensibili di questa fase: in cima la questione migranti, ma non meno importanti sono la riforma del patto di stabilità, la politica per l’Africa, la collaborazione tecnologica e militare, fino alla candidatura di Roma per l’Expo 2030 (il motivo ufficiale della missione della Meloni a Parigi).

La questione migranti è quella che urge di più perché c’è il timore che, con l’arrivo dell’estate, si assista a un’ondata gigantesca di sbarchi. Meloni è rimasta soddisfatta del fatto che Macron ha riconosciuto il principio della “difesa esterna di confini Ue”, principio che obbliga l’Europa ad assistere l’Italia nel fare fronte alla spinta migratoria.

Da segnalare la sintonia che Francia e Italia registrano nella politica di sostegno alla Tunisia come argine alla spinta che viene dall’Africa. Macron ha apprezzato il ruolo svolto dalla Meloni nell’aprire un rapporto stretto tra l’Europa e il Paese nordafricano.  Il ministro dell’Interno Gérald Darmanin (quello delle recenti dichiarazioni contro l’Italia) è volato nei giorni scorsi a Tunisi, insieme con l’omologo tedesco Nancy Faeser, al fine di definire la politica di aiuti. Al pari di Roma e Berlino, anche Parigi è favorevole allo sblocco del finanziamento Fmi di 1,800 di dollari a Tunisi senza vincolare tutta l’operazione (come invece vorrebbe Washington) al varo, da parte del governo di Kais Saied, di riforme economiche e politiche.

Un punto di possibile rivalità tra Macron e Meloni potrebbe essere rappresentato dal Piano Mattei per l’Africa lanciato dalla premier italiana. Anche la Francia è infatti molto attiva sul fronte della collaborazione con i Paesi del continente nero. Nei prossimi giorni Parigi ospiterà un summit internazionale per lanciare un nuovo patto finanziario internazionale. A questo vertice parteciperanno diversi Paesi africani. Si tratterà di vedere in che modo le iniziative francesi si potranno conciliare con i progetti italiani.

La verifica dell’intesa stabilita ieri la si potrà ottenere nel Consiglio europeo di fine mese. Vedremo, in quell’occasione, anche se Roma e Parigi marceranno realmente unite nella riforma del patto di stabilità. Vedremo se riusciranno a spingere l’arcigna Berlino ad ammorbidire la sua posizione in materia di computo del deficit del bilancio pubblico. Il governo Meloni vorrebbe lo scorporo dal conteggio degli investimenti strategici, soprattutto se legati al Pnrr. Macron preme invece per rendere più agevoli le spese nel campo della Difesa. Un punto importante di intesa riguarda anche la creazione di un fondo europeo per gli investimenti, una proposta caldeggiata da Italia e Francia quanto osteggiata dalla Germania.

Insomma, alla pratica di una ritrovata sintonia tra Roma e Parigi non mancano le difficoltà. Ma bisogna sempre ricordarsi che le intese stabilite sul piano del pragmatismo tendono normalmente a funzionare meglio di quelle siglate in nome dell’ideologia.

 

 

 

 

 

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