Salvini “di lotta e di governo2.0”; Salvini vs Cgil e tassisti. Dopo migranti e delinquenti ora ce l’ha con gli italiani. Leggere per credere. Evidentemente l’irrompere dell’estate e la calura insopportabile hanno ricordato al Capitano l’esperienza non brillante del Papeete. Cioè, quello che non deve fare: comportarsi come se stesse all’opposizione e rompere.
Ma stavolta la musica sembra diversa. Una buona musica. Del resto, l’aveva promesso ai maggiorenti del suo partito che lo volevano far fuori. I governatori del Nord, come noto, gli avevano rimproverato la grave flessione elettorale del partito e la svolta nazionalista-sovranista non più padana; tradotto: Nord trascurato, la roccaforte della Lega, in termini di consenso, blocco sociale, imprenditoriale e fondi.
E lui aveva giurato: “Datemi un anno di tempo e utilizzando la carica di ministro rialzerò le sorti del Carroccio (e la sua leadership)”. Pure la scelta del dicastero da dirigere non è stata a caso.
Una croce definitiva sul ministero degli Interni, un incarico ritenuto troppo pericoloso, dovendo gestire un argomento, come l’immigrazione, da suicidio. E comunque, finito nelle mani di un suo uomo (Piantedosi, medesimo nome, Matteo).
Il tema-migranti, è dominio pubblico, porta consenso nell’immediato, ma alla lunga solo guai. E se ne accorto subito, quando in linea con la sua nuova strategia, si è messo d’istinto a rompere le uova diplomatiche nel paniere della Meloni, causando un incidente di percorso non da poco; obiettivo dei suoi strali, la nave Ocean Viking diretta al porto di Tolone; un casino solo per un maledetto tweet da partita di calcio vinta (“Bene così l’aria è cambiata”), suscitando le reazioni livorose del governo transalpino e un disastro nei rapporti internazionali faticosamente ricostruiti.
Meglio, molto meglio parlare di infrastrutture, grandi opere ed economia. Con annunci solenni vagamente da Ventennio (ponte sullo stretto docet). Protagonismo di Palazzo Chigi che crea consenso, suscita poche polemiche e produce posti di lavoro.
Questo è il nuovo fronte della sua “competizione-contestazione” alla premier: l’attivismo istituzionale, dalla parte del cittadino.
E qui che si legge la vittoria nei confronti della Cgil, sindacato guidato da Landini, che quando la destra vince le elezioni ciclicamente si trasforma in soggetto politico ideologico “antifascista”. Il Tar ha dato ragione al Capitano, respingendo il ricorso del sindacato per “lesa maestà del diritto di sciopero”. Apriti cielo.
I fatti sono noti. Salvini aveva stabilito una precettazione dalle 15 di giovedì scorso che, almeno per mezza giornata, ha consentito di salvare il salvabile a fronte di uno sciopero del personale dei treni che ha causato gravissimi disagi ai viaggiatori. In piena estate, peraltro, periodo di forte afflusso nel trasporto ferroviario dove riorganizzare un tragitto è davvero difficile. La Filt-Cgil, a fronte dell’iniziativa di Salvini, aveva presentato ricorso al Tar. Che però ha respinto la richiesta di sospensione cautelare urgente dell’ordinanza ministeriale. Il Tribunale Amministrativo ha ritenuto l’insussistenza dei presupposti dell’articolo 56 del codice del processo amministrativo (che consente di ottenere un decreto presidenziale monocratico per disporre misure cautelari in caso di «estrema gravità e urgenza»). Peraltro, al netto dei rilievi in punta di diritto, secondo il Tar «appare preferibile l’interesse degli utenti che hanno fatto affidamento sulla continuità del servizio assicurato dal gravato provvedimento e dei conseguenti disagi che verrebbero a sopportare, aggravati dall’estrema difficoltà da parte delle aziende di apprestare tempestivamente le idonee misure organizzative nella fascia protetta».
Come finirà il braccio di ferro? Prevarranno la ragion di Stato, gli interessi dei cittadini-consumatori o la strategia di Landini di battere il governo ricorrendo alla via giudiziaria (stesso mantra del Pd e dei grillini)?
Al momento, per il 4 settembre è stata fissata l’udienza per la trattazione collegiale del ricorso.
E come se non bastasse, Salvini non ha lasciato, ha raddoppiato: ora ce l’ha con i tassisti, tradizionalmente schierati a destra. Li ha convocati per impedire le eccessive attese dei malcapitati clienti. “Mission (im)possible”: migliorare il servizio.
Ed ecco che Salvini2.0 si è spostato dai migranti, dai delinquenti agli italiani.



