Landini scende in campo ma la vera mossa politica la fa la Cisl

martedì, 10 Ottobre 2023
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È andato in piazza per protestare contro una Finanziaria che ancora non è stata scritta, si è portato appresso la Schlein a fargli da supporter, ha parlato non solo delle condizioni dei lavoratori ma anche di cambiamento climatico, diritto allo studio e autonomia differenziata. È riuscito a far salire sul palco persino don Ciotti e il capo del sindacato di polizia. Cosa volete di più per avere la conferma che Landini è sceso in politica, approfittando del cumulo di macerie che è ormai l’opposizione in Italia?

Certo Landini non ha ottenuto la copertura mediatica che si aspettava, perché il giorno dopo la manifestazione di Roma le discussioni sui social, le prime pagine dei giornali e le aperture dei tg sono state monopolizzate dall’attacco a Israele, ma le sue azioni avranno di certo delle ripercussioni.

In questi giorni però un altro sindacato, in maniera meno chiassosa ma a nostro modesto parere più efficace, sta ampliando il suo raggio d’azione andando a coprire un territorio in teoria riservato ai soli partiti. Parliamo della Cisl, che ha appena presentato il suo Manifesto sul lavoro e sta contemporaneamente organizzando una raccolta firme per presentare una proposta di legge popolare che garantisca una governance d’impresa partecipata dai lavoratori, strumento che tanto successo ha avuto in Germania (dove gli operai hanno un tenore di vita che in Italia si sognano pure i quadri d’azienda).

L’idea è insomma abbandonare il modello conflittuale (tute blu contro colletti bianchi) che a partire dagli storici confronti con Marchionne hanno fatto le fortune di Landini ma un po’ meno quelle degli operai. Se il sistema venisse approvato i rappresentanti dei lavoratori lavorerebbero invece all’interno dei cda con l’obiettivo di rafforzare i risultati economici dell’impresa e garantire poi che parte degli utili finiscono anche a loro. Nella sua lotta Sbarra può ancora contare su un importante ma dimenticato articolo della Costituzione, il numero 46, secondo il quale la Repubblica “riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.” A dire la verità qualche impresa “illuminata” ha già avviato degli esperimenti anche in Italia, e dato che i risultati sono stati soddisfacenti per tutti l’idea della Cisl è svilupparlo, avendo cura di presentare l’iniziativa come un’opportunità per gli stessi imprenditori.

Se questa visione dovesse prevalere il distacco con la Cgil sarebbe talmente ampio da rendere impossibili future collaborazioni tra i due principali sindacati italiani. Diventa interessante capire se queste iniziative saranno “assorbite” dai partiti o faranno di Sbarra e Landini i principali interlocutori della Meloni. Che dal prevalere della filosofia riformista e concreta della Cisl avrebbe tutto da guadagnare.

L’unica cosa certa è che qualunque fazione dovesse prevalere, la Schein si trova nei guai, perché perderebbe il titolo di “principale esponente dell’opposizione” che i giornali le avevano generosamente concesso al momento della sua elezione a segretaria del Pd.

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