Venerdì 17 novembre, Giorgia prepara gli amuleti?

martedì, 14 Novembre 2023
2 minuti di lettura

Venerdì 17 novembre, i superstiziosi rimangono a casa e le cornacchie volano. Peggiore data sul calendario non poteva capitare a Giorgia Meloni per un programma che s’annuncia assai impegnativo. Per quel giorno Cgil e Uil hanno indetto lo sciopero generale contro la manovra del governo. E non finisce qua, perché l’evento da batticuore si verificherà la sera, quando arriverà il giudizio di Moody’s sulla affidabilità debitoria dell’Italia.

Per quello che riguarda lo sciopero, c’è già da registrare un aumento della tensione politica. Matteo Salvini è partito all’attacco di Maurizio Landini e del vertice della Cgil con questo giudizio, non propriamente soave: «Milioni di italiani non possono essere ostaggio dei capricci di Landini che vuole organizzarsi l’ennesimo weekend lungo». Il segretario della Lega allude al fatto che questa agitazione sindacale è prevista, appunto, per venerdì. Dura e immediata la reazione del leader Cgil: «Matteo Salvini, che in vita sua non ha mai lavorato, forse pensa al suo weekend».

Il sarcasmo del leader leghista è il sintomo di una certa preoccupazione che serpeggia nel governo, non per lo sciopero in sé, ma per il momento politico in cui questo avviene: la popolarità del governo è in discesa a causa della manovra economica. E una eventuale, larga adesione alla protesta sindacale potrebbe accentuarne l’effetto negativo. A ciò aggiungiamo il fatto che la manifestazione di sabato scorso del Pd è il segnale che le opposizioni (Pd, Sinistra e M5S) stanno tentando di costituire un fronte comune.

Particolare significativo: pare che la piazza del Pd sia stata generosamente aiutata dal “soccorso rosso” di Landini. Certo è però anche il fatto che un eventuale flop dello sciopero di venerdì sarebbe una mazzata tremenda, non solo per la Cgil ma anche per Pd ed M5S. Del resto, se sarà  17 novembre per la Meloni e Salvini, lo sarà anche per Landini, Schlein e Conte.

Ma, come dicevamo, l’appuntamento più temuto di questo venerdì è il giudizio sull’Italia di Moody’s, che arriverà in serata. Se fossimo nei panni dei massimi esponenti del governo, arruoleremmo una legione di maghi, stregoni e fattucchiere. Se l’agenzia dovesse abbassare il rating dell’Italia sarebbero problemi seri. Nel maggio scorso Moody’s ha “sospeso” il giudizio sul nostro Paese, ma ha fornito un outlook (cioè una tendenza) in negativo. Attualmente, il rating sull’Italia di questa agenzia (la più importante e prestigiosa) è appena al di sopra della linea di galleggiamento: Baa3. Se, malauguratamente, ci fosse un ritocco verso il basso, i nostri titoli di Stato passerebbero alla categoria “junk”, cioè “spazzatura”.

In tale ipotesi, non è che si aprirebbe per noi uno scenario greco, anche perché le altre agenzie di rating (Fitch, S&p e Dbrs) hanno fornito, nei giorni scorsi, un giudizio di stabilità sulla nostra economia. Fitch ha anche sottolineato che il governo Meloni può contare su «una maggioranza parlamentare più stabile dei precedenti governi».

Ma un eventuale declassamento da parte di Moody’s sarebbe comunque una batosta. Secondo gli analisti, lo spread tra Btb italiano e Bund tedesco schizzerebbe subito sui 250 punti base dagli attuali 185, con il conseguente aumento degli interessi sul debito pubblico. Sai che gioia per la Meloni e Giancarlo Giorgetti che hanno predisposto una manovra “blindata” proprio per evitare guai con lo spread.

Certo, se Giorgia Meloni dovesse superare indenne questo venerdì, compirebbe un primo passo per entrare nella storia: dimostrerebbe che il 17 novembre non porta affatto male, almeno alla destra.

P.S. Pare che Giorgio Almirante, leader cui la Meloni spesso si richiama (o si richiamava) fosse un tipo un po’ superstizioso. Rimase famosa una foto, scattata dopo i risultati delle elezioni del 1979 (che andarono bene per il Msi), in cui il segretario missino mostrava sorridente gli amuleti e i corni vari che conservava in un cassetto della sua scrivania. Sembra inoltre che Almirante non amasse Julius Evola, tra gli altri motivi, anche per la fama sinistra che circondava il filosofo tradizionalista presso l’ambiente di destra, un mondo in cui fiorivano leggende incredibili come forma di contesa politico-ideologica. Tant’è che, secondo alcuni, nella diffusione delle dicerie riguardanti Evola, c’era lo zampino dei perfidi gentiliani. Nessuno è obbligato a  credere a certe leggende. Ma non si sa mai…

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.