“È lo scudo che ci mancava” così Emmanuel Macron ha difeso la nuova legge sull’immigrazione. “Il cuore di quello che vogliamo fare – ha detto – è dire che bisogna battersi contro i flussi, gli arrivi clandestini”.
Il parlamento francese con 349 voti a favore e 186 contrari ha approvato la contestata riforma proposta dal ministro dell’Interno, Gérald Darmanin.
La norma è passata anche grazie al sostegno di diversi partiti di centrodestra, fra cui quello dei Républicains e Rassemblement National, il raggruppamento di estrema destra francese di Marine Le Pen che plaude all’approvazione di questa legge ritenendola una «indiscutibile vittoria ideologica» per il suo partito.
Secondo Darmanin la legge sarebbe passata anche senza i voti di Rassemblement National ma, il fatto che sia stata così apprezzata dall’estrema destra ha creato grosse polemiche dentro il governo e dentro il partito di Emmanuel Macron che ha accettato le modifiche più conservatrici. Non dimentichiamo che sia alle elezioni del 2017 che a quelle del 2022, Macron vinse al ballottaggio anche grazie a chi lo votò per evitare un governo troppo di destra.
La nuova legge sull’immigrazione introduce importanti norme.
Viene limitato lo jus solis: le persone nate in Francia da genitori stranieri, che finora al compimento dei 18 anni avevano diritto in modo automatico alla nazionalità francese, dovranno presentare una domanda (come già succede per chi fa richiesta della nazionalità prima della maggiore età).
E’ stato reintrodotto il reato di “soggiorno illegale” ma, un punto centrale, è che gli stranieri devono essere residenti in Francia da cinque anni per avere diritto alle prestazioni sociali o 30 mesi per coloro che lavorano.
Inoltre, gli studenti stranieri che hanno bisogno di un permesso di soggiorno, dovranno versare una cauzione allo Stato.
Darmanin ha promesso che le “regolarizzazioni” saranno raddoppiate.
Una norma che piace ai partiti progressisti riguarda la creazione di un percorso agevolato per regolarizzare gli immigrati che sono senza permesso di soggiorno e trovano lavoro in quei settori, come quello edile, dove manca la manodopera. Il ministro degli Interni ritiene che, sebbene “non sia un testo perfetto”, è un passo avanti “per proteggere i francesi”.
L’approvazione della legge sull’immigrazione ha aperto una crisi politica all’interno del governo del primo ministro Elisabeth Borne.
Cinque ministri del governo di area di sinistra, hanno minacciato di uscire dall’esecutivo e il ministro della Sanità, Aurélien Rousseau, ha dato le dimissioni in segno di protesta.
L’iter parlamentare di questa legge, durato 18 mesi, è stato molto complicato e il testo ha subito diverse modifiche.
Darmanin proponeva un maggiore controllo dell’immigrazione irregolare e una semplificazione e ampliamento dei percorsi di integrazione.
Ma la riforma iniziale è stata modificata dal Parlamento.
Una prima versione del testo è stata respinta all’Assemblea Nazionale perché ritenuta dalla sinistra troppo ostile nei confronti dei migranti e dalla destra troppo progressista.
La nuova versione, molto più conservatrice, è piaciuta ai partiti di destra, che l’hanno votata ma questa approvazione ha sollevato le critiche di cinquanta associazioni che, con un comunicato congiunto, l’hanno definita «la legge più regressiva degli ultimi 40 anni per i diritti e le condizioni di vita delle persone straniere, comprese quelle che si trovano da tempo in Francia».
Il Presidente della Repubblica porterà il testo della legge sull’immigrazione al Consiglio Costituzionale che ha un mese per prendere una decisione. Poi la promulgazione del testo spetta al Capo dello Stato che ha 15 giorni di tempo per firmarla.
Intervistato all’Eliseo da France 5, Emmanuel Macron ha risposto alle critiche sulla crisi politica.
Nonostante la legge abbia spaccato la maggioranza, “l’elettorato è a favore” – ha ribadito – “Quando voi vivete in un quartiere popolare, quando avete dei problemi di sicurezza, quando ci sono le conseguenze dell’immigrazione clandestina, allora siete a favore di questa legge”.
Sofia Barilari



