Mes, parla Sapelli: “Giusto bocciarlo ma da Meloni mi aspettavo di più”

martedì, 2 Gennaio 2024
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Non si placano le polemiche sulla mancata ratifica della riforma del Mes (Meccanismo europeo di Stabilità) da parte del Parlamento italiano, essendo l’Italia l’unico Paese ad aver detto No. Ma è stato un errore oppure una scelta opportuna e conveniente? Lo abbiamo chiesto all’economista Giulio Sapelli esperto di questioni europee e storico dell’economia, uno che conosce molto bene le dinamiche finanziarie internazionali.

Professore, ha fatto bene l’Italia a bocciare la riforma del Mes?

“Mi sono occupato molto del Mes, ho scritto diversi contributi in merito insieme al professor Alessandro Mangia docente di Diritto Costituzionale all’Università Cattolica e insieme abbiamo sempre sostenuto che si tratta di una trappola per topi. Dovrebbe servire a favorire l’unione bancaria e a salvare le banche dell’eurozona, ma né gli economisti, né i costituzionalisti sono mai riusciti ad intravedere realmente questa mission”

Quindi a che serve realmente?

“Il Mes è in realtà uno strumento da applicare a quegli Stati che rischiano il default secondo le categorie dell’austerity riassunte nel cosiddetto fiscal compact, e che avendo livelli di debito non sostenibili secondo la Commissione europea, devono essere sottoposti a misure di aggiustamento come quelle attuate in Grecia ed in Portogallo. Misure che si traducono sostanzialmente nella riduzione della spesa pubblica, nel taglio delle pensioni ed in altre misure di tipo draconiano, come la svendita degli asset alle potenze che in Europa favoriscono proprio la costituzione di questi strumenti finanziari. Il tutto senza una Costituzione europea e delle leggi specifiche, ma soltanto sulla base di regolamenti che vanno a depauperare la sovranità dei parlamenti”.

Quindi è stato giusto non ratificarne la riforma?

“Penso che il Parlamento, dopo aver negoziato il Patto di Stabilità in maniera soddisfacente, nel rifiutare la ratifica del Mes abbia compiuto un atto di autonomia nazionale. Tuttavia ciò che mi ha deluso è il fatto che il governo italiano non abbia accompagnato la decisione con la richiesta di una Costituzione europea che metta fine alla dittatura dei regolamenti e dei trattati che non hanno alcun valore costituzionale. Senza costituzione tutto è demandato ai rapporti di forza fra Stati, a quella che il giurista Costantino Mortati definiva ‘costituzione materiale’. Il fatto che l’Italia non abbia avanzato questa richiesta lo considero un esempio di debolezza politica. Meloni ha perso un’occasione”.

Pensa che l’Italia essendo l’unico Paese a non aver ratificato il Mes sarà d’ora in poi più isolata come denunciano le opposizioni?

“Guardi, se lei va a leggere i giornali internazionali scoprirà che soltanto in Italia il Mes è stato oggetto di dibattito politico. Nel resto d’Europa non vi è traccia di discussioni sulle pagine dei giornali, a dimostrazione di quanto l’argomento sia considerato tutto sommato irrilevante. L’opposizione si occupi di cose importanti, della sanità, della scuola, dell’università, delle questioni salariali, pensi a criticare i superbonus, ad incentivare la lotta sindacale per i diritti del lavoro. Si occupi di cose serie questa opposizione che mi sembra sia tutto tranne che tale, senza dimenticare poi che cerrte scellerate politiche economiche sono tutte frutto dell’eredità di Prodi e del centrosinistra”.

A giugno 2024 ci saranno le elezioni europee. Cosa si aspetta?

“Mi aspetto una forte ondata di destra e la cosa non mi entusiasma affatto visto che non sono mai stato uno di destra. Lo si evince già chiaramente in Germania, in Svezia, in Spagna, lo si è visto in Olanda”.

E ci saranno cambiamenti in Europa?

“Cambieranno sicuramente le maggioranze nella Commissione e nel Consiglio europeo. Non credo che possa reggere il modello Von Der Leyen e prevedo un rafforzamento dei Conservatori. Del resto basti vedere quanto Weber, leader del Partito popolare europeo, sia oggi schierato con la Meloni e con le altre formazioni spagnole, svedesi ecc. che appartengono al fronte conservatore”.

Pensa possa cambiare anche l’Europa e l’attuale politica economica e monetaria?

“No, questo non lo credo perché ormai c’è un largo consenso sull’impostazione europea. Non dimentichiamo che questo modello di Europa l’hanno voluto gli americani e fu sancito dalla presenza dell’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton allo storico convegno di Firenze del 1999 nel Salone dei Cinquecento. Potranno cambiare le politiche in materia di immigrazione e ci potrà essere un rafforzamento delle posizioni identitarie, ma sulle questioni di fondo e la politica economica non mi aspetto cambiamenti sostanziali”

 

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