Le carceri scoppiano: il bubbone che nessun governo sa affrontare

sabato, 6 Gennaio 2024
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Tra i tradizionali rapporti di fine anno ce n’è uno che non riscontra mai adeguata attenzione: quello concernente la fatiscenza e il sovraffollamento delle carceri italiane. I numeri presentanti all’Associazioni Antigone sono avvilenti. La popolazione detenuta continua a crescere. A fronte di circa 51mila posti ufficialmente disponibili, erano 60mila le persone detenute il 30 novembre scorso: 2.549 le donne, il 4,2% dei presenti; 18.868 gli stranieri, il 31,4% dei presenti. Il tasso di crescita è allarmante. Nell’ultimo trimestre, da settembre a novembre, i detenuti sono aumentati di 1.688 unità. Nel trimestre precedente di 1.198. In quello ancora prima di 911. Nel corso del 2022 raramente si è registrata una crescita superiore alle 400. Se la popolazione detenuta dovesse continuare a crescere con il ritmo attuale tra un anno si raggiungerebbero oltre le 67mila presenze, come ai tempi della condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Affollamento. Il sovraffollamento è oggi del 117,2%, ma a fronte di questo valore medio in Puglia siamo ormai al 153,7% (4.475 detenuti in 2.912 posti), in Lombardia al 142% (8.733 detenuti in 6.152 posti) e in Veneto al 133,6% (2.602 detenuti in 1.947 posti). La situazione in molti istituti è poi gravissima. A Brescia Canton Mombello l’affollamento è ormai al 200%, a Foggia al 190%, a Como al 186% e a Taranto al 180%. Numeri che rispecchiano condizioni invivibili, ma che nei prossimi mesi sono destinate a peggiorare.

Gli spazi. Lo spazio a disposizione dei detenuti, quindi, diminuisce dato che all’aumentare delle presenze aumentano anche i casi in cui, nella propria cella, un detenuto ha in media a disposizione meno di 3 mq di superficie calpestabile. Non a caso il numero di ricorsi da parte di persone che lamentavano di essere state detenute in condizioni che violano l’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e che vengono accolti dai tribunali di sorveglianza italiani, è in costante aumento dalla fine della pandemia. Lo spazio diminuisce anche in termini assoluti dato che, a seguito di una circolare del 2022, sono sempre di più i reparti detentivi in cui si applica un regime a celle chiuse e dunque durante il giorno i detenuti restano chiusi nelle proprie celle, mentre il personale di polizia penitenziaria registra un calo in rapporto alle presenze. C’era in media un agente ogni 1,7 detenuti nel 2022, uno 1,9 detenuti nel 2023.

Carceri fatiscenti.

  • Il 31,4 % delle 76 carceri visitate da Antigone è stato costruito prima del 1940. La maggior parte di questi addirittura prima del 1900.
  • Nel 10,5% degli istituti visitati non tutte le celle erano riscaldate.
  • Nel 60,5% c’erano celle dove non era garantita l’acqua calda per tutto il giorno e in ogni periodo dell’anno.
  • Nel 53,9% degli istituti visitati c’erano celle senza doccia.
  • Nel 34,2% degli istituti visitati non ci sono spazi per lavorazioni.
  • Nel 25% non c’è una palestra, o non è funzionante. Nel 22,4% non c’è un campo sportivo, o non è funzionante.

Suicidi ed eventi critici. Nel 2023 si sono tolte la vita in carcere 68 persone. Gli istituti in cui si sono registrati più suicidi sono Torino, Terni, Regina Coeli a Roma e San Vittore a Milano. In ognuno di questi istituti quest’anno si sono uccise quattro persone. Tre suicidi si sono registrati a Verona, Venezia, Taranto, Santa Maria Capua Vetere, Pescara e Milano Opera. Nel 85,3% dei casi il suicidio è avvenuto per impiccamento, nel 5,9% per asfissia con bombola da gas, nel 4,4% per sciopero fame. L’età media di quanti si sono tolti la vita era 40 anni e tra costoro 15 non avevano più di 30 anni. Nel frattempo, nel corso del 2023, negli istituti visitati da Antigone, si sono registrati in media ogni 100 detenuti 16,3 atti di autolesionismo; 2,3 tentati suicidi; 2,3 aggressioni ai danni del personale e 4,6 aggressioni ai danni di altre persone detenute. «Ci auguriamo – osserva Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – che nel 2024 si riapra una grande discussione sul carcere e sulle finalità della pena. Che si capisca che abbiamo bisogno di più misure alternative, di prendere in carico le persone, soprattutto quelle con dipendenza o disagio psichico, all’esterno, evitando che il carcere diventi un luogo di raccolta di marginalità e emarginazione».

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