Gaza, il cessate il fuoco chiesto dal Parlamento italiano attraverso una mozione approvata con un accordo bipartisan è un fatto nuovo nella politica italiana: per la prima volta, da molto tempo, centrodestra e centrosinistra trovano un punto d’incontro su un tema altamente divisivo della politica estera.
Non era scontato che accadesse, visto il clima avvelenato di questa campagna elettorale per le Europee, e invece è accaduto, a riprova del fatto che, quando vogliono, le forze politiche sanno guardare al di là della polemica politica quotidiana.
Questo risultato non sarebbe però stato possibile senza il verificarsi di due fatti. Primo: la freddezza tra Joe Biden e Benjamin Netanyahu sul perdurare dell’offensiva israeliana nel territorio di Gaza, con la cifra delle vittime palestinesi arrivata allo spaventoso livello delle trentamila. Secondo: la comune volontà di Giorgia Meloni e di Elly Schlein di superare le divisioni che stanno lacerando l’opinione pubblica sulla guerra in Medio Oriente.
Quanto al primo aspetto, va rilevato che l’implicita critica alla politica israeliana su Gaza contenuta nella mozione approvata dalla Camera si svolge nel quadro dell’”ortodossia” atlantica, visti, appunto, i recenti e forti contrasti tra Washington e Tel Aviv. A garantire questa ortodossia è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani con la sua forte dichiarazione dei giorni scorsi: «A questo punto – ha detto il capo della Farnesina – la reazione di Israele è sproporzionata, ci sono troppe vittime che non hanno nulla a che fare con Hamas». Questa frase ha rappresentato il via libera ai cambiamenti della politica italiana su Gaza che erano in preparazione.
Quanto invece al secondo punto, va sottolineato che la situazione s’è sbloccata grazie a un’iniziativa della Schlein che è stata accolta con favore dalla Meloni. La leader del Pd voleva evitare che l’opposizione si presentasse divisa sulla vicenda di Gaza. C’era il rischio della confusione, dal momento che erano state presentate la bellezza di cinque mozioni sul tema. A quel punto Elly ha pensato alla mossa del cavallo. E ha telefonato direttamente alla premier. «È il momento che l’Italia prenda un’iniziativa diplomatica», ha detto la Schlein. Questa la risposta della Meloni: «Guarda, ti posso assicurare che ci stiamo muovendo».
Non sappiamo se questa telefonata è stata preceduta da contatti tra sherpa del Pd, da un lato, e di FdI, dall’altro. Fatto sta che il testo preparato dal Pd è stato limato quel tanto che è bastato affinché risultasse commestibile alla maggioranza. Questo il passaggio decisivo: «Il Parlamento impegna il governo a sostenere ogni iniziativa volta a perseguire la liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani e a chiedere un immediato cessate il fuoco umanitario a Gaza al fine di tutelare l’incolumità della popolazione civile, garantendo altresì la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi e sicuri all’interno della Striscia». Queste parole hanno consentito al centrodestra di astenersi sulla mozione del Pd, scelta che ha consentito il passaggio in aula del documento.
Si tratta indubbiamente di una bella pagina scritta dalla politica italiana dopo la lunga sequela di colpi bassi e parole avvelenate che ben conosciamo. Naturalmente, la Meloni e la Schlein non hanno compiuto questo passo solo in ossequio allo spirito bipartisan, ma anche perché vi hanno trovato rispettive convenienze politiche.
La convenienza della segretaria del Pd è consistita nel vedersi riconosciuto solennemente il ruolo di leader dell’opposizione. Quella della premier è a sua volta consistita nel porre fine alle accuse di immobilismo lanciate al governo sulla questione di Gaza.
Naturalmente, c’è anche chi, da questo accordo, non trae particolare giovamento politico. Per quello che riguarda l’opposizione, parliamo del M5S e dei vari cespugli di sinistra. Gli uni e gli altri devono, obtorto collo, riconoscere il primato del Pd su un tema di vasto impatto emotivo e morale come la tragedia umanitaria dei civili innocenti di Gaza. Per quanto riguarda la maggioranza, chi mastica un po’amaro è invece Salvini: la bella figura fatta dall’alleata rivale Meloni si aggiunge alla disattivazione, sempre da parte della premier, della bomba-trattori su cui il leader della Lega aveva puntato le sue carte nei giorni scorsi.
Il clima bipartisan non è ovviamente destinato a durare a lungo. Da domani ricominceranno attacchi e veleni tra maggioranza e opposizione. Ma un punto caldo è stato superato. E alla fine è passata nell’opinione pubblica l’idea che esiste un interesse superiore, un interesse nazionale, allo spirito di parte e di fazione. Di questi tempi, non è cosa da poco.



