Mattarella: non sono un sovrano. Cosa c’è dietro la frase

giovedì, 7 Marzo 2024
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Il presidente ci ha fatto sapere che non sempre condivide le leggi che promulga.
Una frase molto interessante che a mio avviso, va in due direzioni: una istituzionale, l’altra politica.
Quella istituzionale è ineccepibile: basta leggere la Costituzione. Non siamo dentro una Repubblica presidenziale o una dittatura.

La lettura politica, invece, va a 360 gradi. Funziona sia rispetto alla destra, sia alla sinistra. Rispetto alla destra è molto probabilmente un messaggio chiaro in vista della prossima, incombente, riforma del presidente del Consiglio (ammesso che sia mai varata, approvata dal parlamento e confermata dal referendum); riforma altrimenti detta “premierato in salsa tricolore”, che sta suscitando forti critiche da parte dei suoi stessi sostenitori; critiche dai favorevoli sul piano scientifico e naturalmente, dai suoi detrattori e oppositori pregiudiziali.

Tradotto: il premier, se tutto andasse a buon fine, godrà di una legittimazione popolare rafforzata, un mandato diretto e non più delegato da Camera e Senato; ma “io – è il pensiero del Colle – pure in quel caso resto sempre l’arbitro, il garante attivo della legalità costituzionale”.

Rispetto alla sinistra, invece, il messaggio si presta a qualche interpretazione “duale”. Tradotto: sempre della serie il pensiero del Colle, “non mi tirate per la giacchetta, basta dirmi che non devo firmare le leggi che non vi piacciono (cioè, in toto quelle prodotte dal governo Meloni)”; oppure (altra possibilità): “Tranquilli, faccio il mio dovere di presidente, secondo gli articoli della Carta, ma talvolta non condivido politicamente i contenuti e gli effetti dei provvedimenti”.
Una sorta di distinguo, di sottile presa di distanza dalla destra. A supporto di tale interpretazione c’è la matrice culturale del capo dello Stato, ossia, il centro-sinistra, quella parte di cattolicesimo progressista, che è stata una delle gambe (insieme ai post-comunisti) del Pd. Anche se va detto, il mandato presidenziale (il primo e l’attuale) di Mattarella si è svolto e si sta svolgendo nella massima e adamantina correttezza istituzionale.

Confesso che di fronte alle semplificazioni giornalistiche, apparse con i titoli dei servizi tv, ho avuto un sussulto. Sembrava strano che il presidente avesse detto che lui non è un sovrano e quindi, non deve necessariamente condividere le leggi che firma. Una dichiarazione ovvia che contrasta, come avrebbe contrastato, con le peculiarità delle odierne monarchie costituzionali europee, che sono appunto, costituzionali e parlamentari (i sovrani si comportano esattamente come Mattarella). Mi riferisco al potere terzo, alla moral suasion. Poi, seguendo i servizi nel dettaglio e leggendo i comunicati ad hoc, ho capito quello che c’era da capire: il riferimento è stato allo Statuto albertino, in omaggio alla nostra specifica storia costituzionale.

Una citazione giusta, poiché, come noto, secondo l’articolo 5 dello Statuto, solo il re era capo dell’esecutivo. Infatti, negli anni della monarchia sabauda la figura del capo del governo non era formalmente contemplata, ma si era imposta di fatto nella prassi politica. Cavour, De Pretis, Crispi, Giolitti, grandi premier, simboli anche nel bene e nel male del trasformismo nazionale, sono stati i motori della nostra modernizzazione; un’azione direttoriale che gradualmente ha confinato nella sostanza il ruolo del sovrano ben prima dell’avvento della Repubblica (saltando la parentesi del fascismo), trasformandolo in mero garante attivo ed arbitro della nazione.

Non a caso durante la famosa crisi di fine Ottocento, con sommosse sociali, instabilità permanente del sistema liberale risorgimentale, allargamento del suffragio, costituzionalizzazione delle masse cattoliche e socialiste, masse in quel momento fuori dal quadro politico rappresentativo, un conservatore come Sonnino scrisse il famoso testo “Torniamo allo Statuto”, appellandosi proprio a Umberto I, invitandolo a riprendersi quelle prerogative regie che erano state abbandonate.

Tornando a Mattarella, un’osservazione aggiuntiva: ha detto questa cosa davanti ai giornalisti. I quali, in teoria, non avrebbero bisogno di lezioni di diritto costituzionale per farne uno scoop. Dovrebbero conoscere i poteri del presidente. Quindi, sorge un sospetto: che il tema sia legato al dossieraggio, bomba che sta esplodendo?

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