Salvini, ecco cosa lo aspetta dopo le Europee

giovedì, 14 Marzo 2024
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Salvini ammaccato e in confusione: non è davvero un buon momento per Matteo. E l’esito delle elezioni in Abruzzo lo ha certificato. Ha certificato in particolare che la “guerriglia” contro Giorgia Meloni non paga: la Lega come partito di lotta e di governo è percepita come un elemento di confusione e ambiguità dagli elettori. Né paga tentare di schiacciare il Carroccio su posizioni di estrema destra. Per Salvini, da quelle parti, non c’è molto spazio.

La linea imposta dal “Capitano” alla Lega, oltre che dalle amare cifre, è stata bocciata dall’analisi del voto effettuata dall’Istituto Cattaneo di Bologna, che ha analizzato i flussi elettorali scaturiti dalle consultazioni di domenica scorsa. In base a questa analisi, risulta che il “campo largo” ha perso soprattutto al centro (Iv, Azione, +Europa). Praticamente, un elettore su due che nel 2022 aveva votato per quest’area si è spostato sul centrodestra. E proprio qui emerge il dramma di Salvini, perché la Lega non ha minimamente beneficiato di questi voti in transito, che sono principalmente andati a FdI e, soprattutto, a Forza Italia. «La collaborazione tra Tajani e Meloni – osserva il direttore del Cattaneo, Salvatore Vassallo – ha fatto bene a entrambi», nel senso che è apparsa come «un’opzione migliore, per molti elettori di quell’area, rispetto alla Lega».

L’analisi dell’Istituto non si limita al dato abruzzese ma comprende un arco di tempo più ampio. E anche qui arriva una bocciatura per la linea imposta da Salvini. «La Lega vede ridotta la sua ambizione nazionale, sia per la minore attrattiva del leader, sia per la progressiva fuoruscita del ceto politico che, soprattutto al Sud e al Centro, aveva incluso nei suoi ranghi dal 2018 e che ora tende a defluire verso partiti che offrono maggiori opportunità di rielezione».

Specularmente agli errori di Matteo, emerge invece la giustezza della scelta di Antonio Tajani di puntare all’area moderata. «FI -si legge sempre nell’analisi di Vassallo – si giova della stabilità del quadro governativo e si riafferma come forza moderata all’interno della maggioranza, in un rapporto proficuo con la presidente del Consiglio».

Insomma, Meloni e Tajani si rafforzano a vicenda e, da questa intesa, è attualmente escluso Salvini. È quindi urgente per Salvini stesso trovare un colpo d’ala, inventare qualcosa, qualsiasi cosa pur di uscire dall’angolo in cui si trova.

Il generale Roberto Vannacci potrebbe essere il famoso coniglio nel cilindro capace di togliere il leader della Lega dai guai? C’è chi ne dubita. Innanzi tutto perché l’autore de “Il mondo al contrario” non ha ancora deciso se candidarsi con la Lega oppure presentarsi alle elezioni con una propria lista. Potrebbe infatti convenire a Vannacci andare a raccogliere voti con un proprio brand piuttosto che portarli in dote a Salvini.  E poi c’è il fatto che la possibilità che il generale si presenti con il simbolo del Carroccio sta creando malumori tra l’opinione leghista, soprattutto al Nord, che teme lo snaturamento del partito.

Logica vorrebbe che la Lega rilanciasse l’identità territoriale forte che l’ha caratterizzata fin dalle sue origini. Ma fino a che punto Salvini, che nella stagione migliore della sua vita politica si è imposto come leader nazionale, riproporsi credibilmente nelle vesti di leader padano? Proprio qui sta il punto.

Secondo le ultime voci provenienti dal Carroccio, sembra che per il dopo Europee la Lega potrebbe essere guidata da una sorta di “direttorio” composto dai governatori del Nord: Attilio Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga. Al governatore del Friuli Venezia Giulia il compito di fare da “primus inter pares”, rappresentando un po’ l’immagine del partito  “desalvinizzato”. Questa triade al vertice avrebbe il compito di riportare la Lega su posizioni “nordiste”, ma non con modalità populiste bensì moderate. In questo modo, il Caroccio potrebbe ritrovare un suo dignitoso spazio tra FdI e FI.

Tutto dipenderà naturalmente dall’esito delle elezioni europee. L’ex ministro leghista Roberto Castelli prevede che la Lega si attesterà alle Europee intorno al 7%. Il vecchio sodale di Umberto Bossi ha il polso dell’elettorato del Nord e la sua previsione potrebbe rivelarsi vicina alla realtà. Per Salvini sarebbe la debacle finale.

Certo è che i tempi del Papeete sono terribilmente lontani. Ma evidentemente Matteo non s’è ancora ripreso dall’ebbrezza del potere. E del mojito.

 

 

 

 

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