Agi ad Angelucci e la sinistra riscopre il conflitto di interessi

venerdì, 22 Marzo 2024
3 minuti di lettura

L’Agenzia Giornalistica Italia, meglio conosciuta come Agi di proprietà dell’Eni starebbe per essere ceduta all’imprenditore della sanità privata e senatore Antonio Angelucci, per la cifra di 40 milioni. 

L’editore già proprietario de Il Giornale, Libero e il Tempo si sta allargando sempre di più nel campo dell’informazione, anche se Eni ha negato che ci sia al momento un passaggio di proprietà. Angelucci ha avanzato un’offerta ma non ci sarebbe nessuna trattativa in corso, soltanto un tentativo di acquisto.

Le opposizioni sono insorte e temono che dietro l’operazione ci sia la politica. Non solo, il Mef guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti, quindi lo stesso partito di Angelucci, controlla al 30% l’Eni e stando alle indiscrezioni giornalistiche starebbe caldeggiando l’operazione.

Sta di fatto che i giornalisti dell’Agi, preoccupati legittimamente per il loro futuro, hanno proclamato due giorni di scopero.
Il cdr dell’Agi denuncia che “Nonostante le formali richieste di chiarimento sulle ipotesi di vendita, avanzate prima tramite il comunicato dell’assemblea dei redattori e poi attraverso la richiesta formale di un incontro urgente presentata dal cdr, l’azienda finora non ha fornito alcuna risposta né ritenuto di dover confrontarsi con l’organismo sindacale interno. Le insistenti indiscrezioni e notizie sulla possibile vendita dell’agenzia arrivano poche settimane dopo la firma, avvenuta il 2 febbraio, dell’accordo tra cdr, azienda e Fnsi sulla procedura di sospensione, destinata a determinare entro l’anno una sensibile riduzione dell’organico. Un accordo, continua il comunicato, approvato con grande senso di responsabilità da parte dell’assemblea dei redattori a cui si era arrivati anche dopo le rassicurazioni verbali fornite dai vertici aziendali sull’assenza di trattative in essere per una vendita, sottolineata dalla presenza di un piano strategico 2024-2027 volto ad ‘implementare la strategia di trasformazione in una news company”.

‘L’Agi – sottolinea infine il comunicato – è da oltre 70 anni un punto di riferimento dell’informazione italiana e ha sempre assicurato un notiziario di qualità e pluralista. L’Eni negli anni si è dimostrato editore capace di salvaguardare i livelli occupazionali e di garantire sempre l’indipendenza e l’autonomia dei giornalisti, tutti elementi che sarebbero fortemente a rischio nello scenario prospettato di vendita al Gruppo editoriale Angelucci. In questa possibile compravendita – conclude la nota del cdr – riteniamo sia in gioco la garanzia del pluralismo dell’informazione del Paese: un’agenzia di stampa, fonte primaria di informazione, è infatti per sua natura pluralista e imparziale”.

Ora, se sono legittime ed in qualche modo condivisibili le preoccupazioni dei colleghi che all’Agi lavorano con grande professionalità, un pò meno legittime sono le intromissioni della politica specialmente delle opposizioni, da parte di un Pd che ha avuto fra i suoi tesserati Carlo De Benedetti. E non ricordiamo da parte della Schlein, che pure con De Benedetti si fece fotografare sorridente in un dibattito pubblico dove aveva incassato i complimenti dell’ex patron di Olivetti, una nota di solidarietà nei confronti dell’ex direttore di Domani Stefano Feltri quando è stato messo alla porta dall’editore amico della sinistra per essersi opposto al piano di ristrutturazione editoriale da questi proposto.

“E’ gravissima l’ipotesi di vendita dell’agenzia di stampa Agi a un senatore della destra che già possiede diversi quotidiani”, è stato il commento di Elly Schlein. E se la proposta d’acquisto l’avesse fatta proprio De Benedetti? Essendo editore amico del Pd il pluralismo dell’informazione sarebbe stato rispettato? O se a puntare all’Agi fosse stato il gruppo Gedi già proprietario di Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX oltre che di testate radiofoniche, giornali locali e portali online non certamente favorevoli alla destra, tutto sarebbe stato regolare per il Pd e soci?   “L’agenzia di stampa è garanzia di terzietà e quindi l’acquisto da parte delle destra rischia di essere un nuovo colpo alla libertà di stampa in Italia. E’ evidente che si tratta di un caso di conflitto di interessi”.

Insomma un processo preventivo, o meglio un processo alle intenzioni, dimenticando per esempio che proprio Angelucci ha chiamato a guidare Il Tempo l’ex parlamentare del Pd Tommaso Cerno, quindi non propriamente un pericoloso conservatore. Così come alla guida di Libero c’è Mario Sechi con un passato “montiano” e che addirittura ha lasciato l’incarico di capo della comunicazione di Palazzo Chigi proprio in polemica con la Meloni e il suo staff. Dettagli evidentemente irrilevanti per chi vede “il nero” ovunque anche dietro operazioni editoriali che, per quanto discutibili (e nessuno qui sta tifando per l’acquisto di Agi), tuttavia sono sempre avvenute da parte di editori di destra, centro e sinistra.

Vedremo come evolverà la vicenda, ma intanto fa sorridere che nel Paese in cui un leader politico e capo di un partito è diventato direttore di un quotidiano, parliamo di Matteo Renzi fino a poche settimane fa direttore de Il Riformista, senza che ciò abbia provocato scandali a sinistra (l’unico ad esprimere dubbi sull’operazione fu Carlo Calenda all’epoca ancora alleato del leader di Italia Viva mentre il Pd non mosse ciglio visto che a nominare Renzi era stato lo stesso editore di centrosinistra, Romeo, che ha riportato in edicola l’Unità) ora si riscopra il conflitto di interessi soltanto perché un editore di destra sta tentando di acquistare un’importante agenzia di stampa.

Parafrasando un celebre motto è proprio il caso di dire “morto un Berlusconi, a sinistra se ne trova subito un altro”

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.