Val d’Orcia, a un passo dal cielo, storia ed emozioni da gustare

lunedì, 17 Giugno 2024
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Nel suo libro più recente, il giornalista Antonio Socci titola che “Dio abita in Toscana”.

E non potrei essere più che d’accordo, incantata come sono da questi luoghi in cui qualsivoglia aggettivo non fotograferebbe bene abbastanza la sua Bellezza.

Ci troviamo in Val d’Orcia, questo relativamente piccolo fazzoletto di campagna attraversato nel mezzo dall’omonimo fiume, donde il suo nome, e che in pieno giugno regala agli occhi umani quanto di più divino si possa aspirare e immaginare di vedere.

I borghi e i paesaggi valdorciani sono una successione di odori, colori e profumi che vanno dal giallo dei campi di grano alle pennellate di azzurro del cielo, alla pietra ocra e argillosa delle abitazioni coloniche e dei borghi medievali, immersi nella natura e che da questa svettano, fedeli guardiani di uno scrigno che dal 2004 è Patrimonio dell’Umanità UNESCO per la sua “eccezionale testimonianza in cui fu riscritto il paesaggio del Rinascimento per creare un quadro esteticamente piacevole”.

Le tappe includono tutti i maggiori scorci e luoghi di interesse, ma se mi fosse richiesto di fare una classifica, del tutto personale, dello stupore che ci hanno regalato, senza dubbi sarebbe: Bagno Vignoni, con la sua vasca in pietra di 50 metri per 30 da cui emerge l’odore dei solfati di magnesio; Pienza, la città ideale dal valore universale, che Pascoli descrisse come “nata da un pensiero d’amore e da un sogno di bellezza”, quello di Papa Pio II che volle ripensare il suo borgo natio ispirato ai principi architettonici e urbanistici del Rinascimento.

Il terzo posto per lo stupore regalatoci va a Monticchiello, un gioiello medievale in questo scrigno toscano, dove una magia che non conosce il fluire del tempo ha cristallizzato la sua ocra identità di borgo murato, e nei ritmi di una vita lentamente assaporata.

L’addendum in questo filare di meraviglie sarebbe lungo se si aggiungessero perle di posti tra cui la solitudine ieratica della Cappella della Madonna di Vitaleta, San Quirico con i suoi filari di cipressi protesi al cielo azzurro, Montepulciano con il suo Nobile e Montalcino col suo Brunello, finendo poi a Siena dove lo schieramento di sedute a platea in Piazza Il Campo avrebbe accolto di lì a poco i laureandi dell’Università di Siena, una delle più antiche al mondo, fucina di futuri medici, giuristi, ingegneri e letterati in questa regione che fu definita “l’Italia dell’Italia“ per il suo concentrato di genialità, grandezza e identità di cui ha fatto dono a tutta l’umanità e per cui volutamente nessun aggettivo è stato qui usato per descrivere la sua Bellezza.

di Loredana Capobianco

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