Da stamattina il cielo sopra Parigi è diverso. Le elezioni legislative del 30 giugno hanno consegnato un risultato inaudito: il Rassemblement national di Marine Le Pen e Jordan Bardella, il partito dell’estrema destra che fa paura all’establishment europeo, questa forza per lunghi decenni reietta, bandita ed emarginata è il primo partito di Francia ed è a un passo dalla conquista della maggioranza assoluta, che si potrà concretizzare domenica prossima nel secondo turno elettorale.
Con il 33,5 % dei consensi, il partito della Le Pen è andato anche meglio del pur clamoroso risultato Europee del 9 giugno, dove ottenne un paio di punti in meno di oggi ma spinse comunque Macron a sciogliere l’Assemblea nazionale e a indire le elezioni. Al secondo posto si sono piazzate le sinistre riunite nel Nouveau Front Populaire con il 28,5 per centro. Al terzo Ensemble del presidente con il 22,1: è in recupero rispetto al disastroso risultato delle Europee, ma rimane sempre nella mortificante posizione di terza forza della politica francese. Les Republicains di Eric Ciotti sono al 9,7 per cento e potranno essere determinanti al secondo turno per consegnare la maggioranza assoluta al Rassemblement national.
Speculare al trionfo della Le Pen è il tonfo di Macron. I media francesi parlano oggi di «disastro». «Ha perso la scommessa». Al presidente rimane la mossa disperata del “blocco repubblicano”. Cioè favorire al secondo turno il candidato meglio piazzato pur di fermare il Rn. Jean-Luc Melenchon ha già annunciato che ritirerà il suo candidato che dovesse arrivare terzo per aiutare chiunque possa battere il candidato lepeniano. Ma il ministro delle Finanze macroniano, Bruno Le Maire, ha fatto sapere che non bisogna mai votare un candidato di estrema sinistra.
Insomma, la confusione è grande nel fronte anti Le Pen. E comunque la Francia ha reagito con serenità alla vittoria del Rn. Stamattina la Borsa di Parigi ha aperto al rialzo.
Il fatto è che il Rn non fa più paura a nessuno o per meglio dire continua a essere visto come la peste solo nelle alte sfere della politica e dell’intellighenzia, ma non certo nella società, dove i francesi lo hanno ampiamente sdoganato fino al punto di farne la prima forza politica del Paese. Merito, anzi, demerito di Emmauel Macron e della sua impopolarità crescente. Merito soprattutto di Marine Le Pen e della sua capacità di accrescere i consensi del suo partito sapendo trarre la giusta lezione dalle sconfitte subite.
Così nel 2017, anno in cui ottenne un lusinghiero 33,9% al ballottaggio delle presidenziali con Macron (il padre Jean-Marie non era andato oltre il 20 con Jacques Chirac nel 2002), ma anche anno in cui capì che occorreva rinnovare profondamente la destra, renderla più “commestibile” per lo stomaco dei francesi abbandonando toni duri e posizioni estreme. La trasformazione, nel 2018, del vecchio Front national di Jean-Marie nel nuovo Rassemblement national di Marine non fu un semplice cambio di denominazione perché comportò una reale trasformazione di strategia politica. Certo, l’opposizione all’immigrazione rimane il piatto forte della destra lepeniana, ma la polemica anti-europea è stata notevolmente attenuata, mentre la proposta economico-sociale è diventata più ampia e articolata, tanto che il mondo delle imprese e delle grandi aziende francesi pare disponibile a lavorare con un esecutivo guidato dal Rassemblement national.
Marine ha anche azzeccato la mossa di puntare su Bardella che a neanche 29 anni si potrebbe trovare a capo del governo in Francia. Pragmatico e dinamico, il giovane presidente del Rn (lo è dal 2022) è risultato assai più convincente del suo antagonista, un altro giovane come lui: Gabriel Attal (35 anni) che Macron ha messo a capo del governo nel gennaio scorso. Proveniente da una famiglia di emigranti italiani, Bardella è riuscito a giocarsi bene la carta delle sue origini popolari: il fatto di essere un figlio delle banlieue ha convinto i francesi più del “raccomandato” Attal.
L’altro antagonista del Rassemblement national, il nuovo Fronte popolare, non pare particolarmente competitivo per contrastare la coppia Le Pen- Bardella nella conquista dei seggi decisivi in sede di ballottaggio. È un cartello di quattro forze (socialisti di Raphael Glucksmann, sinistra radicale di Jean-Luc Melenchon più ecologisti e comunisti) che si sono messe insieme all’ultimo momento per fronteggiare il Rn. Ma sono profondamente divisi e non tutti amano la figura di Melenchon che si atteggia a leader dell’alleanza.
Al dunque il grande sconfitto di queste elezioni è Emmanuel Macron. L’azzardo di sciogliere l’Assemblea nazionale e di indire nuove elezioni legislative si è rivelato disastroso. Queste consultazioni ne hanno sottolineato l’impopolarità. Scostante e spocchioso, “Mensieur le President” è riuscito a farsi detestare dal popolo di Francia con le sue riforme calate dall’altro, come quella delle pensioni che è riuscita non poco a fare infuriare i lavoratori. I suoi toni guerrafondai riguardo al conflitto in Ucraina hanno poi fatto il resto.
La domanda che tutti si fanno da ieri è come riuscirà Macron a “coabitare” con un governo eventualmente guidato da Jordan Bardella e ispirato dalla sua arcinemica Marine Le Pen. Non potrebbe può sciogliere nuovamente l’Assemblea nazionale. O almeno non potrebbe farlo prima di un anno. Potrebbe dimettersi da presidente, ma in tal caso consegnerebbe l’Eliseo alla Le Pen. Non è comunque detto che la coabitazione sia un fatto drammatico. Servirebbe, se non altro, a smentire le tante cassandre che da decenni paventano la vittoria dall’estrema destra francese come una sorta di Armageddon. L’ ”Apocalisse” sta per arrivare, ma non ha poi un aspetto così terrificante. Comunque da oggi l’aria di Parigi è diversa, molto diversa.



