Rosa, Svimar: «Piccoli borghi senza voce, cambieremo la “rosatellum”»

mercoledì, 31 Luglio 2024
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Sud

La mobilitazione continua. Anzi raddoppia. Sindaci, presidenti di Pro Loco e di associazioni territoriali, alcuni delle più remote località dell’entroterra del Mezzogiorno, sono in prima linea per la raccolta di firme per il referendum sull’autonomia differenziata, che loro considerano il prodromo della “secessione dei ricchi”. Non solo. Hanno cominciato, anche se in sordina, la petizione per l’abolizione della legge elettorale nota come “rosatellum”, la 165 del 2017 (quattro quesiti). Un lavoro più faticoso perché finito fatalmente nel cono d’ombra della mobilitazione anti-autonomia differenziata.

«Borghi e comunità delle aree interne, soprattutto quelle meridionali, stanno sparendo sia per il continuo spopolamento sia per il progressivo taglio di risorse economiche e dei servizi di base – spiega Giacomo Rosa, funzionario pubblico, già sindaco di Contursi Terme (Salerno) e presidente della Svimar, l’Associazione per lo sviluppo del mezzogiorno e delle aree interne – con la nostra mobilitazione vogliamo modificare la legge elettorale in modo che per i collegi almeno della Camera possano candidarsi rappresentanti dei nostri territori e non i soliti noti imposti dall’alto. Essere presenti direttamente al Parlamento significa portare la nostra voce nel cuore delle istituzioni. Dobbiamo assolutamente combattere lo spopolamento, la desertificazione e il taglio dei servizi essenziali, a partire dalla medicina di base, perché i nostri borghi e paesi hanno diritto a un futuro, che però qualcun altro ci sta rubando».

Rosa, come procede la raccolta delle firme e l’organizzazione dei gazebo?

«Il comitato nazionale, presieduto dall’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta, sta lavorando alacremente nelle regioni del Centro. Noi, come detto, stiamo riorganizzando il nostro lavoro considerando che ci siamo già mobilitati per l’autonomia differenziata, ma contiamo di accelerare anche per il referendum sulla rosatellum, che riteniamo altrettanto significativo. Qualcuno non ha capito che il Mezzogiorno è una caldera pronta a esplodere».

Veniamo all’autonomia differenziata. Perché vi siete più volte detti critici sugli effetti della legge?

«Noi non temiamo l’autonomia differenziata in quanto tale, ma se questa riforma cancella strumenti come solidarietà, perequazioni e sussidiarietà, previsti dalla carta costituzionale, è la fine. Purtroppo, la depredazione del Sud va avanti da decenni. Proviamo a colmare seriamente il divario tra le due Italie e poi riparleremo di autonomia differenziata. Con la rete civica di amministratori, associazioni e cittadini ci daremo un programma di lavoro e delle prospettive nel rispetto delle reciproche appartenenze politiche. Siamo trasversali, ma uniti da problemi comuni. Nell’agenda politica dei governi italiani deve entrare la nuova questione meridionale».

Presidente, però al momento l’autonomia differenziata è ancora una scatola vuota.

«Perché non ci sono le risorse per finanziare i Lep, i cosiddetti Livelli essenziali delle prestazioni, ma intanto in attesa dei decreti attuativi il Veneto ha già richiesto allo Stato un certo numero di competenze. Credo che non manchi poco affinché la macchina si metta in movimento. Per questo, il referendum è l’unica risposta utile».

Sullo sfondo di una nuova stagione referendaria che porterà gli italiani ad esprimersi sull’autonomia differenziata, sulla rosatellum, sul Jobs Act e sulle installazioni eoliche e fotovoltaiche in Sardegna, la vostra associazione si mobiliterà anche sui parchi regionali presenti al Sud.

«Non è un capriccio. I parchi sono troppi e spesso utilizzati come contrappesi di sottogoverno tra i partiti. Un parco unico del Mezzogiorno serve a sburocratizzare le procedure per gli operatori e a centralizzare la catena di comando a beneficio degli operatori e delle comunità che ne fanno parte».

Infine, l’assenza della classe dirigente dei partiti, sempre più lontana e distratta.

«Come dicevo prima, la mancanza di interlocutori pesa tantissimo. Non sappiamo a chi rivolgerci a causa anche di una legge elettorale che non ci permette di scegliere i nostri rappresentanti territoriali. Per questo ci siamo dotati di una forma di associazionismo radicata e positivamente trasversale. Non è più questione di destra o di sinistra, ma di condividere un ideale tra persone motivate e capaci».

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