Partiamo ipoteticamente da un’eventuale condanna a Matteo Salvini. La causa, l’accusa formulata dal Pm Geri Ferrara; gli effetti sarebbero devastanti secondo quanto ha detto la premier Giorgia Meloni: “Trasformare in un crimine il dovere di proteggere i confini italiani dall’immigrazione illegale è un precedente gravissimo”.
Lo scontro in atto, infatti – ci dispiace per i demagoghi di turno – non è tra l’umanità, i diritti universali dell’uomo e i confini, intesi come limite, egoismo anti-immigrazione, razzismo, enfatizzati solo quando al governo c’è la destra; ma tra i legittimi diritti sovrani degli Stati nazionali (tradotto, la democrazia), e i “professionisti dell’umanità”: sia se si chiamino Open Arms, o Carola Rackete, sia se si chiamino scafisti.
Professionisti, male che va in malafede, bene che va, invasati da una mistica universalistica da salvatori del mondo, appoggiati strumentalmente dalla sinistra politica, mediatica e intellettuale internazionale.
Come può un principio astratto, ideologico (l’umanità, gli stessi diritti dell’uomo) bypassare, essere considerato superiore alle leggi, alla sovranità nazionale degli Stati? Questo è il frutto tossico di una sorta di religione laicista e globalista (parodia anche di certo umanitarismo cristiano), che scavalca ormai da tempo il concetto fondamentale di sovranità statuale che, per il diritto, ha come elementi costitutivi l’autosufficienza delle fonti normative, il popolo e appunto, il territorio.
C’è per caso un territorio che non ha confini? La risposta è evidente. I confini non limitano, ma delimitano. Delimitano l’identità storica, culturale, religiosa di un popolo.
I diritti dell’uomo, per non restare astratti, anche secondo il diritto internazionale si articolano e declinano solo dentro un ordinamento giuridico nazionale, non fuori, all’esterno.
Perché se passa l’orientamento universalistico qualsiasi individuo, o partito, o Ong, si sentirà in diritto e in dovere di violare le leggi. E lo farà per le più disparate esigenze e ragioni: entrare da clandestino in un paese, occupare una casa libera, assaltare un negozio, rapinare per sfamarsi etc.
Intendiamoci, relativamente all’immigrazione, l’accoglienza è un principio basilare della civiltà (specialmente quando si tratta di salvare bambini, donne, anziani e malati), purché sia sostenibile (tarata dopo la fase emergenziale alle possibilità logistiche, sanitarie, economiche e lavorative degli Stati). E nei casi urgenti è ovvio che bisogna salvare i disperati del mare.
Discorso a parte semmai, è come partono, perché partono e cosa vogliono quando arrivano. Ma questo è un altro discorso che merita una diversa analisi che faremo in una successiva sede.
Il tema vero, lo ripetiamo, è il rapporto che intercorre oggi e purtroppo destinato a durare drammaticamente negli anni futuri (con le relative polemiche politiche), tra le leggi nazionali e l’umanitarismo astratto e ideologico, di cui la sinistra si ritiene la custode e garante.
E in che misura tale rapporto si riflette di fatto nelle interpretazioni giuridiche da parte di certa magistratura.
Torniamo alla cronaca. Processo Open Arms a Palermo: il Pm ha chiesto 6 anni di reclusione per il ministro Matteo Salvini, non presente in Aula. L’accusa è sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per aver impedito, nel suo ruolo di ministro dell’Interno, lo sbarco di 147 migranti salvati dalla nave dell’Ong spagnola nell’agosto del 2019.
Ma, al di là dei tecnicismi legali, inquieta, proprio come già detto, il principio ispiratore di tale richiesta (la requisitoria del Sostituto Procuratore Geri Ferrara): “Tra i diritti umani e la protezione della sovranità dello Stato sono i diritti umani che devono prevalere”.
Salvini non si è tirato indietro ed è stato chiaro: “Sono colpevole di aver difeso i confini italiani, sono colpevole di aver fatto il mio dovere”. Non ha lasciato, ma ha raddoppiato. Vedremo come proseguirà il processo. Certo, la sentenza costituirà un precedente.
Sulla stessa lunghezza d’onda la premier Giorgia Meloni: “È incredibile che un Ministro della Repubblica Italiana rischi 6 anni di carcere per aver svolto il proprio lavoro difendendo i confini della Nazione, così come richiesto dal mandato ricevuto dai cittadini. Trasformare in un crimine il dovere di proteggere i confini italiani dall’immigrazione illegale è un precedente gravissimo”.
Per dem e grillini, la destra la butta in caciara e in fondo, gode. Ma la guerra tra due visioni opposte del mondo e della società è appena cominciata.
Open Arms. Il vero scontro è tra il professionismo dell’umanità e la legalità dei confini sovrani



