Eccomi qui, con la penna affilata come una spada pronta alla singolar tenzone tutta mediatica che lancio a difesa del nostro patrimonio, artistico e culturale. Che altro potrei fare dinanzi all’ennesimo tentativo di strapparci un pezzo della nostra storia, della nostra identità culturale?
Siamo davanti ad un nuovo capitolo della farsa internazionale che mira a sminuire il nostro patrimonio culturale, a manipolarlo.
Questa volta, il bersaglio è nientemeno che Cristoforo Colombo, l’uomo che ha cambiato il corso della storia aprendo le porte del Nuovo Mondo. E chi sono i protagonisti di questa commedia? Gli spagnoli, naturalmente, con la loro “teoria” tanto assurda quanto pretestuosa. Del resto l’Italia “fa paura”, culturalmente non ha eguali, ma non è solo una questione di siti Unesco, t’immergi nella cultura millenaria romana, poi passi al Rinascimento e finisci con il Risorgimento. In mezzo una serie di personaggi nati nella nostra penisola, un pezzo di terra che ha dato i natali a Cesare, al divin Augusto, a Virgilio e Cicerone, al sommo Dante, a Fibonacci, Macchiavelli, Leopardi, Alfieri, Carducci, D’annunzio, Ungaretti, Merini, a Fermi e Majorana, passando per Mattei e Olivetti. In due righe 2000 anni di storia mondiale, ovviamente citata in minima parte.
Ma torniamo agli spagnoli. Ci vogliono far credere che Colombo fosse uno di loro, un ebreo sefardita convertito, nato sulla costa di Valencia, o forse in Catalogna, o chissà, magari nelle Baleari.
E su cosa si basa questa fantasiosa ricostruzione? Su un’analisi del DNA condotta da un certo José Antonio Llorente, medico forense dell’università di Granada. Un’analisi che, guarda caso, non è stata pubblicata su nessuna rivista scientifica accreditata. Ma chi se ne importa dei fatti, quando c’è un documentario in prima serata sulla televisione pubblica spagnola? Un documentario che manipola la storia, un po’ come tentò di fare Matternich con il suo “Italia mera espressione geografica”. In realtà come suggerisce lo storico italiano Giovanni Brizzi, il concetto d’Italia (come lo intendiamo oggi) è un’invenzione di Roma antica. La nascita in Italia del senso di nazione, poi tanto evocato durante il Risorgimento, e l’origine dello stesso concetto di popolo italiano, sono stati sintetizzati da Giulio Giannelli richiamando l’unificazione della penisola italiana durante l’epoca romana:
«[…] L’idea, la concezione dell’Italia fisica, dell’Italia regione geografica, presero forma soltanto dopo e come conseguenza dell’unificazione politica ed etnica di tutta la regione a sud delle Alpi. […]»
(Giulio Giannelli)
E non dimentichiamoci dell’altra teoria balorda, quella che vorrebbe Leonardo da Vinci “turco”. Un’altra perla di saggezza partorita da menti evidentemente troppo creative. È come se ci fosse una gara a chi riesce a inventare la teoria più strampalata, più lontana dalla verità storica e con un obiettivo comune: spogliare l’Italia dei suoi campioni.
Basta con queste sciocchezze! Torniamo alla realtà, quella supportata da secoli di studi, documenti e prove inconfutabili. Cristoforo Colombo era genovese, punto e basta. Le fonti storiche (quelle vere, quelle scientifiche) parlano chiaro: già nel maggio del 1493, Pietro Martire D’Anghiera lo definiva “Christophorus quidam Colonus vir Ligur” in una lettera al conte Giovanni Borromeo. E che dire del libro “De dictis factisque memorabilibus collectanea” del doge di Genova Battista Fregoso, pubblicato nel 1509, che parla di un “Christophorus Columbus natione Genuensi”?
Non sono solo gli italiani a riconoscere l’origine genovese di Colombo. Francesco Guicciardini, João de Barros, Torquato Tasso, Damião de Góis, Garcia de Resende – scrittori e umanisti di fama internazionale – tutti confermano questa verità.
Ma allora, perché questo accanimento contro la nostra storia? Perché questo bisogno ossessivo di riscrivere il passato a proprio piacimento? È il sintomo di un male più profondo, una macchina infernale di disinformazione che utilizza i media, ed in particolare la televisione, come arma per attaccare il nostro patrimonio culturale.
E la cosa più triste è vedere certa stampa italiana, sempre pronta a rilanciare queste notizie da quattro soldi, a fare da cassa di risonanza per questo soft power culturale di bassa lega. È l’ennesimo attacco ai nostri personaggi storici, alle nostre radici, il tutto per impoverirci anche nel settore in cui siamo campioni affermati, forse troppo timidi (o educati) per ricordarlo con un certo orgoglio agli altri.
Svegliamoci, italiani! Non lasciamoci ingannare da queste favole moderne. Difendiamo la nostra storia, la nostra cultura, la nostra identità. Perché se non lo facciamo noi, chi altro lo farà? Colombo era genovese, Leonardo era toscano, entrambi italici e nessun documentario in prima serata potrà mai cambiare questa verità.



