Musk, interviene Mattarella. E fa autogol

giovedì, 14 Novembre 2024
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Elon Musk twitta che in Italia è saltato l’equilibrio dei poteri per colpa dei magistrati politicizzati? Tutto poteva finire lì, nella solita polemica politico-mediatica di questo periodo ad alta tensione ideologica. Invece Sergio Mattarella ha voluto metterci il sigillo istituzionale, creando così un caso che non ha alcuna  ragion d’essere. Al magnate dello spazio, il presidente ha ribattuto che l’Italia è «un grande Paese democratico che sa badare a se stesso nel rispetto della sua Costituzione».

Queste parole del capo dello Stato hanno fatto gonfiare il petto alle opposizioni. Ma Elly Schlein & compagni non si sono accorti che in realtà questo intervento del Colle in una ordinaria discussione politica rappresenta un vero autogol. E per più di un motivo.

Primo: Mattarella, nel fatto stesso di rispondere a Musk, fa apparire come “ingerenza” quella che è una semplice provocazione via social. Il fatto che tale provocazione venga dall’uomo più ricco del mondo (che è anche il proprietario di X) nulla aggiunge al carattere meramente mediatico dell’iniziativa del miliardario, che peraltro in questi ultimi tempi non si interessa solo all’Italia ma anche alla Germania. È arrivato persino a dare dello «stupido» al cancelliere Olaf Scholz, cosa ben più pesante (si tratta di un attacco personale) dell’affermare che alcuni giudici italiani tracimano nella politica. Eppure non risulta che il presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, sia intervenuto a difesa di Scolz. Giustamente, il capo dello Stato germanico ritiene, per usare le stesse parole di Mattarella, che il governo tedesco sappia “badare a se stesso”. Solo in Italia vige la prassi che la prima carica dello Stato intervenga, spesso e volentieri (talvolta a sproposito), nel dibattito politico.

Secondo: il capo dello Stato non si dimostra realmente imparziale. E sì perché si dà il caso che il governo italiano, da quando è presieduto da Giorgia Meloni,  sia oggetto di continui, spropositati e ingiustificati attacchi da parte di altri governi europei, a partire da quello francese (almeno da quello precedente). E anche Scolz non ha mancato di mancarci di riguardo: è accaduto la scorsa estate, quando il cancelliere tedesco definì la nostra premier di «estrema destra» per stendere un cordone sanitario intorno a Ursula von der Leyen, a cui non dovevano arrivare voti da parte dei conservatori. Queste sì che sono state ingerenze. Ma dal Colle è arrivato un assordante silenzio.

Terzo: nel dire che la democrazia italiana sa badare a se stessa, Mattarella smentisce di fatto gli allarmi della sinistra su un presunto “pericolo fascista”. Prendendo alla lettera le parole del presidente, si arriva infatti alla conclusione che tutto il can can scatenato dai vari Antonio Scurati, Roberto Saviano  e da tutte le vestali dell’antifascismo in circolazione è del tutto strumentale. Se l’Italia è una «grande democrazia», vuol dire che non ci sono “derive autoritarie” alle porte.

In realtà l’Italia è una democrazia malata. Ma non perché ci sia un pericolo fascista in agguato, bensì perché il potere giudiziario invade da trent’anni la sfera politica, facendo cadere governi, perseguitando fino alla fine dei loro giorni i leader (vedi il caso Berlusconi), ostacolando l’azione dell’esecutivo, come accade in questi giorni con la vicenda migranti in Albania.

Se vogliamo, in questa querelle Mattarella-Musk, possiamo anche vedere in filigrana il canovaccio della polemica Europa-Usa che si profila con l’elezione di Donald Trump. Ma, se è così, il ruolo del governo Meloni è destinato a diventare cruciale nella ricucitura dei rapporti transatlantici prossimi venturi. Alla Schlein, questa delicata funzione che la nostra premier si appresta ad assumere, potrà anche dare fastidio. Ma Sergio Mattarella dovrà necessariamente tenerne conto, se vuole realmente dimostrare che l’Italia è “una grande democrazia” e che si appresta con ogni probabilità  a svolgere un ruolo fondamentale nel rilancio della  democrazia europea.

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