Stellantis-Trasnova, 249 licenziamenti ritirati grazie al governo ma….

giovedì, 12 Dicembre 2024
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“Il capitalismo non ha morale, ma soltanto conti da far tornare,” scriveva Giorgio Bocca, e mai come oggi questa frase sembra descrivere la vicenda di Stellantis e Trasnova. Martedì scorso, a Roma, 249 lavoratori hanno visto i loro licenziamenti ritirati grazie a un accordo dell’ultimo minuto tra il governo Meloni e il colosso automobilistico. Una vittoria apparente, perché il contratto di fornitura è stato prorogato solo di un anno, lasciando intatti i nodi di un sistema produttivo fragile e dipendente.

Trasnova non è un caso isolato, ma un esempio di un’Italia industriale che galleggia tra la dipendenza da grandi multinazionali e la precarietà del lavoro. Come scriveva Pier Paolo Pasolini, “lo sviluppo non è progresso,” e Stellantis incarna questa verità. Da Cassino a Pomigliano, da Mirafiori a Melfi, il gigante dell’automobile tiene in pugno decine di aziende monocommittenti, il cui destino è legato a decisioni prese in lussuose sale riunioni, lontano dagli stabilimenti e dalla fatica quotidiana degli operai.

Questa crisi non è un fulmine a ciel sereno. Stellantis, da anni, produce e vende meno in Europa. Le sue strategie puntano a ridurre i costi: meno appalti, più internalizzazioni, e i servizi di aziende come Trasnova diventano superflui. Il risultato è un’ecatombe occupazionale: 97 licenziamenti diretti, ai quali si sommano quelli delle aziende in subappalto, Logitech e Tecnoservice, portando il totale a 249. Una crisi che ha scatenato proteste e scioperi, soprattutto davanti allo stabilimento di Pomigliano, dove il sudore degli operai si è scontrato con la freddezza di un mercato senza volto.

E qui entra in gioco il paradosso italiano. Stellantis, che da tempo riduce la sua presenza in Italia, ha beneficiato di 700 milioni di euro di cassa integrazione dall’INPS, un sostegno pubblico che finanzia indirettamente la progressiva delocalizzazione delle sue attività. Come sottolineava Luciano Gallino, “la globalizzazione non è una forza della natura, ma un progetto di potere.” Stellantis incarna questo progetto, sfruttando i vantaggi del sistema nazionale mentre pianifica il suo graduale disimpegno.

La vicenda di Trasnova, pur drammatica, è solo la punta dell’iceberg. Il settore automobilistico italiano dà lavoro a 167mila persone direttamente e 1,2 milioni se si considera l’indotto. Contribuisce al PIL per il 5,2% e genera 90 miliardi di euro di fatturato. Ma dietro i numeri c’è un mondo che vive sotto la minaccia costante di una dipendenza malata. Tre quarti delle imprese del comparto orbitano intorno a Stellantis, che ha il potere di dettare regole e tempi, decidendo chi resta e chi viene tagliato fuori.

Come scriveva Primo Levi, “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” Conoscere le dinamiche di potere che regolano il rapporto tra Stellantis e il territorio italiano è il primo passo per affrontare un problema che non può più essere ignorato. La proroga di un anno non è una soluzione, ma solo una tregua. Alla fine del 2025, il nodo tornerà al pettine, con conseguenze potenzialmente ancora più devastanti.

“Un Paese che lascia morire il lavoro, muore con esso,” ricordava Enrico Berlinguer. L’Italia, tra proroghe e compromessi, sembra non averlo ancora compreso. Stellantis, intanto, continua a muoversi come un fiume in piena, lasciando dietro di sé una scia di precarietà e disillusione che nessun accordo dell’ultimo minuto potrà fermare.

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