Comparto elettrico. Proroga concessioni. A. Testa (segr.gen. Flaei-Cisl): “Tutto ok, ma ecco la nostra road map 2025” – VIDEO

giovedì, 16 Gennaio 2025
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Il Governo con un emendamento ad hoc, all’interno della legge di Stabilità, ha di fatto prorogato le concessioni alle aziende elettriche che gestiscono la rete di distribuzione, per altri 20 anni. Siete soddisfatti?

“Siamo molto soddisfatti. Una decisione che va nel verso giusto e che aspettavamo da tempo. Venti anni di proroga non sono il massimo, ma va bene lo stesso. In giro per l’Europa non è così, i gestori hanno certezze maggiori, se non totali, rispetto ai tempi della concessione.Inoltre, tranne che in Germania, ma per storia differente, i sistemi elettrici sono tutti accentrati, con una regia di fatto unica. Come sindacato abbiamo lavorato tantissimo affinché ciò avvenisse. Ma la partita è appena cominciata”.

Cosa significa?

“Che se il 2024 è stato l’anno di questa scelta il 2025 dovrà essere l’anno del sindacato. Noi abbiamo il compito di riempire di contenuti la proroga delle concessioni per evitare derive finanziarie legate unicamente al business, a scapito della funzionalità del sistema. Serve fermare la deriva delle esternalizzazioni di importanti attività strategiche”.

Mi spieghi meglio

“Va, senz’altro bene la proroga ma devono cambiare sensibilmente i comportamenti gestionali e operativi. Se è vero, come è vero, che ci sarà una massiccia elettrificazione dei consumi, pompe di calore, automobili elettriche, l’installazione di molti GW di rinnovabili nei prossimi anni, ecc., serve il rinnovamento degli impianti di Rete, in maniera significativamente superiore a quanto accaduto ora. C’è inoltreuna disparità qualitativa tra nord e sud del paese che non può essere accettata. Dico meglio: la rete deve essere rivoluzionata. Si tenga conto di un altro dato: il governo, ed è un bene per questa nazione, sta spingendo per far ripartire l’opzione nucleare; questo porta a ripensare ancora una volta la rete di distribuzione. La proroga delle concessioni deve servire a pianificare tutto questo con maggiori certezze per chi gestisce”.

Che problemi vede all’orizzonte? Oppure lo scenario è roseo?


“Se da una parte ciò che è accaduto è un bene assoluto, ci sono da correggere molte storture accadute dai processi di liberalizzazione e privatizzazione ad oggi. Innanzitutto come Flaei Cisl, quando era in discussione il decreto Bersani dicemmo che privatizzazioni e liberalizzazioni non avrebbero portato benefici, né al sistema paese né alle bollette. Ci abbiamo colto in pieno. Quello che è accaduto in questi anni è che le bollette sono aumentate intorno al 20% per chi ha scelto il libero mercato, rispetto a chi è rimasto nel vincolato (fonte Arera) e soprattutto entrando nelle nostre aziende i fondi di investimento (che ricordo che per loro natura chiedono la massimizzazione dei ricavi) sono aumentati i dividendi ed è stato razionalizzato il sistema in maniera non giustificabile”.

I lavoratori ne hanno risentito?

“È stato ridotto il costo del lavoro che, pensi, sulla bolletta è una delle voci che pesa di meno, meno del’8%. Eppure si continua su questa via. In qualche azienda gli organici sono sotto il minimo storico, le esternalizzazioni sono cresciute a dismisura e questo nel settore elettrico non è ammissibile: chi ha in gestione una concessione prende i soldi dalle bollette, vive in un sistema regolato, non rischia nulla. In questo scenario chi ha la concessione deve saper fare al proprio interno tutte le attività strategiche e distintive. Ora in buona parte siamo in mano ad appalti, quindi ad imprese che non hanno ricevuto direttamente la concessione. Imprese che lavorano senza applicare il contratto elettrico ma altri contratti che costano molto meno. Imprese che hanno acquisito troppo potere e troppe competenze strategiche e questo non può essere possibile. Come sindacato diremo alla politica che tutto questo deve cambiare radicalmente. E si tenga conto anche di un altro fatto: se non ci fosse stato il sindacato, queste dinamiche negative sarebbero esplose”.

Lei quindi sta denunciano un sotto organico non giustificabile vista la natura strategica di questo settore, troppe esternalizzazioni e dividendi troppo alti, è così?

“Precisamente. Questo non vale per tutte le aziende, ovviamente, ma è così. Nei prossimi mesi questa sarà la nostra battaglia: innanzitutto i benefici devono andare a premiare i lavoratori e se possibile ad abbassare un po’ le bollette. Il cuore della nostra battaglia è questo: chi riceve una concessione deve avere al proprio interno tutte le professionalità necessarie, le attività esclusive e distintive; le attività strategiche non possono essere appaltate, gli organici diretti devono crescere e di molto. Non può essere che c’è chi lavora a ritmi elevatissimi e chi incassa dividendi altissimi. Non neghiamo a nessuno di avere dei benefici, ma va trovato un equilibrio diverso. Flessibilizzare ed efficientare ancora il sistema vedrà il sindacato completamente contrario. Su questo siamo pronti anche ad una lunga battaglia, per il bene delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche per il bene del paese e di chi paga la bolletta. Noi non siamo il sindacato dei dividendi, siamo per difendere gli investimenti sulla rete, siamo il sindacato della sicurezza e della continuità del servizio per il Paese, siamo per salvare la dimensione industriale delle imprese elettrichenazionali. Al momento diverse aziende elettriche sono schiave del pensiero a breve termine, dell’avere a vista prossima trimestrale.Questo non c’entra nulla con la strategicità del Settore elettrico”.

Cosa risponde a chi dice – anche politici della maggioranza a livello regionale ed altri – che questo piatto essendo ricco, deve vedere anche le regioni poter godere di questi benefici?

“Può sembrare contraddittorio con quanto ho appena detto, ma li capisco. Il ragionamento che fanno è semplice: piatto ricco mi ci ficco! Ma ritorno a quanto ho appena detto: il settore elettrico non può vivere per fare ricche le regioni o i fondi che investono nelle nostre aziende elettriche o i manager che lo gestiscono. Il settore elettrico, lo dirò fino alla noia, è un settore che vive esclusivamente dei proventi rivenienti dalle bollette, quindi dai cittadini. La ricchezza deve tornare alle persone abbassando le bollette e ai lavoratori che questa ricchezza la “creano”. Ripeto: bisogna riequilibrare le tante storture viste in questi 20/25 anni. Il prossimo regime concessorio dovrà essere molto diverso dal precedente”.

Un’ultima domanda sulle concessioni: se per l’area della distribuzione siete soddisfatti, così non si può dire per quelle che riguardano il settore idroelettrico. Su questo avete formato un appello comune, insieme ad aziende, associazioni dei consumatori, ecc.: su questo cosa ha da dire.

“Sulle concessioni idroelettriche il Governo deve fare ogni cosa per cambiare lo stato delle cose. In nessun paese europeo sta accadendo questo. Il settore idroelettrico è la vera ed unica ricchezza che ha questa nazione, relativamente alla produzione di energia elettrica. Noi non abbiamo materie prime energetiche e quindi siamo costretti, come sappiamo, ad approvvigionarci quasi completamente all’estero. Mettere in mano a gruppi stranieri anche l’unica ricchezza energetica che abbiamo è follia. Bisogna cambiare completamente verso, anche a costo di ridare indietro i soldi del PNRR, vincolati all’apertura del settore idroelettrico. Questo è stato un grandissimo errore del Governo Draghi. Mi faccia dire un’ultima cosa…”

Prego

“Voglio ringraziare tutti le lavoratrici e i lavoratori iscritti al sindacato perché ci danno la forza per condurre queste battaglie anche al fine di tutelarli. Come dico spesso: un sindacato forte, rende forte anche te!”

Di seguito il video dell’intervista.

 

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