Una piazza per L’Europa? No, a Roma una Babele sgangherata

sabato, 15 Marzo 2025
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Più che una piazza per l’Europa, quella di sabato 15 marzo a Roma, è apparsa una Babele sgangherata, una cacofonia di parole e linguaggi in contraddizione tra loro. Difesa europea? C’è chi la intende come adesione al piano di Ursula von der Leyen e chi invece come una difesa senza riarmo, quindi senz’armi. Sì, ma che difesa è? Non importa, l’importante è che tutto sia per la pace e per i “valori” dell’Europa.  

Già, pace, valori e buoni sentimenti. A piazza del Popolo le bandiere azzurre con la corona di stelle al centro sventolavano insieme alle bandiere arcobaleno dei pacifisti, che spuntano sempre in qualsiasi manifestazione della sinistra, ma che stavolta potevano urtare qualcuno. E qualcuno in effetti l’hanno urtato, come Carlo Calenda, che su X ha scritto: «Ale 14.45 in piazzale Flaminio per muoverci insieme verso piazza del Popolo che non possiamo lasciare, né ora né mai, ai pacifinti». Buon divertimento

Una piazza divisa? No, macché, lo slogan è «uniti nella diversità». E poi, una «piazza plurale». Michele Serra prova a dare un senso a questa Babele: «Siamo in tanti perché siamo diversi, perché una piazza europea non può che essere una piazza di gente che la pensa in modo diverso». Va bene, ma che cosa vi unisce, che cosa vi ha spinto a passare un pomeriggio di marzo insieme? L’ideatore della manifestazione si innalza verso cielo dei principi assoluti: «Non po’ esserci pace senza libertà». Sì, ma che volete in concreto? Niente da fare, la risposta non arriva: «Questa piazza non ha risposte, ma pone domande». Serra alla fine, citando il Nanni Moretti dei Girotondi di oltre vent’anni fa, dice: «Non perdiamoci di vista». È una promessa o una minaccia?

Una minaccia ovviamente per i politici convenuti a piazza del Popolo solo per ottenere qualche video o qualche scatto fotografico, ma che se ne sarebbero rimasti volentieri a casa. A partire da Elly Schlein, alla quale è bene, in questi gironi, non parlare di difesa europea, visto che sul riarmo sta rischiando il congresso anticipato del suo partito (alla fine non si farà, ma solo perché i suoi oppositori non hanno ancora trovato un candidato vero da contrapporle). Ma Elly è lì, a piazza del Popolo, a ricevere gli abbracci dei suoi irriducibili fan e ad abbassare i toni dello scontro interno: «Oggi – ha detto la leader del Pd – niente polemiche, ci godiamo questa meravigliosa manifestazione per un’Europa federale. Per l’Europa federale siamo tutti qui».

Ma noi non ci arrendiamo: che ci sono andati fare (dicono in trentamila) nella piazza romana normalmente destinata ai raduni politici? Che ci sono andati a fare senza un progetto comune, un obiettivo comune, una cultura comune?

Forse avevano solo voglia di ascoltare parole al miele, sdilinquimenti edificanti, frasi belle e poetiche. Se questo era il loro intento, non c’è dubbio che abbiano fatto bene. Perché sul palco si sono avvicendati  scrittori, intellettuali e cantanti che hanno esibito il miglior repertorio dei buoni sentimenti. Come Gianrico Carofiglio che si richiama a Martin Luther King: «Non mi spaventa la violenza dei cattivi ma l’inerzia dei buoni». O come l’immancabile Antonio Scurati: «La lotta è diversa dalla guerra, ripudiare la guerra non significa essere arresi e vigliacchi e la democrazia è sempre lotta per la democrazia». O come ancora l’ormai ingrigito Jovanotti, che in un videomessaggio dice: «Mi piace pensare che siamo all’inizio di un grande futuro». Chi l’ha sparata più grossa è stato Corrado Augias: «Questa piazza è una nuova Ventotene». Il meno buonista è stato Roberto Vecchioni: «Non si può accettare qualsiasi pace». A fare da gran cerimoniere Claudio Bisio, che ci ha rivelato anche i suoi dati anagrafici: «Ho 67 anni e sono qui per i miei figli». Una lacrimuccia ci sta proprio bene.

Al dunque, che si sono riuniti a fare, in trentamila o quanti erano? Probabilmente, a dispetto della proclamata lontananza dai partiti, s’è trattato di una manifestazione dell’opposizione sotto mentite spoglie. Ma alla fine s’è visto solo uno show triste.

Certo, se la pace e la difesa dell’Europa dovessero dipendere da questa piazza, staremmo freschi. Ci vogliano altro che i buoni sentimenti per ottenere la sicurezza dei popoli continentali.

Ci viene in mente una delle più celebri battute del cinema italiano contenuta in un vecchio film degli anni Sessanta, “Il Buono, il Brutto, il Cattivo” di Sergio Leone. A pronunciarla è il “reazionario” Clint Eastwood: «Il mondo si divide in due categorie: chi ha una pistola in mano e chi scava. Tu scavi». Non è difficile capire chi ha oggi la pistola in mano. Ma, se diamo retta alle anime belle di questa piazza del Popolo delle Idi di marzo del 2025, agli europei non resta che scavarne parecchie, di buche, negli anni a venire.

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