Il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha parlato a margine dell’inaugurazione del nuovo Ponte dell’industria a Roma, affrontando diversi temi di attualità politica ed economica. Tra gli argomenti ha risposto ai cronisti tra cui Lo Speciale sul riarmo europeo, la posizione italiana sul conflitto in Ucraina, la fiducia nella premier Giorgia Meloni, le polemiche sul Manifesto di Ventotene, la manifestazione a Roma e l’uso di fondi pubblici, fino alle questioni legate alle concessioni balneari e al trasporto pubblico locale (TPL), con il via libera all’accordo per il nuovo contratto collettivo nazionale.
Matteo Salvini su riarmo e Ucraina detta la linea a Meloni
Il leader della Lega ha ribadito la sua totale fiducia nella presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sottolineando però il suo no deciso all’esercito europeo e alla corsa al riarmo promossa dall’Unione Europea: “Mi sembra che a sinistra siano un po’ divisi e nervosi. Detto questo, mi pagano per risolvere i problemi e unire i territori. Noi abbiamo totale fiducia in Giorgia e nel governo. Quello che è certo è che se fino a ieri ci hanno detto che non potevamo fare neanche 10 euro di debito per investire su sanità, ospedali, scuole e strade, adesso qualcuno si sveglia e ci dice che possiamo spendere 800 miliardi per comprare armi: è qualcosa che non mi convincerà mai. Quindi vogliamo capire di cosa si parla. Sono chiari i ‘no’ all’invio di militari italiani in Ucraina, al debito europeo, all’esercito europeo e agli ombrelli nucleari. È un momento in cui occorre calma e riflessione. Dobbiamo capire cosa propone l’Europa. Leggevo questa mattina che il commissario Callas dice che bisogna investire 5 miliardi per comprare proiettili. Ecco, con 5 miliardi io metto a posto tante strade in Italia.”
Alla domanda se fosse d’accordo con Tajani sulla creazione di un esercito comune europeo, Salvini ha risposto con fermezza: “No. L’esercito europeo oggi sarebbe a guida franco-tedesca, e cosa farebbe? Andrebbe in guerra? No, no. Io sono d’accordo sull’aiutare l’Europa a difendersi, sì, però oggi che garanzie avremmo? Il modello NATO c’è già. La NATO ci chiede di aumentare gli stanziamenti per far parte di un’alleanza difensiva? Assolutamente sì. Ma se oggi ci fosse un esercito europeo e prevalesse in Europa la volontà bellica di Macron, noi saremmo costretti a fare cose che italiani e Parlamento non vorrebbero. Mi sembra un dibattito prematuro: all’ordine del giorno non c’è nessun esercito europeo, per fortuna. Investiamo nella marina, nell’aviazione, nella fanteria, ma soprattutto in diplomazia. Mi piacerebbe che l’Europa si distinguesse per la diplomazia. Invece, vedo che Trump chiama Putin e Zelensky, ci sono incontri in Turchia, in Arabia Saudita, ovunque tranne che in Europa. Perché a Bruxelles si parla solo di eserciti e armi? Mi sembra scollegata dalla realtà. Mi auguro che Trump riesca in un obiettivo straordinario: più che di riarmo, occorre parlare di disarmo.”
Le polemiche su Ventotene e la manifestazione di Roma
A chi gli chiedeva se le parole di Meloni sul Manifesto di Ventotene fossero un modo per distrarre dalle divisioni interne con la Lega, Salvini ha risposto: “Le uniche divisioni sono a sinistra. Noi abbiamo votato la risoluzione insieme. Penso che la Lega sia il collante della maggioranza e che a volte serva da stimolo per dire o fare ciò che altri non possono dire e fare. Che l’Italia debba investire sulla sua sicurezza è ovvio, che occorra migliorare la qualità della difesa nazionale è altrettanto ovvio. Ma nessuno mi convincerà mai che io debba tassare i miei figli per comprare carri armati in Germania. Detto questo, il dibattito su fascismo, antifascismo, Ventotene o anti-Ventotene lo lascerei agli storici. Io preferisco parlare del futuro. I padri fondatori dell’Europa non pensavano a un’Europa che si riarmava, ma a un’Europa per evitare nuove guerre, non per fomentarle.”
Sul finanziamento della manifestazione a Roma, Salvini ha invece criticato l’utilizzo di fondi pubblici: “Io col sindaco lavoro per dare risposte ai cittadini romani. Collaboro bene da due anni per risolvere problemi che erano fermi da vent’anni. Da segretario di partito non ho mai fatto manifestazioni finanziate da enti pubblici: se devo organizzare un congresso della Lega, un corteo della Lega o una manifestazione del centrodestra, ce la paghiamo noi. Dire che quella non fosse una manifestazione politica è come negare che oggi ci sia il sole. Sì, quella era una manifestazione di parte, è evidente. Di solito, le manifestazioni di parte se le pagano i partiti che vi partecipano.”
L’incontro con i balneari e il nuovo contratto TPL
Oltre ai temi europei e geopolitici, Salvini ha parlato anche di questioni più concrete, come il futuro delle concessioni balneari e il trasporto pubblico locale (TPL).
Sul tema delle spiagge e degli indennizzi per i balneari, il ministro ha dichiarato “È l’ennesimo incontro. A me piace coinvolgere le associazioni: lo abbiamo fatto sul codice della strada, che sta dando ottimi risultati, e sul codice degli appalti. Adesso c’è l’Europa che, mentre ci sono temi ben più importanti – penso a Trump, Putin, Zelensky, alla pace – vuole correre sulla vendita, o svendita come dice qualcuno, delle spiagge. Io sto lavorando con i balneari perché ci siano indennizzi per chi dovrà smettere la propria attività. Abbiamo già fatto più incontri, oggi ce n’è un altro. Io entro il 31 marzo devo firmare il decreto indennizzi e voglio che ci sia un trattamento giusto ed equilibrato sia per chi entra sia per chi continua a lavorare.”
Tpl, via libera al Mit per l’accordo sul contratto collettivo nazionale
Salvini ha poi annunciato un importante risultato per il settore del trasporto pubblico locale: “C’è in corso una riunione tra il viceministro Rixi e i rappresentanti del settore. Conto che arrivino risposte per evitare disagi ai cittadini e ai lavoratori.”
Poco dopo, è arrivata la conferma: via libera all’accordo sul rinnovo del contratto collettivo nazionale del Trasporto Pubblico Locale, un risultato atteso da oltre 110mila operatori. L’accordo, sostenuto fortemente da Salvini, prevede un aumento in busta paga fino a 240 euro e mette fine a un lungo periodo di incertezza.



