Terremoto politico in Francia, Le Pen condannata: che succede ora

lunedì, 31 Marzo 2025
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Una pesante tegola giudiziaria è caduta sul capo di Marine Le Pen: la leader del Rassemblement National è stata condannata dal Tribunale di Parigi per appropriazione indebita di fondi pubblici. Le Pen avrebbe autorizzato l’uso improprio di finanziamenti assegnati agli eurodeputati di RN. La frode ammonterebbe a 2,9 milioni di euro.

L’entità della condanna non è stata ancora resa pubblica. Ma la leader dell’estrema destra francese rischia grosso: cinque anni di reclusione, dei quali tre con la condizionale, più una sanzione pecuniaria di trecentomila euro. E non sono neanche queste le conseguenze più gravi per Marine: a stroncare la carriera politica della leader francese è l’ineleggibilità per cinque anni, con effetto immediato, la qual cosa significa che Le Pen non potrà correre per le presidenziali che sono previste per la primavera del 2027.

Si tratta di un durissimo colpo politico per la destra transalpina perché, mai come nel caso delle prossime elezioni, esiste la concreta la possibilità che il candidato di RN conquisti l’Eliseo. Emmanuel Macron non si potrà infatti ricandidare avendo svolto già due mandati e non si è finora affermato, né tra il partito del presidente né tra le sinistre, un leader capace di unire tutte le forze antidestra.

A scaldare i muscoli per le presidenziali sarà probabilmente Jordan Bardella, che la Le Pen ha lanciato in occasione delle ultime elezioni legislative. Jordan ha dalla sua l’energia politica e la giovane età (non ha ancora compiuto trent’anni), ma non ha il carisma, l’esperienza e, diciamo anche, il “blasone” della leader di RN. In politica però non bisogna mai dire mai…

Le residue speranze di Marine sono affidate all’appello. Ma la sua corsa alle presidenziali appare già compromessa. Per ben che vada, la eventuale riammissione della Le Pen non potrebbe avvenire prima dell’autunno del 2026. E il Rassemblement avrebbe poco tempo per lanciare la sua candidata. Fino ad allora Le Pen sarà infatti bloccata dall’ineleggibilità. In ogni caso, non è agevole organizzare una campagna elettorale con una spada di Damocle che pende sulla testa.

La vicenda che ha portato alla condanna di Marine è cominciata nel 2014, quando i giudici francesi hanno avuto il sospetto che i fondi destinati agli assistenti degli europarlamentari del Front National (il partito che ha preceduto il RN) fossero impiegati in modo improprio, dal momento che tutto questo personale avrebbe lavorato non per le attività a Bruxelles o Strasburgo ma per le iniziative  del partito in Francia. Certo, si tratta comunque di una truffa, ma appare del tutto sproporzionato che ciò comporti la fine della carriera politica di una leader che si batte da decenni. Quando si tratta della destra, i giudici, come è noto, non fanno mai sconti, in Francia come in Italia.

Le reazioni alla condanna di Marine Le Pen sono già arrivate dall’Europa. Il primo a   farsi sentire è stato Matteo Salvini. La sua è stata una dichiarazione assai veemente.  «Quella contro Marine Le Pen  – ha detto il leader della Lega – è una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles, in un momento in cui le pulsioni belliche di Von der Leyen e Macron sono spaventose. Non ci facciamo intimidire, non ci fermiamo: avanti tutta amica mia!». Secondo Salvini «chi ha paura del giudizio degli elettori, spesso si fa rassicurare dal giudizio dei tribunali». A Parigi «hanno condannato Marine Le Pen e vorrebbero escluderla dalla vita politica». Si tratta di un «brutto film che stiamo vedendo anche in altri Paesi come la Romania».

Solidarietà a Le Pen è arrivata anche da Viktor Orban. «Je suis Marine» ha scritto su X il premier ungherese. E da Mosca si fa sentire anche il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, secondo il quale la condanna della leader del RN dimostra come  in «Europa vengano violate le regole democratiche».

Anche con i giudici i poteri europei si preparano alla guerra?

 

 

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