C’è qualcosa che non mi convince nella nuova guerra tra Israele e Iran. Del resto, c’è sempre qualcosa che non convince in ogni conflitto. Narrazioni ideologiche, fake news, interessi reali e molto concreti venduti al mondo come battaglie per la libertà e la democrazia (troppo spesso, invece, il mero prodotto di strategie lobbistiche ben precise, dall’approvvigionamento delle risorse energetiche al commercio stesso delle armi).
Basti vedere i ripetitivi messaggi dei servizi tv, o ascoltare i commenti degli esperti di geopolitica, politici di destra e sinistra, intellettuali e militari compresi; tutti dentro il pensiero “occidentale” che se da un lato, tendono coralmente a magnificare di fatto la potenza di fuoco di Tel Aviv e del Mossad che, indubbiamente sembrano colpire obiettivi scelti, come lo stato maggiore dell’esercito e dei pasdaran iraniani; al contrario dei missili di Teheran che sembrano colpire alla rinfusa (ma anche qui il nostro Francesco Tallarico nel suo articolo è riuscito a smentire le notizie, decriptando fonti alternative); dall’altro, quando drammatizzano la reazione iraniana e i danni dei suoi missili, lo fanno solo per giustificare e aspettarsi una reazione ancora più cruenta di Netanyahu, ritenuto “mostro” a correnti alterne, a seconda delle convenienze (europee, Usa, Russe).
Pare di tornare alle “stagioni” della mistica vaccinista, green, economica e ora militarista (il famoso riarmo) del Palazzo internazionale, dividendo antropologicamente il mondo in guelfi e ghibellini, in amici e nemici.
Siccome do molta importanza all’uso delle parole, mi soffermo su due: intervento preventivo e nucleare.
E qui casca l’asino. La Cina su tale argomento (al netto dei suoi indubbi affari in Iran) è stata estremamente chiara: si tratta di un’aggressione preventiva alla sovranità di un popolo che non ha attaccato per primo. La domanda viene spontanea: l’attacco preventivo di Putin, dopo anni di ingerenza e penetrazione Nato verso l’Est (la frase di papa Francesco, sull’abbaiare della Nato alle porte di Mosca), e dopo anni di violazione dei trattati (l’accordo di Minsk sul rispetto dell’autonomia del Donbas), è stato il male. Quello di Israele il bene. Motivo? L’Iran (come Hamas) vuole distruggere Israele. Quindi, l’azione bellica di anticipo di Netanyahu è legittima. Ed è legittimo non solo distruggere le cosiddette centrali nucleari iraniane, ma addirittura favorire il cambio del regime, eliminando la casta teocratica e perfino la sua guida: Sayyid Ali Hosseini Khamenei. Non è pensiero unico, che forma e manipola l’opinione pubblica?
Dalla padella alla brace: la questione nucleare. La risposta che la maggioranza di osservatori, politici ed esperti sul tema, è che Israele può detenere l’arsenale nucleare, l’Iran no. Perché? Israele è una democrazia, l’Iran una dittatura religiosa. A parte il Dna costitutivo di Israele, argomento da approfondire, che lo riguarda da vicino (la religione non è parte integrante dello Stato?); nella storia le bombe le usano solo le autocrazie?
Ricordiamo Hiroshima e Nagasaki: bombe atomiche (“a fin di bene”). E in quanto a fake news, rammento che gli Usa hanno scatenato una guerra contro l’Iraq su una menzogna: il possesso di armi di distruzione di massa.
La verità è che non è mai cambiato nulla.
E la motivazione alta è ossessivamente un trito e ritrito disco rotto: “l’impero del bene contro l’impero del male”. Nascondendo il resto, il vero motivo delle guerre.
Iran-Israele. Intervento preventivo e nucleare, i due inganni. Gli interessi in gioco



