Non è la prima volta che Giorgia Meloni e Donald Trump si incontrano, ma dopo l’escalation in Medio Oriente il bilaterale a margine del G7 in Canada era diventato di importanza primaria. Dopo il bilaterale alla Casa Bianca e alcuni contatti più informali negli ultimi mesi, il G7 canadese ha offerto ai due leader una nuova occasione per rinsaldare un rapporto che, al di là della cortesia diplomatica, è ormai segnato da un’intesa politica esplicita.
A Kananaskis, nel cuore delle montagne canadesi, Meloni ha portato sul tavolo del bilaterale con Trump le grandi questioni della crisi globale, ma anche il messaggio chiaro che l’Italia intende contare di più nei futuri equilibri atlantici. Oltre che, probabilmente, le perplessità davanti all’ipotesi che Putin possa mediare tra Israele e Iran avanzata dal tycoon nelle ultime ore.
G7 Canada, i punti nel bilaterale tra Trump e Meloni
Il colloquio si è concentrato su tre dossier chiave: l’emergenza umanitaria a Gaza, il dossier iraniano e la nuova ondata di tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa. Su Gaza, la presidente del Consiglio ha insistito per un cessate il fuoco immediato, ribadendo la linea italiana a favore di una soluzione politica multilaterale. Trump, che finora ha mantenuto una posizione più attendista, ha ascoltato senza chiudere la porta al dialogo.
Sull’Iran, Meloni ha rilanciato l’importanza del ritorno alla diplomazia per evitare una deriva militare che rischia di destabilizzare l’intero Medio Oriente. È un terreno su cui Roma mira a proporsi come interlocutore strategico, anche grazie alla sua credibilità in ambito europeo e mediterraneo.
Ma è sul commercio che si gioca la partita più concreta. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, lo spettro di nuovi dazi – anche verso prodotti italiani – torna ad agitare l’Europa. Meloni ha proposto di riaprire il dialogo su un accordo commerciale transatlantico, con l’obiettivo di prevenire una nuova guerra economica e proteggere il tessuto produttivo italiano. Non è un caso che, a margine del vertice, Palazzo Chigi abbia parlato di “linea di dialogo costruttivo”.
Infine, l’incontro ha preparato il terreno per il prossimo vertice NATO all’Aja. Meloni punta a un’Alleanza più coesa, ma anche a una ridefinizione dei rapporti di forza interni, in un momento in cui Trump torna a chiedere più spesa per la difesa da parte degli alleati europei.
Il bilaterale in Canada non è stato un semplice scambio di vedute: è il segnale di un’asse che si consolida, tra due leader che, pur con stili diversi, condividono una visione realista delle relazioni internazionali. Nonostante emergano dubbi per le modalità di svolgimento: una panchina in legno in uno dei corridoi e non una sala con le bandiere dei due Paesi.
L’Italia, nel nuovo ordine globale post-liberale, vuole esserci. E Meloni ha scelto Trump per farlo capire al mondo, ora però il presidente americano deve capire che è arrivato il tempo del dialogo vero e costruttivo per evitare che le guerre armate e commerciali possano travolgere l’Occidente.



