«Si è parlato di errori anche nell’avere sparato su ambulanze e ucciso medici e infermieri che recavano soccorso a feriti, nell’aver preso a bersaglio e ucciso bambini assetati in fila per avere acqua, per l’uccisione di tante persone affamate in fila per ottenere cibo, per la distruzione di ospedali uccidendo anche bambini ricoverati per denutrizione. È difficile, in una catena simile, vedere una involontaria ripetizione di errori e non ravvisarvi l’ostinazione a uccidere indiscriminatamente».
Durante la consueta cerimonia del ventaglio al Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella mette fine alle omissioni, alle mezze ammissioni, ai distinguo e ai “non si può dire” della politica italiana sulla crisi umanitaria a Gaza. E va oltre: «E’ disumano ridurre alla fame un’intera popolazione, dai bambini agli anziani e che è grave l’occupazione abusiva, violenta, di territori attribuiti all’Autorità nazionale palestinese in Cisgiordania. Ho espresso l’allarme per la semina di sofferenza e di rancore che si sta producendo, che, oltre a essere iniqua, contrasta con ogni vera esigenza di sicurezza. Sul Medio Oriente è persino scontato affermare che la situazione a Gaza diviene, di giorno in giorno, drammaticamente più grave e intollerabile; e speriamo che alle pause annunciate corrispondano spazi di effettivo cessate il fuoco». Ma il presidente non dimentica di censurare la diffusa tendenza alla contrapposizione: «L’intolleranza alle opinioni diverse dalle proprie, il rifugio negli slogan superficiali e nei pregiudizi, permettono il riaffiorare, gravissimo, dell’antisemitismo che si alimenta anche di stupidità».
Applausi a scena parte della succitata politica nazionale. Mattarella usciva dall’ultimo attacco di Mosca, in ordine di tempo, che l’ha inserito più o meno ufficialmente nella lista nera delle personalità considerate russofobe insieme ai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto. Nella circostanza l’unico passaggio dedicato alla Russia concerne gli scenari della guerra: «Prosegue, angosciosa, la postura aggressiva di Mosca in Ucraina: un macigno sulle prospettive del continente europeo e dei suoi giovani. L’aggressione della Russia all’Ucraina ha cambiato la storia d’Europa. È ben noto che i Paesi dell’Unione e della Nato che si affacciano sul Mar Baltico nutrono la grave preoccupazione che dopo quella all’Ucraina, la Russia coltivi il proposito di altre, nuove iniziative di aggressione, a scapito della loro sicurezza se non addirittura della indipendenza di alcuni di essi».
Probabile, dunque, che dal Cremlino arrivi l’ennesimo attacco. Va la pena di ricordare, per dovere di cronaca, i sei mesi di attacchi che i russi hanno rivolto al Colle, dal discorso “blasfemo” a Marsiglia fino alla lista di russofobi.
Nel primo pomeriggio del 14 febbraio deflagra come una bomba una durissima presa di posizione della Russia contro il presidente della Repubblica, veicolata attraverso la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che bolla come “blasfeme” le parole di Mattarella pronunciate a Marsiglia dieci giorni prima, il 5 febbraio, in cui aveva paragonato l’atteggiamento da “guerra di conquista” di Mosca con quello del Terzo Reich. «Mattarella ha fatto paralleli storici oltraggiosi e palesemente falsi, sono analogie criminali», la reazione di Zakharova. Unanime la solidarietà politica al presidente, che intanto si dice “sereno”.
Il 22 febbraio in un video, la portavoce di Lavrov si commuove nel ricevere una petizione promossa da un giornalista italiano filorusso di condanna alle parole di Mattarella. «A differenza di alcuni dei suoi leader, l’Italia e la gente comune italiana ricordano molto bene l’impresa dell’Unione Sovietica e il colossale contributo dei suoi popoli alla Vittoria. Ricordano anche il loro potente movimento partigiano», afferma la portavoce dopo essersi asciugata le lacrime e prima di intonare “Bella ciao”. Nessuna reazione da Mattarella, che solo due giorni dopo, in occasione del terzo anniversario dell’invasione dell’Ucraina, ribadirà con forza la condanna alla “brutale aggressione russa”.
Il 14 marzo la Zakharova ribadisce che «l’Italia ci attacca perché non ha nulla con cui difendersi visto che abbiamo di nuovo colpito il cuore del problema, cioè abbiamo colto la stessa persona a mentire. La Farnesina reagisce e convoca l’ambasciatore russo in Italia. Infine la pubblicazione della lista di proscrizione.



