La melma morbosa si riassume in due frasi-cult: “Per voi mia moglie … vi piace”? E poi, di fronte a qualche reazione indignata, insieme a tanti commenti come “mi piace senza peli”, “mi permetti di uscire con lei?”, sassate tipo “tutti i giorni un predicatore!! Deve essere la tendenza del momento. Prendi il rosario e vai a dire una preghiera chiedendo scusa al tuo Dio per aver peccato …. E soprattutto non rompere!!!!».
Della serie, religione simbolo di repressione e bigotteria, tanto ognuno pecca, siamo tutti uguali e l’unica differenza è tra chi agisce da persona “libera” e chi, al contrario, frustrato, giudica, condanna, rimuovendo e vergognandosi delle proprie pulsioni (teoria consueta).
La triste e mediocre moda, recentemente scoperta, grazie alla denuncia di una moglie che ignara si è vista protagonista di immagini e video pubblicati dal marito (piattaforma “Mia moglie”, rimossa da Facebook), ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora.
Un autentico vizio collettivo: circa 30mila utenti (chissà quanti in altri social), dentro una chat dedicata alla condivisione di foto scattate da uomini senza il consenso delle proprie partner. E, particolare interessante, i post non contenevano la foto, che veniva invece inserita come commento in modo che non fosse immediatamente visibile a chi arrivava sul gruppo. Gruppo che però non aveva restrizioni di accesso, e quindi, era consultabile da chiunque, anche senza essere iscritti.
Al di là del reato in questione, che può essere punito con 6 anni di carcere; al di là del possibile consenso delle rispettive consorti, temi che attengono a una dominante cultura liberale (l’individualismo), c’è una considerazione più generale e profonda da fare. E qui non c’entrano né la bigotteria, né il moralismo, quanto gli effetti nefasti e deprimenti di una società che considera corpi, sentimenti, relazioni, solo oggetti commerciali, di libero scambio; cose da comprare, vendere e consumare. Mogli comprese, che dovrebbero essere all’interno di un quadro valoriale ben diverso dal semplice gioco finto-divertente.
Pensate che bell’insegnamento questi mariti danno e daranno ai loro figli e quale società futura andremo a costruire.
I social, purtroppo va detto, hanno consentito al narcisismo imperante, all’edonismo irrefrenabile, al materialismo, di trovare luoghi istituzionalmente deputati ad amplificare desideri inconfessabili e trasgressioni momentanee; molle mascherate da impulsi ludici e innocenti.
Ci sono alcune domande da fare ai mariti in questione: cosa vi spinge a riprendere e veicolare la vostra intimità di coppia? Il giudizio degli altri, il voto, l’esibizione, l’ostentazione di una vostra conquista da condividere? Cosa vi spinge a far vedere nuda vostra moglie? L’apprezzamento pubblico che vi rende orgogliosi? L’eccitazione di una passione che sicuramente fate scattare a chi la guarda, eccitandovi a vostra volta? Siete ridotti già a questo? Avete bisogno di tali strategie per poter desiderare ancora chi vista vicino?
E vostra moglie che ruolo ha in questo sfogo estetico unicamente maschile? E’ una semplice proprietà, un oggetto, un nulla con gambe, tette e culo, da mettere in circuito?
La verità è che vostra moglie non c’è, non c’è mai stata e dopo questi fatti, non ci sarà più. Perché i commenti porcini, positivi o negativi, mirano esclusivamente a vellicare il vostro ego che rischia la patologia. Tradotto, la vostra insicurezza e paura di invecchiare (poi, che foto farete, pronte per una chat per le Rsa?).
Non lo chiamate gioco. E’ miseria. Lontana anni luce dall’intimità, dalla bellezza anche estetica, dal desiderio naturale, alimento di ogni coppia.
Ricordate, quando fotografate di nascosto vostra moglie, sappiate che lei non è un’immagine, ma è lì, accanto a voi, e magari ha bisogno di essere valorizzata e di attenzioni vere.
Vostra moglie non è un disegno da condividere. La realtà che diventa rappresentazione, la relazione che diventa condivisione, nel bene o nel male, sono i mali del nostro tempo. Un tempo euforico, superficiale e disperato.
Siamo tutti collegati e tutti soli. E abbiamo solo paura di ammetterlo.



