Ricapitoliamo. La Meloni, come noto, subisce quotidianamente un autentico “processo di Norimberga”: ogni sua parola, ogni sua azione e scelta vengono centellinate, monitorate, sviscerate con l’esame del “sangue antifascista”. Mantra cui ricorre l’opposizione quando non ha nulla da dire, da proporre, ed è a corto di idee, programmi e ceto dirigente degno del nome.
Proviamo a decodificare lo schema comunicativo della sinistra che da sempre si ritiene l’incarnazione del bene, dell’etica, dei diritti, della cultura, della democrazia, della Costituzione, dell’ambiente etc (la “sindrome di Voltaire”); ed è ovvio che dall’altra parte, non c’è una diversa visione della vita, della società, delle istituzioni, dell’economia della modernità, con pari dignità, ma unicamente il passato, il medioevo, il male.
Premessa: in ogni critica c’è un’autobiografia. Leggere per credere:
1) La sinistra bolla di razzismo la destra, quando lei invece, accoglie, accetta, giustifica sociologicamente ogni diversità (sessuale, etnica etc), ma censura con violenza la destra, effetto plastico della nota superiorità morale. I suoi uomini, i suoi ministri, dirigenti di partito sono antropologicamente inferiori, impresentabili e ignoranti. Non è razzismo?
2) La sinistra accusa la Meloni di depistare, bypassare i problemi, ricorrendo a una falsa narrazione da paese dei balocchi, oppure scappando dalle domande scomode dei giornalisti e dalle spiegazioni richieste dai banchi di Camera e Senato (modello, la parola d’odio della Schlein “la presidente del coniglio”). Domanda: ma l’ossessiva, isterica accusa di fascismo o di assenza di libertà da quando a Palazzo Chigi c’è “l’estrema destra”, non è un reale depistaggio rispetto alle mancanze, alle lacune politiche e programmatiche della sinistra, a partire dalle sconfitte alle regionali e al campo largo sempre più stretto?
3) La Meloni viene ripetutamente attaccata (ben oltre la normale dialettica democratica), colpita sul personale, messa a testa in giù nei cortei, le sue immagini incendiate dagli estremisti, e quando risponde “aizza l’odio”, “fa vittimismo”, o “non si comporta da capo del governo”. Tradotto, deve subire il teorema inquisitorio di Pd, grillini e Avs e stare zitta;
4) I vari Landini, Schlein e Maiorino (esempi di scuola), recentemente hanno imparato l’arte dell’”assonanza diffamatoria”. Ossia, una comunicazione formalmente non offensiva che però fa riferimento a un esempio o a un collegamento altamente offensivo (e il messaggio che arriva ai destinatari è proprio quello previsto). Landini, col suo “Meloni cortigiana di Trump”, non ha dimostrato ignoranza lessicale e semantica, ma furbizia al riparo da querele (le offese dirette sono un reato). Dire cortigiana di … richiama l’uso non femminile del termine (“prostituta”), ma maschile, “di appartenente alla corte di Trump”. L’effetto politico e mediatico, naturalmente, è stato quello voluto a tavolino: “La premier genuflessa al tycoon” (polemica politica).
La Schlein poi, alludendo alla mancanza di libertà (e quindi, anche di informazione), guarda caso da quando c’è “l’estrema destra” a Palazzo Chigi, è evidente che ha creato di fatto nella percezione pubblica un’associazione con l’attentato a Ranucci. Infine, la Maiorino: prima ha detto che Tajani si comporta “come quegli influencer prezzolati dal governo israeliano”. Quel “come” (al di là della giusta reazione ministro degli Esteri) l’ha salvata dalla diffamazione, ma ha ottenuto ugualmente lo scopo di denunciare l’immobilismo e la complicità dell’Italia con i massacri di Gaza e le nefandezze di Netanyahu.
E per concludere, sempre la Maiorino, in occasione delle comunicazioni della Meloni, in vista della sua partecipazione al Consiglio europeo, ha detto “lei agisce da cheerleader di Trump”.
E pure qui, “agire da”, non significa “essere cheerleader”, “ragazza pompon” che, come da vocabolario, “organizza il tifo e intrattiene il pubblico prima dell’inizio e nelle pause di una competizione sportiva con elaborate coreografie composte da movimenti di danza, esercizi ginnici e acrobatici”.
Ma il messaggio di vassallaggio e soggezione nei confronti degli Usa è arrivato forte e chiaro.



