Inchiesta. Roma caput stranieri. Ecco i numeri quartiere per quartiere, integrazione o banlieues?

mercoledì, 29 Ottobre 2025
1
3 minuti di lettura

A Roma parlano i numeri. Non è questione di razzismo, né di presa d’atto definitiva di decenni di politica di integrazione sbagliata e fallimentare, né di demonizzare i “regolari” che lavorano, rispettano le leggi e partecipano alla Repubblica. Si tratta di una fotografia, quella che analizziamo, desunta dal nuovo report del Campidoglio sulla presenza di stranieri da noi, avvalendosi degli ultimi dati-Istat.

Una foto che apre a scenari preoccupanti che hanno a che fare con la società futura, come sarà, come la organizzeremo, come concilierà l’immigrazione, gli italiani di seconda e terza generazione e i locali, i cittadini per diritto di sangue e non di suolo.

In una parola, una questione di civiltà. E da come sembra, in tutta Europa, lo scontro è tra il concetto di identità storica, culturale e religiosa dei popoli, e il condizionamento egemonico di altre culture, identità e religioni, al momento vere e proprie “enclavi” incomunicanti che da un lato, non devono diventare banlieues, ghetti laboratorio e formazione permanente di criminalità e devianze di ogni tipo; dall’altro, non possono stravolgere, drogare, alterare le radici costituzionali e valoriali di uno Stato sovrano.

Una bomba che prima o poi, pure da noi scoppierà, a fronte di un’immigrazione selvaggia incontrastata, una cattiva integrazione di qualità, confusa per legittima accoglienza (ma che comunque deve essere sostenibile), e confusa con una cittadinanza troppo facile (non basta solo lavorare), come vorrebbero i fan del “cittadino del mondo”, del “tutti fratelli”, dei tanti, troppi, “professionisti dell’umanità” di casa nostra (la sinistra).

Una sinistra politica, intellettuale e giornalistica sempre pronta ad abbracciare ogni diversità, ogni peculiarità (la mistica multiculturale e multietnica), arrivando addirittura a esaltare il “diritto diseguale”, il “disagio sociale”, richiamato da certe sentenze, come attenuante riguardo i crimini commessi dagli extracomunitari, a differenza delle pene comminate ai cittadini italiani a parità di reato.

Una deriva buonista e mondialista che sta creando pericolosi anticorpi in Occidente: basti vedere le recenti massicce manifestazioni anti-immigrati, con centinaia di migliaia di persone, se non milioni, svoltesi in Inghilterra, Germania, Spagna, Irlanda, silenziate naturalmente dal Mainstream.

Torniamo alla cronaca: Roma “caput stranieri”. In primis, una notizia: a loro come titola il Messaggero, “piacciono i quartieri-bene della Capitale”. Altro che periferie disagiate e degradate.

A Belle Arti (tra Flaminio e Parioli), quasi uno su tre non è italiano: 612 su 2.058, il 29,7% del totale. Sono in gran parte, nell’ordine, filippini, spagnoli, srilankesi e francesi. La maggiore concentrazione di stranieri ce l’ha la Tenuta dei Massimi (Municipio XI) ad Ovest di Corviale, Borgata del Trullo e Pisana, nonché sede del campo nomadi di via Luigi Candoni. Qui gli stranieri sono 855 su 1.276 (il 67% dei residenti). Forte la presenza bosniaca e romena.

A Torpignattara sono il 31% e alla Marranella il 32%, divise dalla Casilina. Zone dove prevalgono i bengalesi, i cinesi e i filippini.

Un’altra notizia degna di nota: non solo gli stranieri non sono abitanti esclusivi delle periferie, ma vivono pure in zone ad alta scolarizzazione.

Come detto a Belle Arti (il 29,7% di stranieri) la percentuale di laureati è del 41%. E a Quarto Peperino e Saxa Rubra gli stranieri sono il 30% e la percentuale di laureati, italiani compresi, è del 33%. A Due Ponti gli stranieri sono il 35% e i laureati, italiani compresi, il 27%.

Dato opposto a certe narrazioni, quello del Tiburtino III, dove gli stranieri sono appena il 4.1%, a Monte Cucco il 3.9%, e a Torraccia il 2,8%.

Domanda: quale e come sarà il volto di Roma tra pochi decenni?

E a tali dati, come si evince, mancano totalmente i magrebini, in larga parte di religione islamica. E il motivo è semplice: quasi tutti sono irregolari. Non ci sono, infatti, dati recenti e precisi. Solo qualche numero sulla presenza musulmana, non superiore a 40mila unità.

Un indubbio aspetto preoccupante e inquietante. Qualche decennio fa il cardinale Biffi ebbe modo di affermare che “c’è immigrazione compatibile e immigrazione incompatibile” con la nostra civiltà, come gli islamici che ci considerano di fatto “infedeli” o da sfruttare, o come i cinesi che non si vogliono integrare (per non parlare dei rom). E gli immigrati o gli integrati di seconda-terza generazione di fede islamica, oltre a una cospicua minoranza di loro, come noto, dedita ai reati, li vediamo molto attivi in manifestazioni anti-regime, anti-sistema, “Pro-Pal” anti-governo, cortei “spacca tutto”, da Roma a Milano, al grido di: “l’Italia è nostra”.

Ripetiamo, l’integrazione, premessa per la cittadinanza, non può essere unicamente sociale, professionale (basta che abbiano un lavoro certo, una casa e siano nella legalità), ma deve essere soprattutto culturale. Ed è quello che la sinistra non vuole. Perché darebbe ragione al cardinale Biffi e alla Fallaci sul nostro destino “modello Eurabia”.

1 Comment Lascia un commento

  1. Sinistra o meno non so, io una integrazione anche culturale, su base laica, la considero progressista, una minoranza della sinistra dell'”attenuante culturale” esagera, come esagera una minoranza (spero) di destra che ricerca una irrealistica omogeneità razziale e vede la sostituzione etnica di là da venire o è indotta a cercare un capro espiatorio.
    Chiaro, è indubbio che l’accoglienza debba essere anche sostenibile economicamente, per lo stesso motivo per cui gli stessi progressisti non insiterebbero perchè un paese in difficoltà nel sud del mondo se ne faccia carico, bisogna essere obiettivi, per quanto possibile, facendosi qualche domanda e quindi non richiederlo nemmeno ad un paese occidentale. Si può fare in modo sostenibile, partendo da alcuni punti fermi per evitare questo malcontento, spero non derivante da un rigurgito di nazionalismo e razzismo di ritorno, ma dall’assenza di questi ultimi quanto la questione accoglienza è stata presa da tecnici che sono apparsi freddi e distanti come a dire che loro prendevano le decisioni e non stava all’uomo della strada capirle con l’equivalente di essere visti come chi pensa che la sua opinione ignorante vale come quella degli esperti, ovviamente no, ma alcune cose si ha lo stesso il diritto di vederle spiegate e capire che la “tecnica” è usata per dire a proprio favore in termin possibilmente umani, quindi tornando al punto fermo che un progressista deve comunicare è, tutto questo non deve pagarlo chi ha già pagato e inoltre che non sono i soldi dell’accoglienza che non verrano usati per sanità e welfare. Ed è con chi sfrutta il lavoro nero sottopagato che bisogna prendersela non chi lo “ruba” per disperazione (il lavoro intendo, non la borsetta o altri furti eh).
    Educazione alla laicità, gli attivisti e i cooperanti nel raccontare le colpe occidentali dovrebbero farlo con la premessa che anche il loro paese non è esente da colpe non tutte riconducibili al colonialista occidentale cattivo, corruzione, fondamentalismo. Fondamentale è capire che molto spesso per colpa di queste cose è dovuto scappare. È come se sinistra e destra non vedessero i due lati del racconto e si passi solamente da uno stato all’altro, su questo argomento più dalla prima alla seconda, quando una delle due narrazioni non convince più. La sinistra quindi appare ingenua da destra e la sinistra la destra ingiusta e che indirizza le colpe verso i più deboli rendendo i poteri forti qualcosa di moto vago o esoterico invece che di concreto, che non viene toccato e che anche quando c’è una persona che sta più in “alto” preferisce eliminare il concorrente all’essere pescati chi sta più in basso, insomma il gioco a somma zero. Sì però il degrado e le violenze sessuali, le donne bardate non se ne può più sono troppi, passo dall’altra parte.
    La destra è spesso più conscia che nonostante il salvataggio l’immigrato può avere una spiccata identità nazionale e nazionalismo, sì è paradossale ma il principale problema dell’incompatibilità presunta dell’immigrato e che, almeno stando a certe definizioni… sarebbe troppo di destra! troppo religioso, nazionalista, tribale, magari in odio e in reazione ad un occidente visto come colonialista di cui per reazione rifiuta proprio gli ideali più progressisti perchè identificati con l’invasore occidentale, erroneamente poichè gli ideali illuministi ha dovuto combattere per farli emergere e sono spesso maggiormente sostenuti dalle persone pacifiste e che li aiutano, questo dovrebbero vederlo e farlo notare con severità i cooperanti. Dovrebbero capire che se alcuni di loro sono molto nazionalisti e vedono la laicità occidentale come una debolezza si sbagliano dato che spesso sono dovuti fuggire proprio per colpa di guerre regionali tra nazionalisti e tribalisti. Che il malcontento li ha resi più vulnerabili. Se un occidentale stesso può andare verso un populista reazionario per una crisi per quanto grave, come quella del 2008, figuriamoci uno del sud del mondo!

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.