FUORIONDA | Inchiesta proibita e silenziata sui segreti del Procuratore della Corte penale internazionale

venerdì, 7 Novembre 2025
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Il Procuratore capo della Corte penale internazionale, Karim Khan, è sotto accusa da oltre un anno per molestie sessuali sul lavoro.

Un’accusa devastante, eppure ignorata quasi del tutto dalla stampa italiana e dai movimenti femministi di casa nostra, così solerti su altri fronti.

Perché questo silenzio? Una possibile risposta sta nel ruolo della Cpi negli ultimi due anni: l’azione giudiziaria contro Benjamin Netanyahu ha trasformato Khan in un’icona per una parte dell’opinione pubblica occidentale, soprattutto nelle piazze pro-Gaza, rendendo scomodo, quasi indicibile, qualsiasi racconto che incrini la sua aura.

Non tutti sanno che al centro del caso c’è una funzionaria della Corte, giovane avvocata, che accusa Khan di comportamenti sessuali coercitivi e abusi di potere in ufficio, in hotel durante missioni ufficiali e nella sua abitazione. Non tutti sanno che un secondo racconto, quello di una ex stagista non retribuita, è stato aggiunto al fascicolo con nuove accuse sul suo comportamento. E non molti sanno che, mentre un’inchiesta delle Nazioni Unite è ancora in corso, Khan ha potuto restare nella sua posizione, continuando a incarnare pubblicamente l’immagine del magistrato internazionale impegnato contro Israele.
Adesso una inchiesta del Guardian aggiunge particolari inquietanti. Una società di intelligence privata con sede a Londra, Highgate, affiancata dalla Elicius Intelligence, è stata ingaggiata per raccogliere informazioni sulla principale accusatrice e sulla sua famiglia: dati di passaporto, movimenti aerei, vita privata, situazione finanziaria, persino tentativi di ottenere il certificato di nascita del figlio. L’obiettivo era individuare elementi che screditassero la donna o la collegassero a Israele o ai suoi servizi, ipotesi che i documenti disponibili non supportano.

L’operazione, finanziata da un’unità diplomatica di alto livello del Qatar, viene descritta come altamente sensibile; Highgate parla di una «valutazione indipendente» sulle attività attorno alla Cpi e nega di aver agito contro singoli individui o per conto diretto del governo di Doha. Non emergono prove di un coinvolgimento personale di Khan nell’operazione, ma è confermato un contatto tra i suoi rappresentanti e Highgate, circostanza che solleva interrogativi politici ed etici.

La testimone chiave, oggi esposta in un gioco geopolitico che non controlla, racconta di sentirsi bersaglio di strumenti di pressione sproporzionati: «Se questa è la giustizia internazionale, non è il sistema al quale ho dedicato la mia vita». Tutti questi elementi emergono da un’approfondita indagine pubblicata dal Guardian. Una inchiesta che nessuno, in Italia, ha voluto pubblicare. Eccetto noi.

di Aldo Torchiaro

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