Se fossimo nei panni della Schlein non dormiremmo sonni tranquilli. Le elezioni regionali hanno solo riconfermato, e molto probabilmente riconfermeranno i rapporti di forza precedenti. Le ragioni della preoccupazione sinistra? Non c’è stato e non ci sarà, “l’effetto alternativa al fascismo della Meloni”, “l’effetto-Pro Pal”, né tantomeno “l’effetto-Flotilla”.
E come se non bastasse, i maggiorenti del partito, quelli che l’hanno scelta dal cilindro, ribaltando col voto dei gazebo, il voto degli iscritti, cominciano a dare segnali concreti di sfiducia e di inquietudine circa il futuro del partito.
Un Pd troppo radicale, massimalista “anni 70”, che da un lato, rischia di essere fagocitato da Conte; dall’altro, di perdere progressivamente spazio e consenso presso i moderati “modello-Ulivo” (l’unico schema che ha consentito al centro-sinistra di vincere alle elezioni).
Sono mesi che si assiste a un mugugnare interno, dichiarazioni sorprendenti, iniziative parallele formalmente costruttive, sostanzialmente “anti-Elly”. Romano Prodi ha avuto modo di esternare le sue preoccupazioni circa la liquidità del Pd, proprio in diretta tv dalla Gruber.
Ma il “padrino-mentore” più blasonato della Schlein, in una riunione riservata di Palazzo, come scrive il Corriere della sera, ossia, Dario Franceschini ha addirittura ipotizzato una strategia che salverebbe capra e cavoli, ma che ridimensionerebbe fortemente il peso della segretaria.
Stiamo parlando di una possibile “separazione delle carriere” in vista del prossimo voto politico, specialmente se cambierà il sistema elettorale: la leadership del partito divisa dalla premiership della coalizione. Tradotto, la Schlein resta segretaria (per farla cucinare magari a fuoco lento, come da consolidata e consumata tradizione dem), e Conte candidato per Palazzo Chigi.
Siamo certi che il popolo grillino approverebbe tale opportunità, pure per recuperare quelle percentuali che al momento sta perdendo, poiché il suo elettore non gradisce molto la nomenklatura del Nazareno quando si fanno accordi.
Ma la diretta interessata? Franceschini e i suoi ritengono che debba capirlo da sola. Ma capirà? Come sottolinea Francesco Verderami, gioca negativamente il suo “isolamento plastico, i rapporti inesistenti col Colle, la rottura con Prodi, la distanza di Gentiloni, le percentuali del partito di fatto ferme, le troppe posizioni contrarie al No sulla riforma-Nordio, da parte di famosi esponenti di sinistra.
Così procedendo, la riflessione della Schlein dovrebbe essere questa: se continuo così divento un’anatra zoppa, il campo largo diventa campo stretto e il Pd viene mangiato da una pochette. E se i sonni della segretaria dem rischiano di diventare agitati, la Meloni invece, dal canto suo, può dormire tranquilla.
Schlein “anatra zoppa”. Gli ex-sponsor: leadership-dem a Elly e premiership di coalizione a Conte



