L’Italia si prepara a una svolta nel mercato dei capitali. La riforma in discussione in Parlamento — volta a rendere il sistema più trasparente, competitivo e in linea con gli standard internazionali — potrebbe rappresentare una delle più importanti opportunità economiche degli ultimi anni. Come sottolineato anche dal Financial Times, la possibilità di indirizzare parte dei 1.700 miliardi di euro di risparmi privati verso investimenti produttivi può diventare il vero motore di crescita del Paese, accorciando le distanze con i principali mercati europei.
«Si tratta di una riforma ambiziosa — osserva Francesco Rizzo, avvocato di CBA Studio Legale e Tributario — che mira a rendere il mercato dei capitali italiano più accessibile, trasparente e allineato alle best practice internazionali, in particolare a quelle dei Paesi di common law, notoriamente più business friendly».
Il disegno di legge interviene in modo organico sul Testo Unico della Finanza (TUF), ridefinendo le regole relative all’appello al pubblico risparmio, alle offerte pubbliche di acquisto e scambio e ai diritti degli azionisti.
Tra le novità più rilevanti spicca l’introduzione di una soglia unica del 30% per l’obbligo di OPA totalitaria, con la riduzione del periodo di riferimento per il prezzo da 12 a 6 mesi.
Una modifica che, secondo Rizzo, «potrebbe rendere più dinamico il mercato, facilitando le operazioni straordinarie e garantendo una maggiore prevedibilità per gli operatori».
Importante anche la nuova disciplina “anti-rumors”, che attribuisce alla Consob il potere di imporre al potenziale offerente di confermare o smentire l’intenzione di promuovere un’OPA in presenza di indiscrezioni di mercato.
“È un passo avanti in termini di trasparenza — aggiunge Rizzo — perché rafforza la fiducia degli investitori e riduce la volatilità legata a voci o speculazioni”.
La riforma punta anche a un rafforzamento dei diritti degli azionisti, introducendo limiti ai cosiddetti “disturbatori assembleari” e riducendo la soglia minima per l’intervento in assemblea. Parallelamente, vengono attribuiti poteri rafforzati alle autorità di vigilanza, a garanzia di maggiore equilibrio tra governance e tutela del mercato.
«Il nuovo assetto assembleare — spiega Rizzo — introduce una maggiore flessibilità, ad esempio con la possibilità di svolgere le assemblee esclusivamente per via telematica o attraverso rappresentante designato. È un modo per modernizzare le regole e adattarle ai tempi, senza compromettere i diritti dei soci».
Particolare attenzione è riservata agli emittenti di nuova quotazione, per i quali vengono previsti costi ridotti e maggiore autonomia statutaria.
La riforma semplifica inoltre l’accesso al mercato dei capitali per le società con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro e per le neo-quotate, eliminando alcuni adempimenti burocratici — come la pubblicazione delle informazioni regolamentate sui quotidiani a diffusione nazionale — e riducendo il cosiddetto “gold-plating” normativo.
«Le semplificazioni introdotte — sottolinea Rizzo — vanno nella direzione di rendere il listino italiano più competitivo e riconoscibile a livello internazionale. L’obiettivo è ridurre quel “premium governance risk” che spesso scoraggia gli investitori esteri, offrendo regole più chiare e prevedibili».
La riforma, insomma, si propone di armonizzare il sistema italiano con gli standard europei, rafforzando la credibilità delle società quotate e incoraggiando la partecipazione di investitori istituzionali e retail.
Se attuata efficacemente, potrebbe non solo favorire nuovi ingressi in Borsa, ma anche liberare una parte significativa della liquidità oggi ferma nei conti correnti, canalizzandola verso progetti di crescita reale.
«È un’occasione che l’Italia non può permettersi di perdere — conclude Rizzo — perché un mercato dei capitali più efficiente non serve solo alle imprese, ma a tutto il sistema Paese».



