Tensione tra Quirinale – Meloni dopo le parole di Garofani (che non risponde). Schlein attacca: “Smettano di vedere complotti” | Video

giovedì, 20 Novembre 2025
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Lo scontro istituzionale aperto dalle dichiarazioni attribuite a Francesco Saverio Garofani, consigliere del Quirinale per il Consiglio Supremo di Difesa, continua a lasciare strascichi. La frase pronunciata durante una cena – la presunta necessità di “fermare la premier Meloni” in vista delle elezioni 2027 e mai smentita – ha provocato un intervento durissimo del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, che ha chiesto un chiarimento formale dal Colle.

Ieri Giorgia Meloni si è recata al Quirinale per un passaggio definito “doveroso”, mentre oggi Garofani è riapparso in pubblico alla presentazione del Calendario dell’Esercito al Vittoriano. Nessuna parola sulla vicenda: il consigliere ha sorriso ai giornalisti e ha lasciato la scena al collega Astori, segno che l’imbarazzo resta forte, nonostante nella maggioranza si insista che la questione sia “rientrata”.

Tensione Quirinale – Meloni, Schlein: “Doveroso il passaggio al Colle, smettano di vedere complotti”

La segretaria del Pd Elly Schlein interviene duramente, sostenendo che lo scontro sollevato dalla destra sia stato gonfiato per distogliere l’attenzione dai dati economici: “Doveroso il passaggio di Giorgia Meloni al Quirinale dopo l’attacco scomposto di ieri, la smettano di vedere complotti dove non ce ne sono e si occupino della condizione economica di questo Paese, con i dati della Commissione europea che purtroppo raccontano l’Italia fanalino di coda in Europa sulla crescita. C’è moltissimo da fare per far ripartire l’economia.”

Schlein ha poi ampliato il giudizio sulle politiche economiche del governo: “So che domani ci sarà un incontro sugli incentivi perché, dopo il flop di Transizione 5.0, hanno tolto troppi soldi e adesso devono ritrovarli da un’altra parte. Bisogna lavorare tanto per non interrompere gli investimenti in questo Paese, perché se si interrompono rallenta l’economia e anche l’occupazione, c’è moltissimo da fare.”

Dai banchi della maggioranza si punta invece a ridimensionare l’accaduto. La deputata di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli smentisce che vi sia uno scontro con il Colle: “Lo scontro del capogruppo non era con il Quirinale, ma c’era la necessità di sottolineare l’inappropriatezza di alcune dichiarazioni da parte di una persona che dovrebbe rappresentare le istituzioni in maniera assolutamente super partes. Ma credo che comunque, insomma, il capitolo sia completamente chiuso.”

Ben diversa la lettura del senatore dem Walter Verini, che respinge l’idea – avanzata da Marco Travaglio – che Garofani debba dimettersi qualora non arrivi una sua smentita sulle frasi attribuitagli sul quotidiano “La Verità”. Alla domanda se sia d’accordo con la richiesta del direttore de il Fatto Quotidiano, Verini risponde: “Assolutamente no. Guardi, francamente io ho visto solo un attacco a freddo, molto pericoloso, nei confronti della figura che regge l’immagine e la sostanza davvero di questo Paese, il Presidente della Repubblica. L’idea attorno a delle chiacchiere tra amici, ma veramente così al di fuori di ogni ambito istituzionale, l’idea che queste chiacchiere tra amici possano aver determinato, come a freddo si è verificato, un attacco al Quirinale, possa aver fatto parlare un direttore di un giornale di destra addirittura di complotto del Quirinale, possa aver fatto parlare un capogruppo del partito di maggioranza relativa che chiedeva smentite al Quirinale”.

Il senatore prosegue sottolineando la gravità dell’episodio: “Ho visto un brutto attacco al Quirinale. Forse c’è un motivo, e molti osservatori l’hanno rilevato: il Quirinale e Sergio Mattarella sono la figura e l’ambito che meglio di tutti, meglio di qualsiasi presidente del Consiglio in carica, rappresentano l’unità nazionale, rappresentano al meglio l’Italia all’estero. E questa cosa evidentemente può fare ombra.”

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