Campania: centrodestra a picco e Fico presidente, ma sul Campo largo aleggiano le ombre di De Luca e Manfredi

lunedì, 24 Novembre 2025
3 minuti di lettura
Campania

In Campania vince Roberto Fico, anzi stravince. L’uomo del Campo largo, come ampiamente previsto, conquista Palazzo Santa Lucia con un vantaggio ben oltre i venti punti. Alla vigilia alcuni istituti di rilevazione si erano spinti a pronosticare anche quindici punti di scarto per il candidato pentastellato; qui invece il dato è ancora più marcato, con buona pace di Edmondo Cirielli, candidato del centrodestra, che aveva preconizzato una rimonta clamorosa. Fico tocca il 60 per cento dei consensi lasciando il suo avversario intorno al 35. Intanto il dato definitivo sull’affluenza è ancora pesantemente in calo: il 42,17% contro il 55,52 del 2020, anno del Covid. Segno che i partiti ormai non parlano più ai cittadini.

Dunque Fico, “l’inadeguato” Fico anche per molti big del centrosinistra, è il nuovo governatore della Campania. Si chiude così una campagna elettorale estenuante, ma sostanzialmente povera di contenuti e a tratti surreali. I leader nazionali si sono spesi in prima persona, ma sono due le immagini destinate rimanere negli annali di questa regione: i dirigenti del centrodestra che sul palco del Palapartenope, dopo aver concluso i propri interventi, si mettono a saltellare canticchiando: «Chi non salta comunista è…» e Roberto Fico che improvvisa un comizio sul suo gozzo radical-chic ormeggiato a Nisida, fitto di 550 euro all’anno, per rispondere agli attacchi degli avversari. Alla fine, la barca del leader pentastellato e il condono edilizio promesso da Fratelli d’Italia hanno caratterizzato il dibattito negli ultimi giorni quasi più di sanità, trasporti, ambiente, criminalità e ordine pubblico. Dietro la scheda elettorale, quindi, niente.

Tuttavia, non si può ignorare un altro dato, questo sì, molto significativo: la chiusura dell’era di Vincenzo De Luca, il Governatore per antonomasia. Il quale ha giocato una battaglia tutta sua dall’inizio alla fine. Ovvero da quando la Consulta gli ha sbarrato la strada del terzo mandato fino all’accettazione, malvolentieri, di Fico, caldeggiato da Elly Schlein e soprattutto da Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, il grande tessitore dell’operazione. Prima di dare il suo assenso, però, l’ex sindaco di Salerno ha chiesto e ottenuto una serie di garanzie inviolabili: il riconoscimento politico dei risultati ottenuti durante i dieci anni di mandato; la nomina del figlio Piero (candidato unico) a segretario regionale del partito; la presentazione di una lista civica di sua emanazione; due assessori di peso in giunta e infine la realizzazione dei progetti che l’attuale giunta regionale ha già cantierato. Da qui a considerarlo al tramonto, insomma, ce ne passa.

Da parte sua, Fico ha fatto buon viso a cattivo gioco. Era partito come un grillino della prima ora pretendendo un ferreo codice etico al quale si sarebbero dovuti sottoporre tutti candidati, ma poi ha capito che per vincere avrebbe dovuto imbarcare tutti indiscriminatamente. Quindi tutti a bordo: cacicchi, capibastone, notabili, riciclati. Compreso il più cacicco di tutti: Vincenzo De Luca.

Guiderà un Campo sufficientemente largo, privo solo di Azione, che si estende dai Verdi fino alla lista personale dell’inossidabile Mastella. Dovrà governare mediando tra l’antico istinto dell’uno vale uno e i tentativi di condizionamento da parte di Manfredi (che sta pensando di scalare il Pd) e di De Luca, poco propenso a uscire dalla partita. L’obiettivo finale, al di là del voto locale, è la prospettiva delle politiche del 2027. Il “testardamente uniti” di Elly Schlein avrà funzionato solo per questa tornata amministrativa o reggerà per due anni? Giuseppe Conte, capo del Movimento 5 Stelle, ci crede se non altro per respingere l’avanzata della Schlein che gli sta rosicchiando un bel po’di consensi. Ma davanti a una primaria aperta per Palazzo Chigi, l’avvocato del popolo vorrà giocarsi le sue carte.

La batosta del centrodestra, perché di batosta si tratta, dimostra che le incertezze e i tentennamenti della coalizione per l’individuazione del candidato governatore sono state esiziali. Volendola dire tutta, ha pesato la faida tra il coordinatore regionale Fulvio Martusciello e lo stesso Cirielli che si sono affrontati per la nomina di un possibile candidato civico e uno propriamente politico. Ha avuto la meglio il sottosegretario di Fratelli d’Italia, imponendo la sua persona, ma quando ha cominciato a correre il divario con il centrosinistra era ormai incolmabile.

Ma c’è chi pensa che il centrodestra non abbia mai considerato per davvero contendibile la regione ritendo insuperabile la consistenza delle liste del Campo largo, nonostante i partiti della coalizione abbiano dispiegato tutto il potenziale possibile con il supporto di Palazzo Chigi e il ritorno sulla scena dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano. Il suo cappellino con su scritto “Make Naples great again”, non ha funzionato.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.