Partiamo dalla fine. Dal messaggio. E da due domande. La prima: le Forze Armate sono parte integrante dello Stato in tutte le sue articolazioni, dai corpi intermedi all’Università, o sono elementi distinti, separati, incomunicanti con la società?
Seconda domanda. Le Forze dell’Ordine in uno Stato democratico rappresentano ancora le istituzioni e per questo sono superiori ai singoli cittadini, o sono sullo stesso piano, se non addirittura inferiori?
Anche perché, ultimamente e non solo, si assiste a un mondo alla rovescia. E la ragione consiste in un insieme di cause che hanno concorso a determinare progressivamente la drammatica e triste situazione in cui ci troviamo.
Un Far West dove si alternano facce speculari della stessa medaglia, frutto della necrosi del pensiero liberale, della decadenza del cristianesimo, col suo perdonismo e buonismo, e della deriva post-sessantottina, dove la rivolta libertaria e antiautoritaria che ha colpito per definizione padri, mariti, sacerdoti, professori e capi, è entrata nelle menti sia degli adulti, gonfi e tronfi di individualismo e di utilitarismo antipedagogico, sia dei giovani ribelli per natura e social.
Torniamo alla cronaca. L’Ateneo di Bologna, l’altro giorno, ha rifiutato un corso per soldati, ufficiali dell’Accademia di Modena. Fermo restando l’autonomia universitaria, sancita dalla Costituzione, è innegabile che dietro tale scelta ci sia una postura ideologica che fa il paio con un post-laicismo, pacifista, sinistrorso, che odia la cultura militare vista come educazione alla guerra, alla selezione naturale, all’uomo forte, al patriottismo, ignorando invece il compito di garanzia della democrazia, dell’ordine e della legalità; valori che hanno visto l’impegno e il sacrificio di tanti uomini e donne in divisa nella nostra storia nazionale.
Non dimentichiamo, infatti, che la Sapienza di Roma impedì l’intervento di papa Benedetto, per meschine motivazioni politiche, dietro la maschera della laicità, che introdotta da Cavour aveva un Dna totalmente opposto: la tutela della libertà religiosa, e non come si è inesorabilmente trasformata: la promozione dell’ateismo di Stato.
Giustificate le reazioni polemiche del ministro della Difesa Crosetto (“i docenti di negano un corso ai militari che li difendono), e della ministra dell’Università Bernini (“una decisione discutibile”).
Comprensibile pure la delusione e la frustrazione del Generale Maisiello: “L’iniziativa avrebbe voluto promuovere il pensiero laterale e arricchire la formazione dei giovani graduati con competenze umanistiche. Ho chiesto all’Università di Bologna di avviare un corso di laurea. Non hanno voluto per timore di militarizzare la facoltà: è una cosa che mi ha molto deluso. L’episodio è sintomatico dei tempi in cui viviamo, e la nostra opinione pubblica e soprattutto i giovani devono capire quale è il ruolo autentico delle Forze Armate”.
Il punto vero l’ha spiegato il Generale: la militarizzazione vista come imposizione dittatoriale, autoritaria se non “fascista”, in coincidenza col governo Meloni e con le politiche di riarmo europeo per difendere l’Ucraina. E questo a proposito di “stereotipi di genere”.
Altro fatto. La Corte Costituzionale, con una inquietante sentenza, ha deciso che la “tenuità dei reati vale anche contro gli agenti”. Tradotto, sputare contro la polizia è un reato di lieve entità che può essere tranquillamente archiviato dai magistrati senza alcuna sanzione per chi lo commette. In pratica cambia l’istituto della minaccia, resistenza e offesa a pubblico ufficiale. Fino a oggi, qualunque reato compiuto contro un ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria nell’esercizio delle sue funzioni, non prevedeva mai la possibilità per il giudice di non procedere alla punibilità per tenuità.
Sentenza frutto di paternalismo illuminato, di eccessivo garantismo liberal? Niente di tutto questo. E’ l’ultimo scalino di un rifiuto decennale dell’autorità, la negazione del ruolo superiore delle istituzioni, di chi le rappresenta, e la demagogica uguaglianza tra i cittadini e Stato. Nel nome di un diritto “colabrodo”.
La conseguenza è che da adesso in poi, le Forze dell’Ordine difenderanno la legalità con i fiori, con i baci, gli abbracci e di fronte ai reati saranno indulgenti, felici, giocosi; e se qualcuno tirerà loro bombe carta, tralicci, fuochi pirotecnici, biglie, chiavi inglesi, dovranno ringraziare i manifestanti, scesi in piazza magari senza autorizzazione, per aver contribuito alla loro crescita e maturità di cittadini democratici, civili e tolleranti
Bologna e Corte Costituzionale. No ai militari all’Università e sputare ai poliziotti si può. Il messaggio



