La visita a Roma del presidente ucraino Volodymyr Zelensky arriva in un momento cruciale delle trattative per la pace tra Ucraina e Russia. A Londra in un vertice a tre con Macron e Starmer è avvenuta una revisione del piano di pace che dovrebbe essere sottoposto alla amministrazione statunitense: non più 28 punti, ma 20, per favorire — secondo le fonti diplomatiche — per dare maggiori tutele territoriali all’Ucraina.
In questo quadro, l’arrivo di Zelensky a Roma è sotto la lente di ingrandimento. Il colloquio con Giorgia Meloni – stamattina ha visto invece Leone XIV – è trasformato in un passaggio chiave per riallineare la posizione italiana a quella europea e valutare quanto la proposta britannica possa incidere sulla strategia negoziale. Sul tavolo, oltre al sostegno militare e alle garanzie di sicurezza che verranno ribadite nel prossimo pacchetto di aiuti varato in cdm, c’è proprio la definizione del nuovo schema in vista del confronto con Washington.
Zelensky da Meloni, l’arrivo a Palazzo Chigi
Lasciando l’hotel romano dove alloggia, Zelensky ha risposto a una domanda dei giornalisti, lasciando intendere come l’Italia sia ancora vista come un paese amico: “Mi fido di Giorgia Meloni”, ha dichiarato, in riferimento al percorso negoziale e alla necessità di mantenere coeso il fronte europeo. Un messaggio che ribadirà nel vertice in corso a Palazzo Chigi come un attestato di fiducia alla linea italiana, che continua a insistere sul rispetto dell’integrità territoriale ucraina come prerequisito di qualsiasi trattativa. Chi non sembra invece d’accordo con il Governo è l’opposizione che
nelle interviste raccolte da Lo Speciale punta ancora una volta il dito contro le divisioni interne.
Il flash mob con la bandiera europea e le proteste dell’opposizione
La visita di Zelensky a Roma e il nuovo piano di pace da venti punti hanno immediatamente attivato il dibattito politico interno, con le opposizioni che hanno commentato con toni diversi la posizione del governo e lo scenario internazionale.
Nicola Fratoianni ha definito la tappa romana del presidente ucraino come parte di “un giro alla ricerca di sostegno” e ha sottolineato la necessità di un’iniziativa diplomatica globale e uno schierarsi deciso dell’Italia “La mia impressione è che sia urgente un’iniziativa che metta insieme tutte le grandi potenze, non solo d’Europa ma del pianeta, per trovare una soluzione diplomatica a questa crisi che altrimenti rischia di avvitarsi su se stessa con effetti devastanti, innanzitutto per l’Ucraina che è il paese aggredito in una guerra di aggressione scatenata da Putin, ma poi non solo per l’Ucraina, anche per tutti noi”, ha dichiarato.
Più diretto il giudizio di Francesco Silvestri, che considera marginale il ruolo della presidente del Consiglio nella trattativa: “Credo che la risposta di Meloni sia totalmente ininfluente nell’ambito della trattativa. Che la Meloni dica sì ai 20 punti di Zelensky o dica no non cambia assolutamente nulla”, ha affermato, sostenendo che “il tavolo dove questa partita si svolga non sia né a Palazzo Chigi né a Roma”. Silvestri ha poi ampliato il ragionamento sul piano geopolitico, criticando l’approccio degli Stati Uniti: “Quando Trump dice che con lui questa guerra non sarebbe mai successa, secondo me è una delle poche cose dove potrebbe avere ragione”. Il capogruppo M5S ha inoltre sottolineato le ricadute economiche del conflitto per l’Europa, parlando di una “finanziaria di guerra” che il governo Meloni non riuscirebbe a compensare con politiche espansive.
Riccardo Magi ha invece guidato un flash mob di protesta sotto Palazzo Chigi con una gigantesca bandiera che comprendeva 27 bandiere Ue e quella dell’Ucraina. Il segretario di Più Europa inquadrato la visita di Zelensky nel contesto delle tensioni tra Europa e Stati Uniti dopo le recenti dichiarazioni di Trump: “Il messaggio è chiaro ed è un messaggio necessario in questo momento perché quello che sta accadendo con l’attacco di Trump all’Europa segna uno spartiacque”, ha affermato, invitando i cittadini europei a “prendere in mano il loro destino e chiedere più Europa, una maggiore integrazione europea a partire dalla politica estera e di difesa”. Magi ha richiamato anche le posizioni del Quirinale: “L’Ucraina sta difendendo i valori dell’Europa, dello Stato di diritto, della democrazia liberale. Per questo la questione ucraina riguarda il futuro di sicurezza dell’intera Europa, il presidente Mattarella ce l’ha detto più volte in modo chiarissimo”. Da qui la richiesta al governo Meloni di “uscire dall’ambiguità” e smettere di “nascondersi dietro il diritto di veto nel Consiglio europeo”.
Filippo Sensi senatore del PD ha ricordato la necessità di mantenere una posizione netta a sostegno di Kiev. “Questo flash mob è un modo per ricordare da che parte stiamo, non soltanto noi, ma da che parte deve essere l’Italia, che è quella dell’Europa, ovviamente, della difesa dell’Ucraina di fronte all’aggressione russa”, ha spiegato, auspicando una grande manifestazione nazionale “per ribadire questo concetto”.
Il deputato PD Piero De Luca ha infine criticato la linea del governo italiano sul piano europeo, parlando di un esecutivo “diviso in politica estera” e “senza una visione comune sulla difesa europea.!L’Europa è la nostra casa comune, va rilanciata, va rafforzata, ma non va indebolita se vogliamo difendere i nostri interessi nazionali, i nostri diritti e soprattutto la nostra democrazia”, ha dichiarato.



