Alcuni testimoni hanno parlato di aerei militari uditi in volo a bassa quotae di «almeno sette esplosioni». Per il Wall Street Journal si sono mossi anche elicotteri militari. Secondo quanto riportato da un reporter della Cbs, rappresentanti dell’Amministrazione Trump hanno dichiarato di essere a conoscenza dei fatti di Caracas. Il presidente colombiano Gustavo Petro, su X, ha scritto: «Stanno bombardando Caracas. Allertate il mondo intero, hanno attaccato il Venezuela. Stanno bombardando con missili».
Da settimane sono altissime le tensioni tra il governo degli Stati Uniti e quello del Venezuela, l’esercito statunitense ha preso di mira, negli ultimi giorni, imbarcazioni che sarebbero utilizzate da narcotrafficanti. Venerdì, il Venezuela si era detto disponibile a negoziare un accordo con gli Stati Uniti per combattere il traffico di stupefacenti.
Il presidente Maduro ha però dichiarato, in un’intervista preregistrata andata in onda giovedì, che gli Stati Uniti intendono forzare un cambio di governo in Venezuela e ottenere l’accesso alle sue vaste riserve petrolifere attraverso una campagna di pressione durata mesi, iniziata con un massiccio dispiegamento militare nel Mar dei Caraibi lo scorso agosto. Maduro è accusato di narcoterrorismo negli Stati Uniti. La Cia ha coordinato un attacco con droni la scorsa settimana in un’area di attracco che si ritiene sia stata utilizzata dai cartelli della droga venezuelani, in quella che è stata la prima operazione sul suolo venezuelano da quando gli Stati Uniti hanno iniziato gli attacchi alle imbarcazioni a settembre. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva minacciato per mesi di poter presto ordinare attacchi su obiettivi in territorio venezuelano. Gli Stati Uniti hanno anche sequestrato petroliere sanzionate al largo delle coste del Venezuela e Trump ha ordinato il blocco di altre, in una mossa che sembrava progettata per stringere ulteriormente la morsa sull’economia del paese sudamericano. L’esercito statunitense ha attaccato imbarcazioni nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico orientale dall’inizio di settembre. Venerdì, il numero di attacchi noti è di 35 e il numero di persone uccise è di almeno 115, secondo i dati annunciati dall’amministrazione Trump.
Gli attacchi hanno fatto seguito a un importante rafforzamento delle forze americane nelle acque al largo del Sud America, incluso l’arrivo a novembre della portaerei più avanzata del paese, che ha aggiunto migliaia di soldati a quella che era già la più grande presenza militare nella regione da generazioni. Trump ha giustificato gli attacchi navali come un’escalation necessaria per arginare il flusso di droga negli Stati Uniti e ha affermato che gli Stati Uniti sono impegnati in un “conflitto armato” con i cartelli della droga. Nel frattempo, la televisione di stato iraniana ha riferito delle esplosioni di sabato a Caracas, mostrando immagini della capitale venezuelana. L’Iran è vicino al Venezuela da anni, in parte a causa della comune ostilità verso gli Stati Uniti.
La Farnesina, l’Ambasciata d’Italia e il Consolato Generale seguono la situazione a Caracas, il Ministro Antonio Tajani è informato e ne segue l’evoluzione. In Venezuela risiedono 160mila italiani e un milione mezzo di cittadini sono italo-discendenti.


