Oggi sapremo che Europa sarà. Da Macron una mossa del cavallo che spiazza Meloni

giovedì, 12 Febbraio 2026
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Oggi si capirà se i grandi discorsi sull’Europa che deve recuperare competitività su Usa e Cina potranno portare a un qualche risultato concreto. I capi di governo Ue vanno in ritiro in un castello nelle Fiandre, ad Alden Biesen, per affrontare i vari dossier del possibile rilancio tecnologico e industriale continentale. È un vertice informale perché le decisioni operative arriveranno dal Consiglio europeo di marzo. Ma a fine giornata si vedrà che bolle in pentola.

La base di partenza sono i rapporti su competitività e mercato presentati nel 2024, rispettivamente, da Mario Draghi ed Enrico Letta, due densi documenti che finora hanno ricevuto solo elogi formali e neanche l’abbozzo di una pratica attuazione. Negli ultimi mesi però il ritardo dell’Europa rispetto ai due colossi mondiali è stato reso drammaticamente evidente dalle provocazioni e dalle accelerazioni di Trump che ha dimostrato la sua crescente insofferenza verso i vecchi alleati della sponda opposta dell’Atlantico. A questo punto è parso a tutti evidente (in particolare a Ursula von der Leyen e ai leader dei maggiori Paesi Ue) che non c’è più tempo da perdere e si è pertanto deciso di passare dalle parole ai fatti.

Draghi e Letta sono presenti oggi ad Alden Biesen, dove faranno interventi e interloquiranno  con i massimi rappresentanti politici europei. Una delle prime cose da fare è trovare subito il modo per abbattere tutte le barriere che ancora ostacolano il mercato interno europeo, non solo per quello che riguarda le merci ma anche, e soprattutto, i capitali. L’ex presidente della Bce ed ex premier italiano ha più volte ricordato in questo ultimo anno che i veri “dazi” non sono tanto quelli di Trump quanto quelli che gli europei hanno imposto a sé stessi.

Altro problema da risolvere è la farraginosità e lentezza del processo legislativo europeo. Nel documento preparatorio al vertice, che è stato concordato nell’incontro tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz del 23 gennaio a Roma (in proposito si è parlato del nuovo asse italo-germanico in sostituzione di quello, ormai usurato, tra Berlino e Parigi), in questo canovaccio per la discussione pensato sia in italiano sia in tedesco, si punta con decisione sulla “semplificazione” in modo che decisori e legislatori europei (Consiglio, Commissione e Parlamento) non vadano più a ostacolarsi a vicenda. In tal senso si studieranno meccanismi per accelerare l’attuazione di leggi e decisioni, rendendo più agili le procedure anche per quanto riguarda i vincoli che gravano sulle imprese europee.

C’è poi la questione dell’unanimità in sede di Consiglio europeo che paralizza spesso il processo decisionale. La soluzione viene dalle “cooperazioni rafforzate” tra più Paesi, in modo da impedire (o quantomeno limitare al massimo) il potere di veto tra i 27 dell’Unione. Questa iniziativa va in direzione di quel “federalismo pragmatico” indicato più volte da Draghi per accelerare il lavoro delle massime istituzioni politiche dell’Ue.

Va da sé che un capitolo decisivo per scrivere la nuova storia dell’Europa sono gli investimenti nelle tecnologie d’avanguardia, dall’IA ai sistemi satellitari, senza contare l’innovazione nel campo della difesa. Per raggiungere risultati decenti si dovrebbero impiegare almeno 700-800 miliardi di euro all’anno, una cifra enorme. Chi pagherà?

Qui si è inserito Emmanuel Macron con una proposta che spiazza tutti, in particolare Meloni: le risorse vanno reperite facendo debito comune, emettendo cioè i famosi eurobond, un’idea da sempre invisa ai governi del Nord Europa, che non vogliono fare debito insieme ai Paesi mediterranei dell’Ue. È una proposta che mette in imbarazzo la nostra premier perché gli eurobond sono tradizionalmente l’obiettivo dei governi italiani. Se Meloni dicesse sì all’idea del presidente francese metterebbe subito in crisi l’asse appena costituito con Merz, il quale ha fatto già sapere che non vuol sentir parlare di eurobond. Se dicesse no prenderebbe una posizione assai impopolare in Italia, con  attacchi dell’opposizione e malumori nella maggioranza.

Alla fine la premier ha dichiarato di essere favorevole agli eurobond ma ha anche precisato che si tratta di un «tema molto divisivo». Ciò significa che la questione al momento è sospesa e che se ne riparlerà probabilmente nel summit di marzo. L’intenzione di Meloni di evitare contrapposizioni è già emersa al suo arrivo nel sede del vertice. È stato quando ha dichiarato che «siamo tutti sulla stessa barca e tutti puntiamo allo stesso risultato».

Bisognerà comunque vedere se Macron andrà fino in fondo con la proposta degli eurobond o se non si tratta invece di una mossa del cavallo per mettere in crisi l’intesa italo-tedesca appena siglata. Certo è il fatto che l’Europa da rilanciare ha bisogno di soluzioni concrete e non di meri tatticismi politici.

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