Meloni rassicura (e spiazza) tutti: «Non siamo in guerra e non ci entreremo»

mercoledì, 11 Marzo 2026
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«Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci». Usa toni suadenti e rassicuranti, Giorgia Meloni, nel discorso che ha tenuto stamane in Senato per illustrare la posizione del governo sulla guerra nel Golfo. La premier fa anche appello al senso dell’unità nazionale in questo momento difficile.

Le opposizioni sono spiazzate. Pensavano di mettere in difficoltà la premier e invece devono ascoltare un discorso che neutralizza in partenza i possibili attacchi. Non voler entrare in guerra significa in concreto che l’Italia non intende concedere le proprie basi ai top gun americani. Non s’è nulla di clamoroso in questa posizione. Tutto si svolge nel rispetto degli accordi bilaterali con gli Stati Uniti, come peraltro avviene per gli altri Paesi europei, compresa la Spagna di Pedro Sanchez, il quale ha invece voluto dare un tono di “strappo” alla non concessione delle basi, provocando con ciò la stizzita reazione di Donald Trump.

Meloni ricorda «che le basi in Italia risalgono ad accordi del 1954, secondo quegli accordi ci sono autorizzazioni da dare per operazioni logistiche, nel caso ci fossero altre richieste di utilizzo, ma la decisione spetterebbe al Parlamento. A oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso». Insomma, se gli americani volessero utilizzare le nostre basi per attaccare l’Iran lo dovrebbero chiedere esplicitamente e la relativa decisione non spetterebbe neanche al governo ma al Parlamento. Su questo argomento, poco prima dell’intervento di Meloni in Senato, Elly Schlein aveva rivolto una sorta di intimazione alla premier: «Vogliamo sentire che il governo esclude in maniera categorica l’utilizzo delle basi, sarebbe contro la Costituzione». La leader del Pd s’è messa l’elmetto senza che ce ne fosse alcun bisogno.

Un altro punto cruciale del discorso di Giorgia Meloni è nel suo appello al comune interesse degli italiani e al senso di responsabilità delle opposizioni: «Preferiremmo non affrontare da soli questo momento, l’Italia parli con una sola voce, è sempre bene che una nazione sappia compattarsi per gli interessi nazionali».

La premier annuncia anche il governo sta studiando misure per limitare eventuali aumenti della benzina. Il meccanismo pensato dal governo è quello di utilizzare la parte di maggiore Iva derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre le accise. Meloni lancia anche una sorta di avvertimento a chi pensasse di lucrare ingiustamente dalle difficoltà di questo momento: «Faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili».

Il primo, tra le opposizioni, a dichiarare il suo apprezzamento per il discorso della presidente del Consiglio è Carlo Calenda, il quale riconosce i «toni pacati» della premier e dichiara di condividerne in parte il discorso. Il leader di Azione mette però anche in guardia dall’attuale politica americana: «Non possiamo non vedere come Trump tratta l’Europa tutta, come vassalli da tassare, comprare gas liquefatto, come ci dica tutti i giorni che il sistema fondato sulla Nato, non esiste più».

Anche Antonio Misiani del Pd riconosce l’appello all’unità nazionale lanciato da Meloni. Il senatore dem rivolge però, a sua volta, un appello al governo affinché si adoperi insieme con altri Paesi per la riaffermazione della legalità internazionale: «Sappiamo tutti che il vecchio ordine è saltato e non tornerà. Ma un mondo nel caos va verso la proliferazione del nucleare, il punto politico su cui chiediamo chiarezza è se l’Italia vuole spendersi o meno per ricostruire un nuovo ordine internazionale, come chiesto dal premier canadese.

Sul tema legalità c’è da registrare anche una dichiarazione di Guido Crosetto in appoggio alla linea della premier. Conversando con i giornalisti in Senato, il ministro della Difesa ha ricordato che la presidente del Consiglio ha detto in maniera «chiarissima, inequivocabile» che l’attacco di Stati uniti e Israele contro l’Iran è avvenuto fuori dal contesto del diritto internazionale.

Se la guerra infuria nel Golfo, in casa nostra c’è da registrare (almeno oggi) una sorta tregua tra maggioranza e opposizione riguardo alla politica internazionale.  Di questi tempi, è già qualcosa…

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